Don Nicolini, prete di strada: la Chiesa torni a farsi povera

Vaticano
Papa Francesco durante la conferenza stampa a bordo dell'aereo che lo riporta a Roma da Rio de Janeiro, 29 luglio 2013.
ANSA/LUCA ZENNARO/POOL

Parroco a Bologna, ex direttore Caritas: Bergoglio parla anche agli atei perché è l’unico a fare politica

«Aspetti un attimo che ho le cipolle sul fuoco, sa oggi il cuoco sono io». Affida ad altri i fornelli, don Giovanni Nicolini, prete «in disparte» come si definisce lui, «di strada» direbbero altri. Una vita a fianco degli ultimi, erede degli insegnamenti di Dossetti, don Nicolini non può che rallegrarsi dell’omelia del Papa. Che invita però a leggere guardando al peccato, più che ai peccatori.

Don Nicolini, messaggio molto diretto quello di Francesco su preti e vescovi attaccati al denaro, sul credente che non può vivere da faraone…
«Bello vero? Ed è questo che bisogna fare: non accusare i peccatori ma il peccato. Se vuoi buttare giù il male, devi però salvare chi lo fa: ecco il punto che soprattutto i miei amici atei fanno fatica ad accettare; è solo perdonando che si fa sparire il male. Io poi abito a cento metri dal carcere di Bologna, non potrei dire qualcosa di diverso».

Un segnale forte, dopo le tante polemiche di questi giorni su lussi e sprechi di una parte della Curia romana?
«Ma sì. Anche perché c’è questo pettegolezzo messo in giro, che vorrebbe il Papa isolato… ed ecco che invece Francesco mostra qual è davvero il modo di affrontare i problemi: se da questo male scaturisce un ragionamento come questo, benvenga, ovvero dire che è meglio che la Chiesa sia povera. Tempo fa qualcuno di importante a Bologna disse che la Chiesa doveva essere ricca, per aiutare i poveri. Ma fu un errore madornale. Questo del resto è il grande segreto del nostro Dio: si è capovolto, si è fatto uomo, si è buttato dentro la miseria».

Davvero la Chiesa può essere povera?
«In effetti non possiamo sapere cos’è la povertà, lo penso quando vado a trovare i miei fratelli su un altopiano in Africa, non hanno nulla… diciamo, meglio, che deve farsi povera. Questo è importante. Deve cioè essere sicura di vivere non rapinando, ma dando qualcosa. Bisogna ricominciare ad annunciare il Vangelo come nei primi tempi, la fede si è un po’ spenta, ci sintomi di crisi e Bergoglio è arrivato giusto in tempo per interpretare questa fase in senso positivo, senza piagnistei: cosa possiamo fare? È ora che Gesù venga ripresentato alle persone, ai cuori. Del resto ci sono sempre state queste ondate, questa necessità di tornare al principio del Cristianesimo».

Perdoni: sento quasi un’allegria nella sua voce, era da tempo che aspettava parole simili?
«In effetti è un bello scherzo per me. Sono cinquant’anni che faccio il prete un po’ in disparte e mi arriva l’argentino! Non me l’aspettavo, prima di morire. Sì, devo dire che è una bella festa da quel marzo 2013, una certa letizia è entrata nella comunità cristiana, pur con tutti i problemi che abbiamo».

Quali problemi?
«Beh, penso alla mia parrocchia (alla periferia nord di Bologna, ndr): che percentuale viene a messa? I cristiani oggi sono pochi, in questo senso c’è una sproporzione tra l’apparato della Chiesa e i credenti. Noi preti siamo pochi, facciamo sette mestieri, io sono parroco in ospedale e in carcere, ho anche la mia parrocchia di atei…».

Ovvero?
«Quando sono diventato direttore della Caritas, sono entrato in contatto con tanti non credenti, all’Arcivescovo ricordo di aver detto scherzando, “da oggi frequenterò cattive compagnie!”. Da quell’esperienza sono nate amicizie preziose e profonde, e questo gruppo di una cinquantina di persone con cui ci troviamo a confrontarci».

Il messaggio di Francesco va oltre i confini della Chiesa?
«È così, nei confronti di Bergoglio c’è un’attenzione singolare e profonda anche da parte di chi non crede. Del resto, è l’unico che conosciamo che oggi fa politica, in cui una cosa essenziale ma scomparsa…».

In che senso? Cos’è per lei la politica?
«La politica è scomparsa perché oggi comanda solo il capitale. Don Milani diceva che politica è la gioia di risolvere i problemi insieme, direi che è il volto laico della misericordia. E allora, pensando a Beppone e don Camillo, mi è morto Beppone! C’è invece Francesco, e la genialità della sua enciclica in cui, per fare un esempio, problemi sociali e problemi ecologici rimandano gli uni agli altri in modo indissolubile: più si deturpa il pianeta, più persone staranno male… Chi ha saputo dire meglio?».

Francesco insiste perché si guardi agli ultimi: ma anche tra le parrocchie e tra i fedeli non si fatica ancora ad accogliere i migranti, ad esempio?
«Io vedo invece molta disponibilità, la gente è migliore di quel che si dice. Adesso c’è questa manifestazione a Bologna (quella della Lega, domani, con Berlusconi e Salvini ndr): si potrebbe pensare che è dettata dalla paura, dalla diversità… magari arriveranno anche molti pullmann, ma il giorno dopo cosa rimarrà? Non credo sarà un appuntamento importante, ripeto: la gente è migliore di così».

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