Conti: “Politica al festival è invitare Ezio Bosso”

Sanremo
(L-R) Romanian actress Madalina Ghenea, Italian host Carlo Conti, Italian actor Gabriel Garko and Italian actress Virginia Raffaele on stage during the Sanremo Italian Song Festival at the Ariston theater in Sanremo, Italy, 13 February 2016. The 66th Festival della Canzone Italiana runs from 09 to 13 February.    ANSA/CLAUDIO ONORATI

Carlo Conti racconta il suo Sanremo: “Nastri arcobaleno e unioni civili? L’importante è lasciare libertà. Anche nel 2017 ci metterò la faccia”

Non c’è due senza tre, scherza con i giornalisti Carlo Conti ai quali dà amichevolmente del tu senza distinzioni di testata. Il prossimo anno non sarà soltanto direttore artistico di Sanremo, sarà di nuovo presentatore. Gli ha “strappato” (si fa per dire) la promessa il direttore di Raiuno Leone nella conferenza stampa finale. Logico: dopo una finale da 11 milioni 223 mila telespettatori, pari al 52.52% di share, che ha retto all’onda d’urto di Juve-Napoli pur se qualcosa ha perso, dopo una media su di 10 milioni 746 mila telespettatori pari al 49.58%, dopo un’edizione senza travolgimenti e polemiche logora-fegato, confermare l’abbronzato conduttore fiorentino sul palcoscenico è la scelta più liscia e naturale. Tornato a casa, traccia il bilancio del suo festival dove gli intoppi, rivela in sala stampa, sono stati più numerosi della sua prima edizione del 2015 a partire dalla tragedia dell’esplosione nella casa in cui ha perso la vita la signora in cui alloggiava Garko “ma non in tv non si sono visti”. E ha reso pubblico un elemento rimasto finora ignoto: propose di condurre il Dopofestival a Pippo Baudo. Il quale, dopo un sì, ha declinato l’invito.

I nastrini arcobaleno sono stati uno dei tormentoni. Come la pensi sulle unioni civili e sull’adozione di figli anche per coppie omosessuali?

“Sono per la libertà di ciascuno. Ritengo giusto che nella vita ognuno si esprima e faccia quello che gli-le viene sempre però nel rispetto della libertà degli altri: sì a qualsiasi posizione, è il bello della democrazia e del vivere tutti insieme ma ripeto: nel rispetto degli altri”.

Ospitando Ezio Bosso, il musicista affetto da una malattia degenerativa, hai evitato lo spettacolo della sofferenza. La tv spesso sfrutta malattie e dolore in modo feroce.

“Sono stato attento, non ho volutamente usato parole come “malattia”. A volte si sta attenti a dettagli assurdi e non si guarda la sostanza. Ci si offende per uno spazzino chiamato spazzino e non operatore ecologico, se per una persona con handicap non si dice diversamente abile e non ci si scandalizza per come si mette in scena il dolore. Mi scandalizzano più certe situazioni e penso sia necessario stare più attenti alla sostanza che scandalizzarsi per una parola detta male”.

Giovani: perché ha scelto di aprire le serate con loro, come l’anno scorso, e se lo rifarai.

“È una delle forze e delle novità dei miei festival. Ho cercato di valorizzarli al massimo”.

Ospiti come Pooh, Laura Pausini, Elisa e Zero non hanno attestato che esiste un mare tra veterani in gran forma e diversi “campioni” meno esperti? 

“C’è l’esperienza, c’è la storia, c’è un percorso di vita per certi nomi. Il bagaglio per un veterano rispetto a un giovane è qualcosa di importante. Ma che a Sanremo ci siano questi contrasti dimostra come sia un festival delle canzoni indipendente dallo scegliere giovani e meno giovani”.

Condurrai di persona il festival del 2017.

“Forse sarebbe impensabile firmarlo senza metterci la faccia e sarei anche una presenza ingombrante: non so chi vorrebbe farsi gestire”.

Altri conduttori non hanno evitato la polemica politica. Quando Gianni Morandi invitò Adriano Celentano firmava una garanzia di ascolti e discussioni.

“Non cavalco mai il terreno politico. Come Elton John. Quando l’ho invitato, nell’autunno scorso, non potevo sapere calendario il calendario in cui sarebbe stata discussa la legge, è impensabile. La vita è più semplice e non cerco colpi a effetto. Non volevo un festival a caccia di polemiche e di casi da montare. Soprattuto non partitiche. Per me politica è aver letto la lettera di un detenuto, aver accolto la scuola con due allievi, è portare sul palco l’uomo di cento anni ed Ezio Bosso. Tante piccole cose fanno politica. Lo è anche lasciare la libertà a ogni cantante di portare il nastro arcobaleno o un altro simbolo, come il presidente della Ligura con il nastro per i marò. Sono tutte espressioni di politica, l’importante è che il festival non si schieri”.

In passato il festival, diciamo così, si è schierato.

“Sabato ho manifestato un mio parere personale, ed è rarissimo, quando mi sono venute in mente le inmagini che vidi quattro o cinque anni fa a Sollicciano a Firenze: non avrei mai immaginato di vedere bambini figli di detenute nel carcere. Spero di aver suscitato qualche pensiero: è un compito parallelo del festival perché è seguito da tutti. È come quando i calciatori si mettono sulla maglia un sostegno a una raccolta fondi: sfruttare una cassa di risonanza così ampia permette di far riflettere su certi argomenti e se ci siamo riusciti ne sono contento”.

Quanto improvvisazione c’è stata nella conduzione?

“Per me del 90%, non ho i testi scritti sul “gobbo” se non la scaletta della serata. Dico quello che succede perché è la parte più vera e spontanea. E piano piano i miei compagni di viaggio, Madalina Ghenea e Gabriel Garko, sono entrati nel ritmo e si sono sciolti. Con Virginia Raffaele il discorso è diverso”.

Vedi anche

Altri articoli