“Con Orlando ricostruiremo il partito”, parla Silvia Velo

Congresso Pd
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Primarie, arrivano i dati “da circoli svuotati. Pd è ridotto a votificio”

Se i sostenitori di Matteo Renzi sottolineano i risultati dei primi congressi di circolo, dove l’ex segretario è ben sopra il 60%, i sostenitori di Andrea Orlando – che supera il 30% – accendono il faro su un altro aspetto di cui si parla meno: la scarsa partecipazione degli iscritti. «Un votificio, senza discussione, con i circoli semi vuoti», racconta la sottosegretaria Silvia Velo.

Velo, facciamo un primo bilancio: ci sono circoli dove votano in 15, 20… insomma, non si registrano file agli ingressi.
«Sto partecipando a diverse assemblee congressuali e il primo dato che balza agli occhi è la partecipazione scarsa, non è un risultato positivo per il nostro partito».

Partito da ricostruire?
«Sicuramente un partito che ha grandi difficoltà. A parte qualche eccezione, che per fortuna ci sono, il rischio è che il congresso si risolva in un votificio: c’è chi presenta la mozione, poche persone ad ascoltare e poi gente che si mette in fila per votare. Come dice Andrea Orlando non è di questo che ha bisogno il Pd ma di una discussione vera e partecipata. Spero che le cose cambino in corsa, siamo solo all’inizio e sono convinta che la candidatura di Andrea anche in questo senso possa aiutare. Andrea è quello che più sta lavorando e per un’unità e un senso di appartenenza che si sono smarriti».

Le primarie aperte potranno essere un momento di rilancio? Di ritrovata passione o anche il 30 aprile secondo lei si rischia una scarsa affluenza rispetto al passato?
«Dobbiamo lavorare tutti affinché le primarie siano un momento di ripartenza per il Pd. Orlando ha chiesto agli altri candidati di fare insieme un appello per la partecipazione, dovrebbe esserci, almeno su questo, un’unità di intenti nel Pd perché chiunque sarà il segretario, se dovesse essere legittimato da un numero di voti molto inferiore rispetto all’ultima volta, il Pd stesso ne uscirebbe ulteriormente indebolito».

Beppe Grillo l’altro giorno ha detto che il Pd è finito, che rappresenta il vecchio.
«Grillo farebbe bene a pensare ai problemi che ha nella gestione del suo Movimento che ormai è diventato un movimento autoritario, con regole usa e getta a seconda dell’interesse suo medesimo. Senza considerare i problemi che ci sono laddove i grillini sono al governo dei territori, potrei citare Roma, Livorno dove ogni giorno ci sono polemiche per scelte non fatte… Si stanno dimostrando incapaci di governare e incapaci di gestire un dibattito interno e con il Paese con trasparenza e linearità delle decisioni».

Ma cresce nei sondaggi, mentre il Pd è in sofferenza. Colpa delle inchieste, del voto su Minzolini, della scissione?
«Tutto ha un peso. Ci vorrebbe più attenzione nel gestire alcune vicende e maggiore capacità di ricucire il nostro rapporto con la società. Il Pd ha iniziato a scendere nei sondaggi non da ora ma da diversi mesi e il trand non mi sembra stia mutando. Credo che sia da attribuire ad un’idea della leadership espressa da Renzi divisiva a conflittuale, poco accogliente. Lo schema “con me o contro di me” fa perdere, come è accaduto con il referendum e alle elezioni amministrative».

A chi guarda il Pd di Orlando?
«Il Pd di Orlando è un partito che guarda ad un’alleanza con un centro sinistra largo che include i movimenti del civismo, dell’ambientalismo e delle tante realtà che sono sparse sul nostro territorio e che non trovano un luogo politico in cui riconoscersi. Dovrà essere il Pd il progetto attorno a cui queste forze e queste energie del centrosinistra si devono raccogliere».

Mdp è un vostro interlocutore?
«Questo dipenderà da loro. Noi non alziamo barriere pregiudiziali con forze alla nostra sinistra».

Mdp guarda al M5s. Voi?
«Vedo davvero complicato qualunque dialogo con il M5s che così come è strutturato è incompatibile con la nostra idea di democrazia, di europeismo, di accoglienza. Ma tra i loro elettori ci sono persone con cui noi dovremmo provare a ricostruire un dialogo, con quel pezzo di sinistra che ci ha abbandonato ».

Ci vogliono idee forti per riconquistare elettori disincantati. La mozione Orlando su quali punta? “La vera priorità è la battaglia alle diseguaglianze sociali. È giusto riconoscere il merito, ma in una società in cui non tutti hanno le stesse opportunità il merito assume significati diversi per chi nasce in una famiglia benestante rispetto a chi invece è cresciuto in condizioni meno agiate. Dunque, lotta alla diseguaglianze e pari opportunità, vere, per i nostri giovani: queste sono le nostre parole d’ordine”.

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