Dacia Maraini: “Hillary ha sfidato l’America misogina”

Usa2016
Dacia_Maraini_1

“Come donna ha dovuto scontrarsi con un’America in cui pesa ancora e tanto la misoginia”

«Da questa campagna elettorale, Hillary ne esce a testa alta. Come persona, come donna, prim’ancora che come politica. E come donna ha dovuto scontrarsi con un’America in cui pesa ancora e tanto la misoginia. E come candidata donna le sono imputate cose che non solo al suo rivale ma a qualsiasi politico maschio non sarebbe stato imputato. Lascio ad altri cimentarsi, a posteriori, su valutazioni più marcatamente politiche circa le ragioni della sua sconfitta. Per me, Hillary resta una persona all’altezza, una donna che non ha rinnegato se stessa».

A parlare è una delle più grandi scrittrici italiane: Dacia Maraini. Nel suo discorso il giorno dopo la sconfitta, Hillary Clinton ha lanciato un messaggio alle donne americane: “Non vi scoraggiate”. Quale idea si è fatta sulla sconfitta di Hillary?

«Anzitutto che è figlia dei tempi. Tempi bui, tempi segnati dalla paura. E la paura consiglia male e orienta in una direzione opposta ai valori democratici. La paura tende alla chiusura, favorisce la costruzione di muri, non solo fisici ma mentali, militarizza non solo il territorio ma anche le coscienze, e questo non lo scopriamo con Trump, ma lo vediamo da tempo in Europa. E poi c’è un’altra considerazione che mi viene da fare e riguarda ciò che l’America è realmente e non l’immagine che di essa ci viene data o che noi europei preferiamo avere».

A cosa si riferisce?

«Alla misoginia. E ciò, a mio modesto parere, ha pesato e non poco nella sconfitta di Hillary. Per averne una idea basta anche vedere i film americani, quelli in cui c’è il mito del guerriero, del conquistatore. L’America di John Wayne e dei suoi più recenti epigoni. Una delle cose che più mi ha colpito e fatto riflettere è l’accusa rivolta a Hillary Clinton di essere “fredda”. Ad un politico uomo non avrebbero mai rivolto una tale accusa. Ma in un politico, donna o uomo che sia soprattutto se si candida ad assumere incarichi di governo o addirittura di capo di Stato, la freddezza dovrebbe essere una dote e non certo una pecca. Un pregio, non un difetto. Ma questo non vale per Hillary».

A sconfiggerla è stato un miliardario “conquistatore”: Donald Trump. Analizzando il voto, c’è chi ha messo in evidenza che una parte dell’elettorato femminile ha voltato le spalle a Hillary e votato Trump. Le chiedo: cosa hanno cercato in lui?

«Un padre. Un capo branco. Wilhem Reich, il grande psicanalista che fu allievo di Freud, ha scritto un libro bellissimo che trovo di strettissima attualità: “Psicologia di massa del fascismo”, nel quale si spiega come e perché quando un popolo è in crisi e si vive in guerra, ecco andare alla ricerca di un “Padre”, di una sorta di capo branco. Non importa, o importa poco, che questo “Padre” sia cattivo, può essere anche un criminale. Ciò che importa davvero, rimarca Reich, che sia davvero un “Capo” e che del “Capo” possieda il carisma, come lo aveva Hitler o lo stesso Mussolini. Evidentemente anche le donne americane, o comunque parte di esse, sente di vivere nella paura e allora si va alla ricerca di “Presidente-Padre” anche se cattivo ».

Come esce Hillary da questa battaglia che comunque ha lasciato i suoi segni.

«Ne esce a testa alta. Si dice che le persone vanno “misurate” nei momenti più difficili e questo è indubbiamente un momento difficile, durissimo, triste per Hillary. Ma nella sconfitta, si è dimostrata essere una persona con una grande dignità, grande come il fair play che ha dimostrato non solo in tutta la campagna elettorale cercando di trattenersi dal scendere ai livelli del suo avversario, ma questo fair play Hillary lo ha manifestato anche il giorno dopo la sconfitta, e lo stesso ha fatto Barack Obama quando ha detto di voler aiutare il suo successore alla Casa Bianca. Una lezione di stile, e di sostanza, della quale i politici italiani, non tutti ma molti sì, dovrebbero studiare e farne tesoro. Ma forse chiedo troppo ».

A proposito di cercare subito l’”anti Trump”. In rete, sui social americani, è partita una petizione-appello perché tra quattro anni a sfidare Trump sia di nuovo una donna: Michelle Obama. Che ne pensa?

«Penso che Michelle sarebbe una ottima candidata. Indubbiamente, lei è dotata di un carisma, di una capacità empatica che Hillary non ha avuto. Ma Hillary aveva altre doti che personalmente, da cittadina, ritengo importantissime per decidere se fidarmi o meno di un politico: la competenza, ad esempio, e l’esperienza maturata in particolare in politica estera. Competenza di cui Donald Trump, neo presidente Usa, appare sprovvisto. E non è poca cosa».

 

Vedi anche

Altri articoli