Daniele Silvestri: “Oggi abbiamo tutti bisogno di essere equilibristi”

Musica
Daniele Silvestri

Parla l’autore del nuovo album “Acrobati” , in uscita venerdì per Sony: “Da bambino il mio gioco preferito era restare in bilico sull’autobus, senza sostegni”

Sciarpa di lana avvolta attorno al collo e un grande sorriso, aperto e spontaneo, nonostante il mal di gola che si è beccato dopo il viaggio in Sri Lanka, meritata vacanza prima dell’uscita del nuovo album, Acrobati, e del tour musicale. Ci accoglie così Daniele Silvestri, fra gli studios della Filmhouse di Formello, che nei suoi ampi spazi ospita teatri di posa e sale trucco, camerini e sale prove… Alle pareti tante fotografie scattate soprattutto durante le riprese di Incantesimo, girata proprio lì. Lui, con tutti i suoi musicisti, sta provando da giorni i 18 brani contenuti nel nuovo album in uscita venerdì per la Sony, cinque anni dopo S.C.O.T.C.H.

La copertina (realizzata dall’art director Paolino De Francesco) dice già molto sul nuovo disco “acrobatico”: dall’oblò di un aereo si intravede un cielo intersecato da fili sottilissimi su cui camminano persone in bicicletta o in vespa, musicisti e ovviamente Philippe Petit, l’acrobata francese che nel 1974 compì un’impresa straordinaria… la traversata delle Twin Towers. “Purtroppo non sono riuscito a conoscerlo (è stato a Roma solo pochi mesi fa, ospite della Festa del cinema, ndr), ma la mia filosofia si sposa perfettamente con la sua” ammette Daniele Silvestri. La creatività, come dice Petit, è il crimine perfetto. Ma poi questo ‘stare in bilico’ a Silvestri è sempre piaciuto, fin da quando era bambino. “Da piccolo amavo moltissimo fare un gioco – racconta – , quando ero sull’autobus tentavo di rimanere in equilibrio senza reggermi… Ho sempre avuto una predisposizione a restare in equilibrio, a non cadere. È una cosa che ho imparato da mio padre (autore televisivo e sceneggiatore, ndr) ed è un gioco che continua a piacermi quello di restare in equilibrio senza andare giù. Mio padre mi ripeteva spesso che con la volontà avrei ottenuto tutto. Forse non era proprio così, ma sicuramente mi ha trasmesso una bella dose di ottimismo». E come canta nel brano che dà il titolo all’album forse «Dovremmo resistere, / dovremmo insistere / restarcene ancora su / se fosse possibile / toccando le nuvole / o vivere altissimi /come due acrobati / sospesi”.

Daniele, raccontaci come è nato il tuo nuovo album, “Acrobati”.

“Volevo scrivere delle nuove storie musicali e dopo l’esperienza entusiasmante del tour con il Trio (Silvestri, Gazzè, Fabi) sono successe delle cose che è stato facile mettere insieme. Avevo voglia di smontare certe abitudini. Così, come racconto sul mio sito internet (www.danielesilvestri.it), ho individuato alcuni musicisti particolarmente creativi, li ho messi insieme, e ho chiesto loro di fare con me una vacanza in Salento (Daniele Fiaschi, Duilio Galioto, Fabio Rondanini e Gabriele Lazzarotti, ndr). Non avevamo nulla da perdere. Siamo partiti in piena libertà. E fra di noi si è creata subito un’alchimia magica. Avevo un telefonino pieno di appunti, registrazioni, istantanee di idee musicali per chitarra e voce raccolte durante il tour con Niccolò Fabi e Max Gazzè. Dei semi, che però per germogliare avevano bisogno di un incontro come quello che c’è stato con questi musicisti. Dopo tre giorni trascorsi al chiuso di uno studio di registrazione mi sono accorto di avere già un patrimonio, dentro c’era già il disco. È stato un crescendo di entusiasmo, sono tornato da quel viaggio pieno di stimoli”.

Quindi hai composto i tuoi brani in maniera completamente diversa dal solito, e il risultato è che hai scritto delle storie musicate.

