Della Vedova: “Tutte queste false verità sono un danno per Al Sisi”

Esteri
Bnedetto Della Vedova, segretario degli esteri e la cooperazione, presso il palazzo della Regione Lombardia a Milano per lo Stakeholder conference on the EU Strategy for the Alpine Region, Milano, 1 dicembre 2014. ANSA / MATTEO BAZZI

Il sottosegretario agli Esteri: “Inverosimile” anche l’ultima ricostruzione. La morte di Giulio “maturata per ragioni inerenti a quello che stava facendo”

“Tutto quello che sta accadendo in Egitto sul caso Regeni sta mettendo in difficoltà il governo di Al Sisi. Ecco perchè tenderei ad escludere che queste innumerevoli e improbabili versioni rispondano ad una catena di comando direttamente connessa con il Presidente”. Benedetto Della Vedova è sottosegretario agli Esteri. E anche per sua formazione politica – è stato e resta un Radicale – è un osservatore speciale del caso Regeni.

Come giudica l’ultima verità dell’Egitto su Giulio Regeni?

“La valutazione finale spetta agli investigatori italiani. Però direi che la storia dei rapinatori sia come minimo inverosimile, comunque la si voglia vedere. È evidente che da parte egiziana c’è ancora chi crede che una verità di comodo possa essere accettata. E per noi ogni occasione è utile per ribadire che è esclusa dall’agenda ogni cosa che non sia la verità”.

Dalle informazioni in suo possesso, cosa è successo a quel ragazzo?

“Sembra difficile che la tragica morte di Giulio Regeni non sia maturata per ragioni inerenti a quello che stava facendo, cioè studi sui movimenti sindacali e di opposizione in Egitto. Ugualmente voglio escludere, perchè troppo irrazionale, che queste false rivelazioni rispondano ad una catena di comando collegata con il governo che già deve smarcarsi dalle accuse di autoritarismo”.

Perchè tende ad escluderlo?

“Il cadavere dello studente è stato fatto ritrovare il 3 febbraio, giorno in cui iniziava la visita al Cairo di politici e uomini d’affari italiani. A cominciare da questo, è evidente che tutte le presunte verità, poi puntualmente smentite, costituiscono una perdita secca per il presidente Al Sisi e il suo staff. Se la si vuol vedere da un’altra parte, Regeni era il simbolo di chi si muove per la libertà, non certo una minaccia per il governo. Insomma, detto con franchezza: non trovo vi fosse convenienza alcuna per il governo di eliminarlo e poi far ritrovare il cadavere. Detto ciò, a maggior ragione continuiamo a riporre fiducia nelle parole del Presidente Al Sisi sul fatto che si arrivi alla verità”.

L’Egitto insiste nel fornire versioni ridicole, siamo alla sesta in due mesi. Avremo mai la verità?

“Si deve lavorare per quello. Senza alcun tipo di reticenza. La nostra fiducia nei confronti dell’autorità egiziana si fonda sul fatto che la collaborazione tra i team investigativi e le due autorità giudiziarie non era così scontata. E anche sulla consapevolezza che Al Sisi ha tutto l’interesse a dimostrare a noi, all’Unione europea e all’Occidente, la credibilità delle istituzioni egiziane. L’apertura di credito di cui gode l’Egitto di Al Sisi si basa sulla reciproca lealtà”.

Quest’ultima versione – sequestrato e ucciso da una banda di rapinatori tutti morti ma in possesso dei suoi documenti – arriva una settimana dopo un’intervista molto tranquillizzante rilasciata al quotidiano la Repubblica dal presidente Al Sisi. Ci sono nessi tra le due cose?

“Stiamo vedendo che la versione non è poi così granitica come sembrava. La domanda è quali siano le ragioni che hanno spinto un pezzo dello Stato a presentare questa verità anche dopo quell’intervista. Insomma, voglio solo seguire la logica e dico che questo tipo di rivelazioni non sono un favore ad Al Sisi”.

Accredita l’ipotesi della lotta interna tra apparati dello Stato?

“Abbiamo le categorie conoscitive sufficienti per valutare questo tipo di cose. Anche l’Italia è piena di storie di rivalità tra le forze di polizia e dell’intelligence che hanno complicato indagini e accertamenti”.

Siamo certi che l’Italia sta facendo tutto il possibile per arrivare alla verità? Perchè a volte si ha la sensazione che ci siano imbarazzi nell’insistere per via delle nostre relazioni commerciali con l’Egitto.

“Al Sisi ha bisogno dell’Italia, dell’Europa e dell’Occidente almeno quanto noi in questo momento abbiamo bisogno di un Egitto affidabile per via dell’instabilità in nord Africa e Medioriente. Nel caso dell’Italia anche per questioni di tipo strettamente commerciale. Direi che siamo reciprocamente imprescindibili. E non c’è dubbio che se bisogna cercare il cui prodest di questa brutta storia, questo va ricercato innanzitutto tra i nemici interni di Al Sisi. Il quale, ripeto, non può giocarsi tutto coprendo o insabbiando la verità su Regeni”.

Il presidente della Commissione Affari Esteri Pierferdinando Casini un mesetto fa, chiese di far tornare in Italia il nostro ambasciatore al Cairo. Che ne pensa?

“Casini voleva dare un segnale. Comprensibile visto che eravamo, mi pare, all’indomani dell’ennesima bufala spedita da Il Cairo. Detto questo, noi dobbiamo dimostrare nei fatti e nel tempo, e lo faremo, la capacità di tenere una posizione non cerchiobottista ma seria e rigorosa. Fino all’accertamento della verità come ci è stato più volte promesso dal Presidente egiziano”.

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