Siria, Dacia Maraini: “Corridoi umanitari per salvare il popolo dei disperati”

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La scrittrice: “La Turchia ha ricevuto 3 miliardi per essere ospitale, ora li respinge”

“Le immagini di quella moltitudine di disperati, di quella umanità sofferente che fugge dall’inferno della guerra e che viene respinta alla frontiera da un Paese, la Turchia, che pure ha ricevuto dall’Europa 3 miliardi di euro per essere ‘ospitale’, quelle immagini provocano una pena indicibile e anche un senso d’impotenza, al quale però non dobbiamo rassegnarci. Qualcosa va fatto subito: realizzare un corridoio umanitario che possa permettere a questa povera gente di vivere senza l’angoscia di essere bombardata”. La tragedia di Aleppo vista attraverso gli occhi e la sensibilità di una grande scrittrice italiana: Dacia Maraini.

Decine di migliaia di persone fuggono da Aleppo, seconda città della Siria, divenuta un immenso campo di battaglia, e vengono respinte alla frontiera con la Turchia. Cosa prova di fronte a quelle immagini di dolore e disperazione?

“Una pena terribile e un senso d’impotenza. E l’impotenza è la cosa più terribile, perché ti svuota di ogni energia vitale, ti costringe ad arrenderti. Quello che non dobbiamo fare. No, non dobbiamo arrenderci. Qualcosa va fatto, e rapidamente, soprattutto da quel “mondo libero” che non può, non deve calpestare i valori della civiltà e del rispetto della dignità della persona, in nome della realpolitik. Devono essere fatti tutti gli sforzi possibili per accogliere queste persone. Realizzare zone cuscinetto, corridoi umanitari, dove queste persone, e sono centinaia di migliaia, possano stare senza essere raggiunte dalle bombe. In quello che sta accadendo in tutta la Siria, e non solo ad Aleppo, c’è un elemento che non mi pare sia stato messo in luce abbastanza e che io trovo agghiacciante”.

A cosa si riferisce?

“Alla mostruosità del potere. Ad un presidente, Bashar al-Assad, che sembra voler distruggere il suo popolo. Vorrei chiedergli: ma se intendi distruggere il tuo Paese, su cosa vorrai regnare, su un cumulo di macerie? Quale terribile colpa stai facendo espiare col sangue alla gente siriana? O forse Assad pensa ad un esilio dorato e vuole lasciare dietro di sé solo morte e distruzione. Trovo tutto ciò profondamente immorale, una barbarie che coinvolge anche quanti chiudono gli occhi di fronte a questa mostruosità o, addirittura, aiutano il dittatore a perpetrarla”.

Intanto l’Europa finanzia con 3 miliardi di euro un Paese, la Turchia, che sbarra le frontiere ai disperati di Aleppo.

“Lo so, ed è assolutamente inaccettabile. Quei miliardi devono servire a realizzare campi vivibili e non delle prigioni. Ma va anche detto che non c’è Paese al mondo che possa ospitare per lungo tempo milioni di persone. L’accoglienza va realizzata progettando il futuro per i Paesi, in questo caso la Siria, da cui si fugge. Perché il desiderio più grande di queste persone non è quello di un futuro da rifugiato ma di poter tornare a vivere, da donne e uomini liberi, nel proprio Paese, un Paese in pace. Dobbiamo aiutarli a ricostruire le loro case, la loro vita, da cittadini e non da profughi”.

Lei ha viaggiato e scritto di Africa e di mondo arabo. Cosa è oggi di questa vasta area del mondo. Cosa spira in essa?

“In questo momento spira un terrificante vento di guerra, che sta distruggendo non solo il presente ma anche il futuro di milioni di persone, soprattutto dei giovani perché quelli colpiti da guerre e terrorismo sono Paesi giovani, di giovani. Ecco, di fronte a questa immane tragedia ritengo immorale il fatto che i politici litighino per qualche poltrona, chiusi nei loro palazzi, illudendosi e illudendoci che quel mondo in frantumi non finirà per toccare anche noi. Bisogna avere una visione d’insieme”.

E un impegno sul campo?

“Certamente sì, ma non con la guerra. La guerra non è la soluzione, la guerra è il problema. La guerra genera altra guerra. La speranza è nei giovani impegnati nel volontariato, in una solidarietà concreta, un movimento sovranazionale del quale fanno parte anche tanti giovani italiani che non si lasciano abbattere dall’impotenza e che non chiudono i loro occhi di fronte alle atrocità e alle ingiustizie”.

Tra questi giovani c’è, c’era anche Giulio Regeni, il ventottenne dottorando italiano barbaramente assassinato al Cairo.

“Una cosa orribile. Chiedere verità e giustizia per quel giovane e per i suoi familiari è un dovere a cui nessuno può sottrarsi. Leggo che esistono forti sospetti che nella morte di quel giovane siano coinvolti servizi, polizia egiziani. Le indagini sono in corso, ma certo che un Paese che si riduce a questo è un Paese messo malissimo”.

L’impotenza sembra un virus che stia contagiando l’Europa.

“E una questione di rapporti di forza. Se l’Europa è unita, se agisce con una sola voce e una visione condivisa, invece di essere uno contro l’altro, allora potrà essere protagonista, farsi ascoltare, incidere. Altrimenti, il nostro triste destino sarà quello di essere spettatori di un mondo che cambia. In peggio”.

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