Delrio: “Far ripartire il mercato della casa per spingere la ripresa”

Infrastrutture
Il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio a Napoli per un convegno dell'Ance, 19 giugno 2015.
ANSA/ CIRO FUSCO

Il ministro delle Infrastrutture: “Il Codice degli appalti vicino all’approvazione: più semplicità, più trasparenza”

«Siamo davvero a buon punto: il Senato ha approvato, ed il testo ha già fatto il suo percorso in Commissione alla Camera. A questo punto, ora che è in Aula, aspettiamo soltanto di andare all’approvazione definitiva». È soddisfatto, Graziano Delrio, anche perché se esistono leggi che sono più leggi delle altre, quella che regola gli appalti pubblici non può che appartenere a questa categoria, specie in un Paese come l’Italia dove la materia è oggetto di una tormentata storia che ha spesso sconfinato in altre aule, quelle dei tribunali. «La legge che sta per essere varata – sottolinea il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti – rappresenta davvero una grande riforma, capace di avviare una rivoluzione nel mondo dei lavori pubblici. È un provvedimento in linea con gli altri grandi interventi che abbiamo approvato in questo anno e mezzo di governo».

C’era anche l’esigenza di recepire le normative europee in tema di contratti pubblici.

«Sì, assolutamente. Ed infatti abbiamo agito sia per recepire le normative europee, sia per effettuare una riforma complessiva delle regole per gli appalti. Del resto, i principi che abbiamo utilizzato consentono di ottenere entrambi i risultati. In particolare, i punti di riferimento sono la semplificazione drastica delle procedure, la trasparenza, la lotta alla criminalità e alla corruzione. Con l’obiettivo di creare un sistema efficace e fare in modo che i lavori pubblici italiani si realizzino finalmente con i tempi ed i costi giusti».

Questo è il classico tema sul quale l’italiano medio commenta: fanno una nuova legge ma tanto poi non cambia niente… Perché stavolta dovrebbe essere diverso?

«Perché a cambiare è tutto il sistema. Ad esempio per le opere pubbliche italiane, dalle strade ad altri grandi interventi, veniamo da un meccanismo nel quale gli appalti sono stati aggiudicati sulla base di progetti preliminari. Progetti non compiuti ed adeguati, e questo ha provocato ovviamente indeterminatezza e lunghezza dei tempi di esecuzione, nonché la possibilità di varianti molto importanti con relativo aumento dei costi. Adesso si cambia completamente ed alla base c’è la centralità del progetto definitivo. Il progetto diventa la cosa fondamentale. Senza dimenticare un altro aspetto fondamentale».

A cosa si riferisce?

«Le opere pubbliche italiane sono state troppo spesso inficiate dal malaffare e dalla corruzione. Al riguardo abbiamo previsto una serie di misure che sradicano alla radice il malaffare, a cominciare dal rifiuto delle gare al massimo ribasso, e creando un Albo dei costruttori che si sono qualificati per la loro serietà, il loro codice etico e la loro lontananza dalla malavita organizzata. Si potrebbe definire come un elenco di imprese virtuose, distanti dai fenomeni corruttivi, così come dai fallimenti o dall’incapacità di portare a termine le opere, per non parlare delle aziende che fanno delle riserve in corso d’opera la loro regola. Ed ancora, abbiamo dato vita ad un Albo dei collaudatori, nel quale figureranno persone che sono autonome dai costruttori. Poi, sono previsti cambiamenti significativi nelle Commissioni che aggiudicano gli appalti, con sorteggi e rotazioni per la loro determinazione».

I subappalti rappresentano una delle “porte” attraverso cui la criminalità riesce ad inserirsi nei lavori pubblici. Come si risolve il problema?

«Il sistema cambia anche in questo caso, perché l’impresa è obbligata già in fase di gara d’appalto a presentare una lista dei lavori che intende subappaltare, accompagnata da una terna di ditte a cui verrebbero affidati. Una sorta di tracciabilità preventiva che permette di avere fin dall’inizio una trasparenza piena su quali lavori andranno ad essere subappaltati, il motivo ed il nome delle imprese coinvolte. Ed in materia è bene tenere presente il principio cardine che ci ha guidati».

Qual è?

«Tutto l’intervento sugli appalti è basato su un principio, che è quello della collaborazione molto stretta fra noi e chi si occupa della vigilanza sui contratti pubblici, quindi con l’Autorità nazionale anticorruzione. Una collaborazione molto stretta perché uno dei motivi per cui non si sono fatte bene le opere in Italia è la corruzione. Dunque la lotta alla corruzione è una pre-condizione per poter eseguire le opere in Italia. Noi siamo molto convinti che dalla legalità si generi una grande efficienza, che ovviamente l’illegalità e la criminalità organizzata non garantiscono, come dimostrano i numerosi casi che abbiamo scoperto in questi anni».

La criminalità e la corruzione hanno trovato un alleato importante nella crisi economica?

«Certamente in questi anni difficili c’è stata una crisi di liquidità delle imprese, e chi aveva più liquidità, come purtroppo la criminalità organizzata, ha potuto finanziare imprese che poi diventavano anche luoghi di riciclaggio. Allo stesso modo la crisi non ha favorito le ditte serie che, oltre a dover affrontare il problema dell’accesso al credito, sono state penalizzate dai meccanismi esistenti ad oggi sugli appalti pubblici».

La riforma del sistema degli appalti può rappresentare un elemento importante per favorire l’attività edilizia. State avvertendo segnali di ripresa del settore?

«Abbiamo alcuni segnali positivi che arrivano dal mercato immobiliare. Mi riferisco all’aumento delle compravendite, con un + 8% rispetto all’anno scorso, e dei mutui, in questo caso con un +50%. Però il settore dell’edilizia resta ancora il grande malato dell’economia italiana, che a differenza del manifatturiero non è ancora riuscito ad invertire la tendenza. O meglio, c’è riuscito se si ragiona in termini di fatturato estero delle aziende italiane di costruzioni, che adesso sfiora i dieci miliardi di euro e continua a crescere. Ma il mercato interno resta contratto».

Che tipo di interventi sono stati inseriti nella Legge di Stabilità per il rilancio del settore?

«Direi che la Legge di Stabilità si caratterizza anche per la grande scommessa che è stata fatta sulla casa. Mi riferisco all’abolizione della tassa sulla prima abitazione ed al nuovo stimolo rappresentato dall’ecobonus e dalle deduzioni sulle ristrutturazioni. Siamo convinti che questo tipo di misure possano dare una spinta decisiva. Ci aspettiamo che il 2016 sia anche per l’edilizia l’anno in cui si inverte la rotta. Una tendenza, quella degli ultimi anni, che è stata sempre e costantemente negativa, al punto da deprimere gli investimenti nelle case del 60-70% rispetto al periodo antecedente la crisi economica, nel 2007. Una ripresa, tengo a sottolinearlo, che assume un’importanza che va al di là dell’edilizia stessa».

Per quale ragione?

«Perché dare respiro all’edilizia significa dare respiro all’intero Paese. Stiamo parlando di un settore cardine per l’economia italiana, il cui peso è pari a circa il 18% del Prodotto nazionale lordo».

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