“Con un misto di entusiasmo e coraggio ho messo insieme i miei vecchi musicisti con i nuovi e ho iniziato a scrivere in modo differente. Seguire al massimo la libertà significava scrivere dei film musicali, più che canzoni classiche. Ho scritto senza nessuno schema, ma solo sull’onda di quello che era successo a Lecce”.

È difficile essere acrobati nella vita?

“L’acrobata riesce ad avere uno sguardo distaccato dal terreno. La cosa più difficile è proprio questa: guardare dall’alto e nello stesso tempo restare con i piedi per terra. L’acrobazia ha bisogno di tecnica ed energia insieme. L’equilibrio non è una condizione ferma, ma il risultato di una contraddizione di forze diverse”.

Siamo tutti un po’ equilibristi oggi, sei d’accordo?

“Viviamo in un tempo in cui abbiamo bisogno di essere equilibristi perché ogni certezza si è sbriciolata. Domina la dittatura dell’attualità e la classe politica non ci aiuta a darci prospettive, obiettivi, progettualità. Mancando tutto ciò ogni individuo è in difficoltà”.

Sei deluso dalla tua Roma («E la mia casa è tutta Roma / perché è qui che sono nato / in mezzo ai preti, i gladiatori, gli avvocati, i senatori», da “La mia casa”)?

“Roma è talmente tanto altro che non me la sento di dire che sono deluso… È una città piena di cultura e di monumenti ma è anche una città che ha abdicato all’ambizione di essere propositiva”.

“Acrobati” è un album che sceglie di raccontare delle storie apparentemente meno legate all’attualità (al contrario di come hai fatto negli anni precedenti con altre canzoni), ma proprio per questo forse è un album politicamente ancora più forte.

“È vero che c’è meno attualità nell’album, ma c’è la convinzione che si fa politica in maniera diversa. Racconto tante storie, che forse sì, sono più potenti, più forti, quando certe cose non sono dichiarate. Volevo raccontare la forza di alcune immagini che non possono non avere richiami con il presente. La canzone in cui parlo di un carabiniere ventenne (A dispetto dei pronostici) che scopre un mondo che non aveva previsto non è lontano dal presente. Sono cose che accadono in un altro luogo, ma che ci riguardano. Poesia e politica sono sempre intrecciate”.

Che rapporto hai con la scrittura?

“Scrivere è la cosa che mi piace di più. Lo faccio da sempre. Potrei rinunciare a cantare ma mai a scrivere. Non c’è niente di più bello che creare dal nulla”.

Canti “Io sto bene con la mia routine / sono il re degli abitudinari” (da “La mia routine”), ma tu che rapporto hai con la routine?

“Sono molto elastico. Dato che per il tipo di lavoro che faccio è difficile essere routinario, quando mi capita di stare in un posto per un po’ cerco magari sempre determinate cose, quindi un po’ di routine mi piace anche, è protettiva”.

Hai dedicato l’album a Lucio Dalla, giusto?

“Lucio è entrato continuamente e costantemente nella mia vita. Per me è un padre quasi carnale. L’ho conosciuto quando avevo 7-8 anni, poi solo successivamente ho imparato a conoscerlo musicalmente. Dalla continua ad essere per me una fonte inesauribile di ispirazione. Mi ha insegnato cos’è la libertà. E casualmente presenterò il mio album a Bologna proprio il 4 marzo (mentre il tour inizierà da Genova il 10 marzo)”.

Max Gazzè e Niccolò Fabi: ora ce lo puoi dire, con chi dei due c’è più feeling?

“Non saprei. Con Niccolò forse abbiamo lavorato di pìù, ma questo non mette in discussione il rapporto con Max. Ho prodotto più risultati con Niccolò, ma con Max è più istintivo”.

Nel nuovo disco hai coinvolto più di quindici musicisti: Diodato, Dellera, i Funky Pushertz, Diego Mancino e Caparezza (“La guerra del sale”)… con lui come è andata?

“Caparezza per me è un mito. Il brano è solo una piccola parte di tutto lo scambio continuo di stimoli che abbiamo avuto. È stato un sogno lavorare con lui”.

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