D’Attorre: “Il centrosinistra potrà rinascere solo se perde Renzi”

Sinistra
Alfredo D'Attorre durante l'incontro organizzato per presentare il nuovo gruppo parlamentare "Sinistra Italiana" al teatro Quirino, Roma, 7 novembre 2015.
ANSA/ALESSANDRO DI MEO

L’esponente di Sinistra italiana è d’accordo con l’idea di Pisapia, Zedda e Doria di valutare città per città l’eventuale alleanza con il Pd. “Ma il vero banco di prova sarà il referendum: lì dovremo battere il Partito della nazione”

L’appello dei sindaci Giuliano Pisapia, Massimo Zedda e Marco Doria ha aperto un dibattito all’interno dell’area a sinistra del Pd, con opinioni favorevoli e altre più di chiusura. Anche Alfredo D’Attorre, ex dem ora tra i promotori di Sinistra italiana, vede nella lettera dei tre primi cittadini aspetti positivi e altri più problematici.

Cosa condivide?
Innanzi tutto il fatto che i tre sindaci rivolgano questo appello soprattutto al Pd, affinché ricrei le condizioni per la costruzione del centrosinistra, perché un Pd autosufficiente non può pensare di vincere. Dopodiché, io sono dell’idea di valutare città per città lo schema con il quale presentarsi. Anche Sinistra italiana sbaglierebbe a dare un’indicazione di carattere nazionale senza considerare i singoli casi.

A Milano, ad esempio, lei è d’accordo con la partecipazione di Si alle primarie?
La decisione definitiva arriverà solo quando si avrà il quadro completo delle candidature. Certo, se decideremo di partecipare alle primarie, poi sosterremo chi vincerà. Ma dovranno essere primarie ‘vere’ e corrette, non come abbiamo visto in passato a Napoli o in Liguria. A Milano finora è sempre stato così, mi auguro che non ci siano novità…

E invece su cosa non è d’accordo con i tre sindaci?
Sottoporrei loro un elemento di riflessione. Proprio da quanto sta accadendo in Francia, si capisce che non si può contrastare la destra sulla base di politiche che stanno nel solco di quelle portate avanti dall’establishment europeo. Serve una proposta politica nuova, non unioni sacre sulla base di scelte politiche sbagliate, perché così si consegna il Paese alla destra.

Questa nuova proposta dovrebbe essere alternativa al Pd?
Non è pensabile una nostra alleanza con il Pd sulla base dell’impianto renziano. La possibilità di costruire un nuovo centrosinistra passa dalla sconfitta di quell’impianto. Ma il passaggio rilevante da questo punto di vista non saranno le prossime amministrative, quanto piuttosto il successivo referendum, che ha un significato politico che va al di là della riforma costituzionale: se vincerà il sì, sarà un sì alle politiche renziane e al Partito della Nazione.

È un invito alla minoranza dem a fare campagna per il no?
Non sono in grado di dire alla minoranza del Pd che cosa deve fare. Ma mi sembrerebbe contraddittorio schierarsi per il sì al referendum e il no al Partito della Nazione. Chi vuole riaprire il cantiere del centrosinistra deve lavorare per la sconfitta di Renzi, a partire dal referendum.

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