De Luca: “Contro di me una guerra. Cambierò la Campania”

Dal giornale
Il  presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca all'Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno a Portici (Napoli) in una conferenza stampa dedicata alle problematiche della Terra dei Fuochi, 22 giungo 2015.
ANSA/ CIRO FUSCO

Intervista – I giudici hanno accolto il ricorso del presidente della Campania, oggi subito la nuova giunta regionale, il primo impegno è «risanare la terra dei fuochi»

«Come mi sento? Come uno che è appena uscito da una guerra termonucleare. Neanche un elefante avrebbe resistito a tutto quello che mi hanno fatto passare, hanno provato a infangarmi e c’è voluta tutta la mia forza d’animo per rimanere lucido. Ma hanno fatto male i conti, io sono una roccia, non mollerò mai fino a quando non avrò risolto i problemi della mia Regione. Lo devo alla povera gente che mi ha votato e a tutti quelli che hanno le scatole piene di parole e promesse e polemiche strumentali e vogliono vedere i fatti. E ti assicuro che li vedranno…». Eccolo Vincenzo De Luca, piglio da superpresidente, carico come una molla quando uno se lo aspetterebbe già al tappeto per crollo da stress. E’ stato appena “rieletto” dai giudici del Tribunale ordinario di Napoli che hanno accolto il suo ricorso. Forse era prevedibile la sospensione della sospensione dalla carica decretata dalla legge Severino, soprattutto dopo l’ordinanza sul caso tecnicamente analogo del sindaco di Napoli, Luigi de Magistris. Ma la prima sezione civile ha anche riconosciuto l’urgenza di dare un governo alla Campania. Ed è questa la prima intervista da Presidente della Regione Campania.

Dì la verità, ma davvero rifaresti tutto, visti i mesi di accumulo di problemi, polemiche, ricorsi, richieste di passi indietro, l’apertura di conflitti giuridici e politici?
«Assolutamente sì e fino all’ultima virgola perché quando sono in gioco problemi di libertà e dignità personale non ci sono margini di mediazione. La mia dignità io la difendo fino all’ultimo respiro, e la puoi difendere solo se ce l’hai una dignità, ovviamente. Io ce l’ho, ma sai cosa è scattato dentro di me?».

Beh, conoscendoti un po’, forse una reazione alla ‘De Luca contro il resto del mondo’…
«Invece no, è scattata una cosa alta e nobile: la Resistenza. A un certo punto tutto è cambiato e per me è stato come inerpicarmi sulle montagne per andare a combattere la Resistenza, come fecero i nostri partigiani…».

Dai, non esageri?
«No, ti assicuro che il mio stato d’animo era di quel tipo. Ho subito una tale violenza, con una tale brutalità, sono stato messo alla berlina in maniera ignobile e tanti miserabili mi hanno tratto come un comune malfattore e un criminale incallito! Io, proprio io, Vincenzo De Luca, con la mia storia di difensore dei più deboli e della legalità nella mia Salerno e non solo, non potevo cedere né subire in silenzio e né ritirarmi. Era anche una questione di dignità perché il punto di partenza di tutta questa storia era e rimane la consapevolezza che potevo vincere, che ogni mia azione e ogni mio gesto e ogni secondo della mia vita servirà alla mia Regione, così come è servito alla mia città. Ma la conoscono Salerno? Io mi sono sempre ispirato ai criteri della più rigorosa legalità e legittimità degli atti, e questa consapevolezza granitica mi ha dato la convinzione e la forza per andare avanti».

La politica però era finita fino a poco fa in un cul de sac e il caso De Luca ha fatto quasi il giro del mondo…
«E oggi sono stato reintegrato nelle mie funzioni di Presidente, come doveva accadere e come mi è capitato in altri due casi. Vi erano ragioni più che sufficienti per modificare cose che andavano modificate. Abbiamo scontato le contraddizioni del quadro legislativo nazionale dovute ad aspetti della legge Severino che andavano corretti già da un anno. Qui c’è un ritardo grave del Parlamento. Siamo di fronte ad una legge che doveva servire per combattere meglio la corruzione nella pubblica amministrazione ma è finita per diventare un’altra cosa, per almeno due aspetti di chiara anticostituzionalità. Il primo è l’eccesso di delega utilizzato dal Governo Monti in sole 48 ore e senza rispettare la delega parlamentare che parlava di reati di gravi allarmi sociali. E tra questi dobbiamo trovare l’abuso d’ufficio, per l’uso di un termine su un documento? Sconcertante! Ma il secondo aspetto, contrariamente a quel che è stato fatto credere, è ancora peggiore. E’ una legge ad personam, stabilisce il privilegio per individui o gruppi miracolati chissà perché. Non è una legge uguale per tutti gli italiani: vale per i sindaci e i pubblici funzionari e non vale per deputati, senatori e membri del Governo. Ma cosa si aspetta per porre riparo a questa clamorosa anticostituzionalità?».

