Delrio: “La Ue scorpori anche le spese per gli investimenti pubblici”

Infrastrutture
Il cantiere della TAV Torino-Lione di Saint-Martin-La-Porte in Francia, 27 agosto 2015.
ANSA/ALESSANDRO DI MARCO

Il ministro delle Infrastrutture: “La nostra è una manovra di sviluppo, coerente con l’impegno di Juncker, l’unica cura per il debito è la crescita”

Ministro, lei ha detto che la Ue è attenta “in modo maniacale”ai decimali, non altrettanto a investimenti e occupazione. C’è un problema a Bruxelles, al di là dei rilievi sulla manovra italiana?

«Il presidente Renzi ha detto fin dall’elezione della Commissione che a noi non interessava discutere di nomi ma di strategie per l’Europa. Un’Europa che con 25 milioni di disoccupati deve crescere come spazio di opportunità e non come un destino negativo per i nostri giovani. E che dunque deve puntare su investimenti e occupazione. La nostra manovra è assolutamente coerente con questa impostazione e questo impegno: ci sono oltre 20 miliardi di investimenti privati che vengono stimolati, decine di miliardi di investimenti pubblici tra Fondi europei e manovra che pure vengono attivati. Crediamo che la manovra debba essere giudicata sulle sue linee strategiche, più che sui dettagli, abbiamo tutte le carte in regola. Anche perché il debito è il più basso di sempre e c’è un avanzo importante».

Da quali voci della manovra vengono attivati i 20 miliardi di investimenti privati?

«Dai provvedimenti per industria 4.0 come il super ammortamento. A cui si aggiunge il Fondo di garanzia, che mobilita l’accesso a crediti importanti per le aziende. Per noi dunque questa è assolutamente una manovra di sviluppo, e non di assistenza. La seconda gamba della manovra è fatta come dicevo da investimenti pubblici, la terza di sostegno all’edilizia con la proroga dei bonus per ristrutturazioni, riqualificazioni energetiche e riqualificazioni sismiche. Bonus che in questi anni hanno mobilitato decine di miliardi di lavori, senza questi strumenti l’edilizia italiana sarebbe crollata. Quest’anno arriveremo alla cifra record di 30 miliardi di lavori incentivati: ossigeno per il settore più colpito dalla crisi. L’estensione pluriennale e ai condomini darà ancora maggiore respiro al settore, insieme ai piani di riqualificazione urbana che abbiamo finanziato ai Comuni: c’è insomma un progetto complessivo di stimolo agli investimenti».

Se però gli appunti della Ue sono su «dettagli», davvero non c’è spazio per qualche intervento correttivo della manovra?

«Ribadisco: si tratta di una manovra seria e credibile. Ora valuteremo le osservazioni della Commissione, poi vedremo cosa dire. Se ad esempio vengono chieste riduzioni di investimenti, il presidente del Consiglio ha detto chiaramente che non è nostra intenzione farlo. Non è che possiamo interrompere l’assistenza a migranti, o diminuire la velocità con cui vogliamo ricostruire dopo il sisma, o ridiscutere Casa Italia che è un piano di prevenzione per il territorio, quando c’è ad esempio una cifra che viene spesso dimenticata: ogni anno spendiamo 3 miliardi solo per la ricostruzione post terremoto, e ancora di più se si guarda anche al dissesto idrogeologico».

Il rilievo principale alla manovra riguarda le entrate: troppe quelle una tantum. Come mi muoverete su questo fronte?

«Esaminiamo bene cosa dice la lettera. Il bilancio dello Stato è solido, non mi pare che stati ottimisti ma realisti, come sempre».

A luglio la Commissione non ha sanzionato Spagna e Portogallo per eccesso di deficit, ora pretende rigore d a l l’Italia e da altri paesi….

«Per noi, ammesso che ci sia un atteggiamento rigido, è sbagliato esibirlo ora. È la crescita l’unica cura per la malattia del debito di una nazione, anche quando è ampiamente solvibile e mantenuto all’interno del paese stesso come nel caso dell’Italia. Certo servono politiche della spesa attente ed efficaci, ma soprattutto serve portare la gente a lavorare. Perché se una famiglia ha molti debiti comincia a ripagarli quando tutti i suoi membri hanno un lavoro, non certo quando smettono di mangiare».

Ci sono allora altre spese, oltre a quelle per migranti e sisma, che chiederete siano escluse dal patto di Stabilità?

«Sì. Noi investiamo molti miliardi nei corridoi europei, e sarebbe abbastanza logico che queste spese nel prossimo anno venissero tutte scorporate. Se l’Europa dice che si devono costruire dei corridoi di trasporto comuni, dei grandi corridoi ferroviari è giusto anche che tutti gli Stati che si impegnano in questo senso non vengano limitati nella loro capacità di spesa. Ci siamo già attivati per questo: insieme ai miei colleghi tedesco e austriaco, ho chiesto per esempio un contributo anche per le tratte di adduzione del tunnel del Brennero. Se davvero si vuole puntare sugli investimenti, il piano Juncker non è che un pezzo delle strategie che si possono mettere in campo».

Renzi ha chiesto che vengano sanzionati piuttosto i paesi che non fanno la loro parte nella ridistribuzione dei migranti…

«Il presidente del Consiglio ha detto con chiarezza che gli accordi si fanno per essere rispettati, non per essere disattesi. Se l’Europa non riuscirà a imporre una redistribuzione dei profughi sarà sempre più piccola agli occhi del mondo: altri paesi nel Medio Oriente stanno accogliendo milioni di profughi, come possono poche migliaia di migranti mettere in crisi una nazione di 10 milioni di persone come l’Ungheria? »

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