Martina: «Discutiamo ma il Pd voti unito le riforme»

Dal giornale
Il ministro dell'Agricoltura Maurizio Martina arriva alla sede del Pd in occasione della direzione nazionale a Roma, 7 agosto 2015.   ANSA/ MAURIZIO BRAMBATTI

Intervista al ministro dell’agricoltura “Ingeneroso dire che non ci sono luoghi di confronto. Questo clima mi preoccupa, la scissione sarebbe un fallimento. Renzi? Uno di noi, non un fastidio”

Ministro Maurizio Martina, ha letto lo scambio di vedute tra Staino e Cuperlo?

«Sì, con molto rispetto per il confronto che si è aperto. Ma anche come una dinamica tra due persone che da molti anni si stimano e si vogliono bene».

Dice che la loro amicizia sopravviverà?

«Me lo auguro, e mi sembra che da entrambi sia arrivato un messaggio forte. Ma il punto politico è: riflettiamo su come il popolo del Pd vive questo momento. Da Gianni sono arrivate osservazioni utili sulla necessità di capire fino in fondo la nostra responsabilità e le aspettative del Paese nei nostri confronti».

E quali sono?

«Non bisogna dare per scontato che gli elettori e la nostra gente comprendano alcuni passaggi. Bisogna ragionare con loro, capire inquietudini e bisogni così come rivendicare i risultati ottenuti».

Si riferisce al timore che il Pd stia diventando un partito «centrale e centrista» e che «con questa carovana molti non partirebbero»?

«Non credo che il Pd stia diventando centrista. Penso che il cambiamento di questa fase abbia bisogno del sostegno di tutti i militanti ed elettori, che vada arricchito da discussioni e dubbi. Ed occorrono strumenti per far venire a galla queste riflessioni. L’idea di fondo però deve rimanere quella di un partito comunità che rema tutto dalla stessa parte».

Non è l’idea che viene in mente guardando le cronache parlamentari degli ultimi mesi.

«Eppure il giudizio che l’Italia si farà del Pd sarà complessivo. I cittadini non distingueranno tra le correnti bensì guarderanno alla responsabilità collettiva. Per questo dobbiamo affrontare le riforme con un di più di ascolto, unità e capacità di decisione».

Sinceramente: pensa che un accordo sulla riforma costituzionale a settembre si possa trovare? Ma se anche la sua mediazione del listino è durata una manciata di ore.

«Sinceramente, mi ostino a battagliare per l’unità del Pd. Dire che non si può ricominciare da capo a un metro dal traguardo non è mancanza di volontà di introdurre correttivi, è capire che sarebbe rischioso per il Pd di fronte al Paese. Lasciamo da parte eccessi e protagonismi, e alcune rigidità sugli aspetti tecnici: un accordo è possibile».

Su quale terreno concreto? Gotor e gli altri chiedono l’indicazione del Senato elettivo in Costituzione. E i numeri a Palazzo Madama sono piuttosto ballerini.

«Io non mi rassegno perché alcuni senatori hanno risposto in un certo modo. Rispetto le loro posizioni e loro rispettino le mie. Senza eccessi né battute».

Maggioranza e minoranza Dem litigano su tutto: Jobs Act, scuola, Italicum, Rai. La sensazione però è che ci sia più asprezza, come se fossero bruciati i ponti alle spalle. Il rischio di scissione esiste?

«Sono sincero: questo clima mi preoccupa e non lo sottovaluto. Questa rappresentazione da separati in casa non va assolutamente bene. Per questo io e altri cerchiamo di abbassare i ponti levatoi».

Insomma, tra Vietnam e napalm, non vi state preparando per l’Armageddon autunnale?

«Non voglio immaginare una scissione. Sarebbe una sconfitta clamorosa, tornare sui passi peggiori del centrosinistra, costellato di divisioni che hanno favorito la destra. Non vogliamo rivedere quel film. Il mio appello è che si torni tutti a settembre con toni, idee e convinzioni diversi da quelli che vedo anche in queste ore».

Va bene, ma oltre gli appelli c’è un punto: come si sta in un partito? Renzi invoca la disciplina di maggioranza a cui la minoranza deve adeguarsi. Cuperlo ribatte che dalla “ditta” si è passati alla “caserma” e non c’è confronto interno. Chi ha ragione?

«Non è vero che nel Pd manchi il confronto. Unità e pluralità possono stare insieme. Certo, la discussione si deve organizzare meglio per fare del Pd una comunità di destino costruendo presto anche luoghi stabili per la nostra riflessione. Questa è una frontiera aperta: come vive un partito di questi tempi? Quali strumenti di analisi e discussione richiede? E’ una sfida anche per Renzi».

Intanto però Cuperlo lamenta un deficit di dibattito tra le varie anime del partito sulle leggi.

«Non sono d’accordo che manchino i luoghi di discussione. Assemblee, gruppi, direzioni: li vivo e li pratico. E’ un’accusa ingenerosa. Aggiungo che poi, quando si arriva nelle sedi istituzionali, il dibattito deve trovare sempre necessariamente un punto di sintesi. E questo non limita né il confronto né il pluralismo di sensibilità».

Alla fine, l’accusa principale al renzismo è di non avere un’idea di società. E’ vero?

«Mi pare un punto aperto per tutti. Per noi e per le principali forze riformiste europee: Francia, Germania, Spagna. Dubito che qualcuno abbia già focalizzato la soluzione. Oggi basta uno scossone alla Borsa cinese per cambiare il quadro… Certo, il Pd deve impegnarsi e la responsabilità è di tutti, a partire dal segretario e dal gruppo dirigente. Se questa è l’asticella della sfida, siamo molto avanti»

Sennò?

«Se invece, come a volte è parso, la leadership di Renzi viene vissuta come un errore della storia, una variabile incontrollata che nessuno ha determinato, non ci siamo. Con i suoi tratti di forza e i suoi limiti Renzi è parte della nostra storia, se non altro perché si è affermato tra la nostra gente. Eppure, alcuni lo vivono come un fastidio».

Cuperlo in realtà ha detto che la segreteria è contendibile ma non contestata.

«Apprezzo la sua sincerità e coerenza. Ma per altri non è così» Chi? «Non mi interessa personalizzare».

Nelle geografie interne lei come si colloca: opposizione interna, neorenziano o terza via?

«Lascio ad altri le rappresentazioni. Mi sento un Democratico che con le sue convinzioni di sinistra contribuisce alla sfida di governo. Voglio un’agenda sociale più forte. Sono differente da Renzi ma il suo successo oggi è anche il mio»

Vedi anche

Altri articoli