Veronesi: “David Bowie? Amava fare il cowboy e morire sul set”

Cinema
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Intervista al regista che diresse il cantante e attore nel film Il mio west: “Non voleva sentire cani abbaiare e parlava solo con me”

“Lo ammetto… ci sono in giro almeno 120 album con falsi autografi di David Bowie. Ebbene sì, li ho firmati io!”. Giovanni Veronesi, regista toscano autore, fra gli altri, di Che ne sarà di noi e Manuale d’amore, ha tanti ricordi legati al periodo in cui il Duca Bianco recitò nel suo film Il mio west (1998). “È stato senza dubbio l’attore più difficile che mi sia capitato di dirigere… era una divo, una persona molto particolare, e non amava essere disturbato dai fan durante la lavorazione del film, per questo ad un certo punto ho dovuto firmare io gli album! Come facevo a mandare via a mani vuote tutti i suoi ammiratori che si erano accampati per giorni pur di vederlo e strappare un autografo?”. Nel film di Veronesi Bowie fa la parte del cattivo. La storia è ambientata in un piccolo villaggio del Far West al confine con il Canada e racconta del ritorno in città, dopo 20 anni, del famoso pistolero Johnny Lowen (Harvey Keitel), padre di Doc (Leonardo Pieraccioni), medico del villaggio. Johnny dice di volersi riposare ma arrivano al villaggio Jack Sikora (David Bowie), un killer che da anni sta inseguendo Johnny, e i suoi due scagnozzi. Jack, naturalmente, vuole uccidere Johnny e fa di tutto perché il suo rivale accetti un duello all’ultimo sangue.

Giovanni, come ha convinto Bowie a recitare per lei?

Ho mandato semplicemente un fax con la mia proposta. La sua agenzia di Londra mi ha risposto 48 ore dopo dicendomi che era interessato e di mandare il copione. Altre 48 ore dopo Bowie mi ha inviato una lettera dicendomi che io ero pazzo a proporgli quel film ma che lui era più pazzo di me e quindi accettava.

E come è andato il vostro primo incontro?

La prima volta che ci siamo incontrati eravamo in tre in una stanza, in Garfagnana, dove abbiamo girato per un mesetto: io, il direttore di produzione e lo scenografo. Lui è entrato, mi ha guardato e ha puntato il dito verso di me. Non mi aveva mai visto prima ma ha capito subito che io ero Giovanni. Da allora ha parlato sempre e solo con me.

Perché ha voluto proprio lui nella parte del cattivo?

Intanto ero un suo fan da quando avevo 14 anni… e poi chi meglio di lui poteva interpretare un cattivo dalla faccia così spietata? Era perfetto. E poi era un grande attore, molto intuitivo, anche sarcastico, secondo me era un po’ toscano. Lui amava la Toscana, si è era sposato a Firenze nel 1992 con la modella Iman, una donna bellissima.

E come è andata sul set?

Non è stato facile… (al contrario di altri grandi artisti con cui ho lavorato, come Robert De Niro). Intanto, come dicevo prima, Bowie parlava solo con me sul set. Con nessun altro, a parte la segretaria che era sempre con lui, una specie di Mary Poppins. Con Pieraccioni, per esempio, si scambiavano degli sguardi, ma senza parlare. E poi aveva delle richieste particolari.

Per esempio?

Per esempi non voleva sentire cani abbaiare nel raggio di tre chilometri e nella campagna toscana non era facile… Abbiamo controllato tutte le aie della zona! Alla fine ci siamo riusciti e alcuni di quei cani sono riamasti con me per sempre. E poi durante le pause parlava sempre di morte, dal punto di vista filosofico. Era molto colto e questo tema lo appassionava. In tutti i film in cui ha recitato il suo personaggio muore. Quindi anche in questo caso si può dire che ha accettato quasi esclusivamente per questo, perché sul set amava morire! La scena finale in cui muore, nel mio film, ha voluto rifarla 7-8 volte.

E gli piaceva fare il cowboy?

Moltissimo, questo è l’altro motivo per cui secondo me ha accettato di fare questo film. Stava tutto il tempo vestito da cowboy, anche quando era di riposo e avrebbe potuto tranquillamente fare a meno di indossare abiti di scena. Era l’orgoglio della costumista. Unica sua richiesta fu la penna sul cappello, un vezzo. Penso che alla fine si sia portato via il suo costume da cowboy.

Quando avete finito di girare il film come vi siete lasciati?

Mi ha detto: “Lo sai che forse non ci vedremo più? Come si salutano due persone così?”. “Abbracciandosi”, risposi, E rimanemmo abbracciati per trenta secondi. Quando gli ho mandato il dvd del film mi ha detto: “Non sono mai stato così bello”. E pensare che ha accettato la mia proposta per soli 100mila dollari, lui era così, molto passionale.

Giovanni, quale sarà il suo prossimo film?

Non è un paese per giovani, che riprende il titolo della trasmissione che sto conducendo su Radio2. Questa esperienza radiofonica mi diverte moltissimo. Ma per il film bisognerà aspettare un po’.

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