Curreri: “Da cattolico dico sì alle adozioni anche in coppie gay”

Sanremo
Members of Italian band Stadio celebrate on stage after winning the 66th Festival of the Italian Song of Sanremo, in Sanremo, Italy, 13 February 2016. ANSA/CLAUDIO ONORATI

Parla il leader dei vincitori Stadio: “L’esperienza conta”. Rinunciano all’Eurosong: “Sarebbe una forzatura”

Gli Stadio hanno vinto il festival sorprendendo perfino se stessi con Un giorno mi dirai. Erano andati in Riviera con il gusto di partecipare dopo quattro partecipazioni incassando un paio di ultime posizioni. Un giorno mi dirai ha superato i più giovani Francesca Michielin e il duo – dato per vincente dagli scommettitori – Caccamo-Iurato. La svolta è arrivata con nella serata delle cover, vinta con La sera dei miracoli dell’amico scomparso Lucio Dalla. Benché vincitori non andranno alla Eurosong. “Andare all’Eurovision Song Contest sarebbe per noi una forzatura. Ci sentiremmo dei pesci fuor d’acqua e poi non so quanto ‘Un giorno mi dirai’ potrebbe essere capita in quel contesto”, dicono alle agenzie di stampa. È una band che mastica polvere, chilometri e concerti dalla fine degli anni 70: non ha dietro di sé la platea dei talent cresciuta con il televoto. Sono arrivati primi anche per la Sala Stampa Radio-tv-web e al Premio Giancarlo Bigazzi per la migliore musica. Entrati nella terna finale, hanno vinto anche nel televoto, non solo nelle giurie demoscopica e “di qualità”. Se cercate il loro nuovo album, si intitola Miss Nostalgia. Da Sanremo parla al telefono il cantante Gaetano Curreri, 63 anni (gli altri sono Giovanni Pezzoli, 63 anni, Andrea Formilli, 54, Roberto Drovanti, 50) mentre in sottofondo lo reclamano a gran voce a Domenica In.

La vostra musica, come quelle di artisti di provata esperienza passati all’Ariston, non dimostra che i veterani viaggiano anni luce rispetto a molti – non tutti – usciti senza un vero e lungo rodaggio?

Non c’è un abisso tra noi e loro, ma credo che il vissuto, la cultura che rappresentiamo ci aiuti molto a scrivere belle pagine. Abbiamo un percorso musicale di un certo tipo e possiamo mettere anche tanti dubbi quando scriviamo, proponiamo cose che ci appartengono come cultura, come esperienza musicale e di vita. E questo ci dà una possibilità in più di fronte a un giovane che ha fatto solo quei fantomatici talent, che è andato a suonare poco in giro, ha fatto pochi concerti, ha vissuto poco il palco in termini di sangue sudore e lacrime. Spero però ce la possano fare.

Questa distanza però si è avvertita. Specie con qualcuno emerso dai talent.

Quel percorso li obbliga a cantare canzoni in cui non si identificano e se ne autoconvincono ma tanti di loro, conoscendoli da vicino, si rivelano molto più bravi di quanto si aspetti.

Cosa vi ha lasciato il rapporto con Lucio Dalla?

Ci ha lasciato l’idea che siamo artigiani e come tali abbiamo nel dna anche l’idea di insegnare a qualcun altro il mestiere affinché non si perda questa arte. Siamo diventati quel che siamo con gli anni, magari per diventare un po’ un riferimento per tanti ragazzi che sputano sangue, sudore e lacrime nelle cantine e sui palchi.

Durante le serate molti artisti hanno mostrato nastri arcobaleno. Su unioni civili e adozioni anche per coppie gay come la pensa?

Le unioni civili vanno legiferate in un paese democratico europeo quale è l’Italia. Io sono di cultura cattolica ma tanti cattolici come me pensano che servano leggi serie dare la possibilità a tutti di farsi un rapporto come vogliono. Non andiamo in giro con un nastro ma lo pensiamo. E penso che un bambino disperato e da solo può crescere benissimo in un coppia gay. Spero tutti i bambini dispersi come figli di gente scappata dalle guerre possano avere un genitore, anche uno solo come succede in America, piuttosto che lasciarli in istituti a soffrire senza nessuno. Un bambino non va trattato così. Merita di essere adottato e da qualcuno che vuole amarlo e vuole crescerlo con la giusta considerazione. Mi sono messo lo stemma dei Beatles, sono un loro fan, non giro con un nastro.

Per questo non avete portato simboli.

Nel nostro paese si sono messi emblemi per la pace quando scoppiavano guerricciole. Noto che adesso che siamo pieni di guerre non vedo più una bandiera arcobaleno per la pace. Voglio un mondo in pace, non sopporto nessuna guerra, tutte fanno schifo eppure non vediamo più bandiere.

Un musicista con cui vorreste suonare oggi?

In questo momento vorrei ridare la voglia di tornare in concerto a Ivano Fossati. O a Francesco Guccini: per un concerto con loro potremmo fare qualsiasi cosa. Ah mi chiamano, devo andare: dobbiamo cambiarci un’altra volta per andare a “Domenica in”, non ci siamo abituati.

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