Cuperlo: “Un tagliando al governo ma non ci interessa l’appello M5S”

Governo
Gianni Cuperlo, durante la convention della minoranza del Partito Democratico dal titolo: "A sinistra nel Pd, per la democrazia e il lavoro: l'Italia può farcela". Roma, 21 marzo 2015. ANSA/ANGELO CARCONI

L’esponente della minoranza dem: “Renzi non fa il segretario. Voglio un partito vero, non muscolare. Il 17? Voterò sì”

Anche sul seminario fiorentino su forma, anima e destino del Pd organizzato da Sinistra Dem, che Gianni Cuperlo ha chiuso stamattina, è piombata la vicenda delle dimissioni di Guidi.

Che partito serve, oggi, al Pd?

“Serve un partito vero. Che non è una ditta e neppure una caserma ma una comunità di donne e uomini accomunati da qualcosa di più solido che un programma per le elezioni o un regolamento per le primarie. La radice della parola partito è parte. E se tu sei la sinistra devi spiegare quale parte della società, quali forze e soggetti scegli di promuovere e rappresentare. Questo non vuol dire che non sia giusto parlare a tutti ma devi farlo con i tuoi principi. Soprattutto quando attorno a te tutto cambia, il mondo e gli equilibri che abbiamo conosciuto, l’Europa che fa i conti col fallimento di una visione burocratica e senz’anima”.

Che rischi corre l’Europa?

“È un’Europa dove si ricostruiscono i muri e che vive la peggiore stagnazione economica della storia recente. Davanti a un rivolgimento così profondo serve un partito solido e autorevole perché il governo da solo non basta e i due anni che abbiamo alle spalle dovrebbero averlo dimostrato in forme persino clamorose”.

Come dovrebbe muoversi il Pd in Europa?

“Per fare un esempio, un grande partito della sinistra non si limita a commuoversi per i morti nel Mediterraneo ma prova a capire come si ripensa la fraternità in forme concrete e solidali. Un partito vive nella società, dentro i suoi conflitti, organizza forze reali e scuote coscienze. Non può solo rinchiudersi dentro le istituzioni”.

Crede che il Pd debba avere un altro segretario?

“Dopo il congresso vedremo. Fino a lì un segretario legittimo c’è. Il punto è che si è candidato a quel ruolo ma non lo fa. E posso pure capirlo perché la giornata dura 24 ore e lui ha il compito non banale di guidare il governo. La segreteria nazionale non si riunisce da luglio e nessuno può pensare che la responsabilità sia di una persona seria come Lorenzo Guerini. Un partito non si dirige coi muscoli, minacciando asfaltature o rese dei conti. Va diretto con sapienza e cogliendo il vero che c’è nelle posizioni degli altri. Se posso dirlo così, per anni ci siano concentrati sui leader trascurando la riflessione su come la leadership si deve esercitare”.

Le primarie vanno regolate?

“Sì, regolate e ripensate. Quante altre polemiche sui brogli dobbiamo subire? Ci sono cose che si possono fare presto e bene. In ogni città si costruiscano gli albi degli elettori per certificare la correttezza del voto. Smettiamola col metodo che la mattina dei gazebo il primo che passa paga un euro e infila la scheda nell’urna. Non è così che si rendono le primarie più credibili”.

Ha fatto bene la ministra Guidi a dimettersi? E che tipo di tagliando dovrebbe fare il governo, secondo lei?

“Prima di tutto si deve riconoscere la gravità dei fatti. Le dimissioni della ministra Guidi sono state giuste e necessarie. E il garantismo non c’entra nulla. C’entra un conflitto di interessi che il premier ha fatto bene a sanzionare nel solo modo possibile. Lui ha aggiunto che l’Italia è cambiata perché prima per una telefonata “inopportuna” nessuno si dimetteva. Mi permetto di dire che il termine “inopportuna” è piuttosto inadeguato, ma il punto è che se ci sono ancora telefonate come quella della Guidi significa che l’Italia non è cambiata abbastanza. Ecco, il suggerimento di un tagliando viene da qui, dal fatto che vedo in giro troppo familismo e una concentrazione di potere in poche mani che non fa bene né al governo né al Paese”.

Cosa voterà al referendum del 17 aprile sulle trivelle?

“Voterò Sì. Vedo anche i limiti del quesito e avrei preferito che il tema trovasse soluzione in modo diverso. Ma il referendum c’è, è il primo indetto dalle Regioni e non dovrebbe essere la linea del primo partito del Paese invitare all’astensione. Fosse solo per scaramanzia, nel senso che i precedenti storici non hanno portato bene”.

Che ne pensa dell’invito dei Cinquestelle a votare la loro mozione?

“Ho apprezzato lo spirito ma avanzo una soluzione migliore. Chiedo a loro di sciogliere il movimento e aderire alla minoranza del Pd. Poi vinciamo le amministrative dappertutto e al congresso diventiamo maggioranza. Scacco matto in tre mosse. Altre domande?”

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