Decaro: “Voterò sì e non lo farò per il governo ma per il futuro delle mie figlie”

Referendum
Il Sindaco di Bari Antonio Decaro dopo la riunione al Viminale con il ministro dell'Interno Angelino Alfano, le altre Regioni e l'Anci, sul piano di accoglienza dei migranti, 17 giugno 2015 a Roma. ANSA/ MASSIMO PERCOSSI

Il sindaco di Bari: “Ho fatto il parlamentare e so che cosa significa il ping pong tra una Camera e l’altra ogni volta che bisognava approvare una legge”

Racconta che quando si trattò di votare per la seconda volta Giorgio Napolitano presidente della Repubblica ci pensò su a lungo e alla fine mise nell’urna una scheda bianca. «Poi me ne sono pentito, ma ritenevo assurdo che un Parlamento dovesse chiedere al presidente uscente di andare avanti con il suo mandato perché le Camere erano incapaci di prendere una decisione». Parte da qui, da questa confessione, il sindaco di Bari Antonio Decaro, per dire perché è un convinto sostenitore delle riforma costituzionale e quindi del Sì al referendum. Ha aderito all’appello del ministro Graziano Delrio e del sottosegretario Angelo Rughetti per dare il via a una grande mobilitazione dei primi cittadini.

Si pentì di non aver votato Napolitano. Perché?

«Perché era chiaro che aveva legato il suo secondo mandato al processo riformatore. Ho votato scheda bianca ma poi ho applaudito il suo discorso. Questa legislatura e questo governo sono nati con una missione chiara: fare le riforme e sbloccare il Paese dall’immobilismo. E il governo di Matteo Renzi sta tenendo fede all’impegno assunto davanti al Parlamento».

Darà vita a un comitato per il Sì?

«Farò il massimo. Secondo un sondaggio Swg il 70% dei cittadini vede nel sindaco la figura istituzionale più affidabile, quindi spetta a noi riportare il dibattito sulla riforma costituzionale al merito. Io voterò Sì non per il governo, non per Renzi ma per il futuro delle mie figlie. Ho fatto il parlamentare e so cosa significa il ping pong tra una Camera e l’altra ogni volta che bisogna approvare una legge. Il mio capogruppo spesso mi diceva di non presentare emendamenti e di non cambiare neanche una virgola perché altrimenti si ricominciava da capo».

Non cambierebbe neanche una virgola di questa riforma?

«Sicuramente si poteva fare di più e meglio, ma questa riforma è il frutto di una lunga discussione in Parlamento e di una mediazione. La voterò con convinzione e quello che mi infastidisce è ascoltare tanti esponenti politici, che in passato non sono mai riusciti a fare le riforme, spiegare a tutti come si dovrebbe fare e cosa non va. Durante un dibattito con Cirino Pomicino, che continuava a criticare la riforma, mi sembrava ascoltare un calciatore che per trent’anni aveva sbagliato il calcio di rigore ma si ostinava a spiegarci come si tira in porta».

Come si convince a votare sì quella parte di opinione pubblica che ancora non ha deciso cosa fare?

«Entrando nel merito di questa riforma, spiegando che non stiamo discutendo di cose astratta ma di come immaginiamo questo Paese. Votando sì diciamo basta ai conflitti di attribuzione tra Stato e Regioni su cui ogni volta è chiamata a pronunciarsi la Consulta impiegando per questo tipo di ricorsi l’80% del suo tempo; diciamo basta a un bicameralismo perfetto che rallenta l’iter legislativo e che già il Pci e il Psi sostenevano di dover superare. Noi siamo un’anomalia rispetto al resto dei Paesi europei e dopo anni e anni di dibattiti e bicamerali finalmente abbiamo la possibilità di porre fine a tutto questo rendendo l’Italia più veloce nei processi decisionali e nel funzionamento delle sue istituzioni».

Nel suo partito c’è chi, come Bersani, ritiene che prima del referendum vada cambiata la legge legge elettorale. Lei che ne pensa?

«L’Italicum è una legge approvata dalla maggioranza parlamentare. Se oggi c’è qualcuno che pensa che ci siano le condizioni e i numeri per poter presentare e votare una legge migliore proceda. Ma deve essere chiaro che l’Italicum non c’entra nulla con il referendum, sono temi distinti e tali devono restare».

C’è chi ritiene che il rischio è che un partito con il 25% dei consensi si aggiudichi il 55% dei seggi.

«Nel 2005 Blair ha vinto per la terza volta con il 35% dei voti e i laburisti hanno ottenuto il 55% dei seggi: Hollande ha ottenuto il 54% dei seggi con il 29% dei consensi. Ripeto, se c’è qualcuno che ritiene che l’Italicum non vada bene allora verifichi se ci sono le condizioni per cambiarla, altrimenti di cosa stiamo parlando?» Torniamo al referendum: Denis Verdini ha detto che saranno fondamentali i voti che arriveranno grazie ad Ala. Vi serve l’aiuto di Verdini? Sorride. «Sono convinto che questo referendum si vince spiegando i motivi alla base del Sì. È questo che dobbiamo fare nei prossimi me si».

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