D’Alimonte: “Si può rivedere l’Italicum ma sarebbe un grave errore abolire il ballottaggio”

Riforme
Aula della Camera con diversi banchi vuoti durante il voto finale sulla riforma della legge elettorale, Roma, 4 maggio 2015.
ANSA/ALESSANDRO DI MEO

Il politologo: “Questa legge elettorale buon equilibrio tra governabilità e rappresentanza. La riforma costituzionale? Nessun rischio per democrazia”

Quando sente parlare di «combinato disposto» non riesce a trattenere una smorfia di disgusto. «Orribile espressione da chierici», commenta nel corso di questo lungo colloquio sulla riforma costituzionale e l’Italicum. Una creatura, la legge elettorale, a cui il politologo Roberto D’Alimonte è parecchio affezionato.

Partiamo dalla stretta attualità, il confronto tra Renzi e Smuraglia. Il presidente dell’Anpi sostiene che questa riforma costituzionale mette a rischio lo sviluppo democratico del Paese e non garantisce la rappresentanza. È così?

«Assolutamente no. Per quale motivo dovrebbe rappresentare un rischio? Solo perché viene modificato il Senato? In Europa ci sono molti Paesi che hanno una sola Camera, penso alla Svezia e non mi sembra sia poco democratico. Tra i 28 Paesi dell’Unione europea 15 non hanno una seconda Camera, li vogliamo definire non democratici?».

Il professor Onida contesta l’elezione dei senatori: sarebbe di nuovo una scelta dettata dai partiti.

«Nei 15 Paesi in cui non c’è la seconda Camera il tema non si pone, mentre soltanto in cinque, tra quelli in cui è presente, c’è l’elezione diretta del popolo. Nel nostro caso nella riforma c’è scritto che i cittadini, nel momento in cui votano i consiglieri regionali possono indicare chi, tra questi, preferiscono che sia anche senatore. Potranno, cioè, esprimere una preferenza per uno dei candidati al consiglio regionale che vorranno ricopra anche la carica di senatore. È vero che sarà il consiglio regionale, in seguito, a designare i consiglieri che andranno in Senato, ma non credo che si discosterà dalle indicazioni espresse dai cittadini. Quindi di che cosa stiamo parlando?».

Il fronte del No ritiene che questa riforma costituzionale combinata con l’Italicum non garantisca pesi e contrappesi necessari per la democrazia. Lei, che l’Italicum l’ha ispirato, cosa risponde?

«Che non è così. Questa legge elettorale rappresenta un punto di equilibrio soddisfacente tra governabilità e rappresentatività. Chi vince prende 340 seggi, chi perde si divide 278 seggi, basta che abbia il 3% dei voti. Chi vince avrà 25 seggi più della maggioranza assoluta. La dico così: basteranno 25 deputati della maggioranza per sfiduciare il governo. 25 su 340, meno del 10%. Non credo proprio che chi vince controllerà 340 deputati».

Soprattutto in Italia, il Paese del trasformismo…

«Appunto. Il problema è che troppi in Italia temono governi stabili che siano messi nella condizione di prendere delle decisioni. Questo è il problema».

Anche Renzi sta aprendo alla modifica dell’Italicum. Il Pd rischia di spaccarsi come una mela se resta così com’è la legge elettorale.

«Credo che le modifiche a cui sta pensando Renzi non riguardino l’abolizione del ballottaggio, sarebbe un errore grave. Penso piuttosto che riguardino la modalità di selezione degli eletti: invece dell’attuale combinazione tra capilista bloccati e voto di preferenza, potrebbe essere introdotto il sistema di collegi uninominali provinciali ».

Il Provincellum?

«Sì, il cosiddetto Provincellum. Questo sistema di selezione degli eletti potrebbe essere un sostituto accettabile dell’attuale meccanismo. Credo stia pensando a questo, ma comunque non basterà alla minoranza del Pd, che vuole altro. Bersani e Speranza vogliono i collegi uninominali e non è una strada percorribile, poi in subordine vorranno l’abolizione del ballottaggio o una modifica tale da snaturarlo completamente. Valerio Onida lo spiega bene sul Sole 24 Ore. Ma queste sono cose che Renzi non concederà, quindi credo sia difficile trovare un punto di incontro. Questa è una mia ipotesi pessimista, ovvio, spero di essere smentito da Bersani, Speranza e Cuperlo».

Con Italicum c’è chi prevede una vittoria quasi certa del M5s e chi dice che è un sistema pensato per il bipolarismo che ora però non c’è.

«Non credo che a livello nazionale si riprodurrà la stessa dinamica che ha fatto perdere Fassino a Torino. Prima di tutto perché Renzi non è Fassino, con tutta la stima che ho per l’ex sindaco, e poi perché non credo che al momento del ballottaggio i moderati italiani che possono votare Appendino a Torino, voteranno Di Maio per il governo nazionale. E tra i moderati ci metto anche Silvio Berlusconi che può permettersi di far vincere Appendino e Raggi ma non di far vincere il M5s al governo nazionale. Inoltre, anche mettendo da parte Berlusconi e le sue televisioni, penso che i moderati italiani non avranno lo stesso atteggiamento a livello nazionale. Un problema il Pd lo ha però … »

Quale?

«Che il M5s è il vero partito della nazione: pesca i voti a sinistra, al centro e a destra. Se Renzi vorrà vincere contro Di Maio, o chi per lui, dovrà sconfiggerlo sul suo terreno perché questa è la democrazia».

Il Sì e il No sono ancora vicini nei sondaggi. Cosa può spostare la bilancia a favore del Sì?

«Il fatto che sia ancora in bilico il risultato è già di per sé degno di nota. Se facciamo i conti della serva il No dovrebbe vincere in larga misura, sono tutti per il No, compresa una parte del Pd. Eppure i sondaggi ci dicono che il risultato è ancora in bilico. Questo ci suggerisce che una parte di coloro che non votano né Renzi né il Pd alle amministrative, alle europee o alle politiche, è invece disposto a votare Sì alle riforme. Significa che bisogna, come Renzi ha capito, un po’ tardi ma ha capito, concentrarsi sul merito di questa riforma e spiegare alla platea vastissima dei poco informati e degli indecisi cosa esattamente questa riforma fa e cosa non fa. E dovrebbero spiegarlo anche personalità al di fuori dell’agone politico ».

Scrivi la tua opinione su Unità.tv

Vedi anche

Altri articoli