Si pronuncerà a metà ottobre la Corte Costituzionale…
«Vero, ma ha rinviato più di una volta. La posizione più equilibrata e saggia l’ha avuta il dottor Raffaele Cantone quando ha provato a far capire a tutti che questa legge ha bisogno di un tagliando, di qualche modifica se non vuole essere smantellata dalla Corte Costituzionale».

Scusa ma le leggi, ancorché sbagliate, non vanno sempre rispettate? In un Paese con una scarsa cultura della legalità e patria dell’Azzeccagarbugli, di cavilli e interpretazioni, non è stato un autogol?
«No, perché io ho rispettato rigorosamente tutte le leggi e soprattutto la legge più importante, la nostra Costituzione, che sancisce l’elettorato attivo e passivo di ogni cittadino. Che la Severino sia in contraddizione è esattamente il problema. Fammi anche dire, e questo è gravissimo, che hanno voluto cancellare il voto dei cittadini campani che hanno deciso democraticamente da chi farsi governare. Un principio base della democrazia che per loro non conta nulla. Ma si può assistere e subire tutto questo?».

A metà intervista, zoomiamo sulla tua Campania, Regione polveriera che ha bisogno urgente di essere governata. Da dove comincerai?
«Da due cose scomparse nel dibattito pubblico, due rimozioni che mi sconcertano. Io mi sono candidato mica per andare a Capri a fare i bagni di sole ma per affrontare le terribili sfide ambientali nelle terre dei fuochi. Sono 16 anni che facciamo i conti con le ecoballe, un territorio devastato e non se ne viene a capo. Devo vincere la sfida e bonificare e ripulire la Campania dalle devastazioni ambientali e criminali. Tra dieci giorni presenterò la soluzione tecnica e passeremo dalla terra dei fuochi alla terra dei fiori e della speranza. Faccio sul serio, e inizio il confronto con le comunità e le associazioni di volontariato e andremo avanti senza un minimo di esitazione. Aprirò poi il fondo per disabilità, quasi completamente e vergognosamente quasi cancellati. Ma hanno idea questi soloni in poltrona dei problemi grandissimi e gravissimi che dobbiamo affrontare? Delle emergenze sociali e territoriali, la liberazione della Campania dai luoghi comuni e dalle immagini, a volte motivate ma molte volte strumentali, che ci fanno girare il mondo con le nostre vergogne, inchiodati a fatti di camorra, delinquenza e inefficienza. Dimostrerò come nasce la nuova Campania fatta di dignità e di classi dirigenti con una concretezza mai vista, disciplina e onore, rigore e governo spartano, sobrietà. L’Italia andrà fiera della nostra Regione. Da problema la trasformeremo in opportunità di crescita. Il Pd non avrà più imbarazzi ma un modello di governo e una casa di vetro».

Impegni ambiziosi, devi fare i conti con una macchina amministrativa non certo efficiente…
«Che vergogna, una cosa pietosa. Hanno dimostrato l’incapacità di spendere miliardi di fondi europei, abbiamo ereditato una sanità commissariata e da risanare a fondo, ci hanno lasciato mille aziende partecipate da risanare che sono un buco nero di sprechi, l’occupazione giovanile è quasi al 60% e la sfida delle sfide è quella della legalità».

E sull’immigrazione? Farai il presidente-sceriffo o affronterai il dramma degli sbarchi come deve fare un grande Paese europeo e una grande Regione italiana?
«Definirò un piano di sicurezza con il Governo. La sicurezza è un bene primario per le nostre famiglie e mi muoverò sulla linea collaborativa di solidarietà, spirito di accoglienza per chi fugge da guerre e fame come facevano i nostri nonni ma, amici miei, nel rigore assoluto. Ripeto: assoluto! E con pugno di ferro. Ripeto: pungo di ferro per chi viene in Italia per delinquere e per togliere serenità di vita a nostri concittadini».

Inviterai a cena, prima o poi, la Presidente della Commissione parlamentare Antimafia, Rosy Bindi, così chiudiamo anche un altro caso, e siamo tutti più sereni?
«No, ho sofferto talmente tanto che ognuno risponderà delle proprie azioni. La mia vita è specchiata e non accetto strumentalizzazioni politiche».

E al Pd, che al Sud ha decisamente bisogno di uno scatto, cosa dici?
«Che saremo in grado di rilanciare il Sud che è sostanzialmente scomparso dai radar della politica per l’incapacità innanzitutto delle classi dirigenti meridionali, lo dico con molta chiarezza. Ma nel momento in cui si rinnovano e accettano la sfida dell’efficienza e del buongoverno, allora sarà necessaria una attenzione in più da parte del Governo. Chiederò al Presidente Renzi di accompagnarci nelle politiche di sviluppo, cosa peraltro già avviata e oggi abbiamo la splendida notizia della ripresa della produzione e del ritorno al lavoro nella Whirlpool di Carinaro nelle terre del casertano. Non era scontato e sono felicissimo per le tante famiglie angosciate che tornano a sorridere».

(foto Ansa)

Vedi anche: la prima dichiarazione rilasciata da De Luca a Unità.tv dopo la sentenza del Tribunale di Napoli

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