“Con il nostro Mattarellum 2.0 governabilità ma con equilibrio”, parla Federico Fornaro

Legge elettorale
Un momento della cerimonia per la celebrazione del 60° anniversario dell'ingresso dell'Italia nella Nazioni Unite, alla Camera dei Deputati. Roma 15 ottobre 2015. ANSA/ANGELO CARCONI

“La nostra proposta restituisce il totale potere di scelta dei deputati agli elettori e quindi aiuta a recuperare quel divario tra l’opinione pubblica e la politica”

Federico Fornaro, sinistra dem, l’ha scritta di suo pugno insieme ad Andrea Giorgis e Roberto Speranza. Appena presentata è stata subito ribattezzata, dai media, il Bersanellum, ma il primo firmatario ci tiene a restituirle il suo nome: Mattarellum 2.0.

Fornaro, perché la sua legge è migliore di quella in corso?
«Perché restituisce il totale potere di scelta dei deputati agli elettori e quindi aiuta a recuperare quel divario tra l’opinione pubblica e la politica. Poi, ottiene un migliore equilibrio costituzionale tra le esigenze della governabilità e della stabilità degli esecutivi e quello della rappresentanza. In altri termini la “deformazione” della rappresentanza del corpo elettorale a favore della governabilità non può superare un certo limite».

Come sono suddivisi i collegi e quale è il premio di maggioranza a chi arriva primo?
«L’Italia è suddivisa in 475 collegi uninominali a turno unico. I restanti 155 collegi sono così attribuiti: 12 al collegi esteri, 90 alla lista/coalizione che abbia ottenuto il maggior numero di voti sul territorio nazionale; 30 alla seconda lista/coalizione; 23 come “diritto di tribuna” alle liste che abbiano ottenuto più del 2% dei voti e meno di 20 deputati nei collegi uninominali. In ogni caso per la lista vincente, la somma degli eletti nei collegi uninominali e il premiodimaggioranzanon puòsuperareilnumerodi 350 deputati».

La modifica dell’Italicum, correggendo il premio di maggioranza, eliminando i capolista bloccati e prevedendo la coalizione al secondo turno, potrebbe vedervi seduti al tavolo?
«La questione che mi pare non si voglia risolvere è il rischio sistemico connaturato, nel sistema politico italiano attuale, in un turno di ballottaggio che determina una deformazione non accettabile della rappresentanza: per noi l’eliminazione del ballottaggio è una condizione irrinunciabile per una vera riforma elettorale».

Secondo alcune proiezioni effettuate sul Mattarelum non ci sarebbe, alla luce di un sistema tripolare quale è il nostro, alcuna maggioranza. Dunque si torna alle coalizioni del passato?
«Nessuna proiezione oggi è in grado di stimare l’esito di 475 competizioni di collegio. In ogni caso il Mattarellum originale nelle tre elezioni in cui è stato utilizzato, nonostante il correttivo della quota proporzionale, alla Camera ha restituito un vincitore. In considerazione del mutamento intervenuto nel sistema politico in senso tripolare, nella nostra proposta, oltre al sistema maggioritario connaturato ai collegi, abbiamo aggiunto un ulteriore premio di maggioranza nella misura di 90 seggi con l’obiettivo quindi di arrivare ad una maggioranza autosufficiente per la lista/coalizione vincitrice».

Dalla maggioranza del suo partito potrebbero rilevare che in passato le coalizioni sono spesso state condizionate dai piccoli partiti che ne hanno determinato la fine.
«Il nostro sistema a priori mette tutti sulla stessa linea di partenza, si può costruire una coalizione oppure andare da soli. In ogni caso ricordo che siamo ancora in una democrazia parlamentare».

Ieri il presidente del Pd, Matteo Orfini, ha detto che sull’Italikos si potrebbe trovare un accordo. Lo ritiene possibile?
«Sul tavolo oramai ci sono diverse proposte, mi pare però che dalla maggioranza il ballottaggio sia considerato irrinunciabile. In ogni caso ai collegi dell’Italicum con capolista bloccato continuiamo a preferire collegi più piccoli e uninominali».

Un accordo nel Pd su una proposta unitaria è una chimera?
«Noi avevamo chiesto al Pd a luglio, quando abbiamo presentato il Mattarellum 2.0, di assumere, attraverso i due capigruppo di Camera e Senato, una immediata iniziativa politico-parlamentare per la riforma elettorale. Nulla è stato fatto, ad eccezione di una mozione che a detta di tutti i commentatori era poco più di una dichiarazione di intenti senza alcuna efficacia. Mi pare che il tempo sia ampiamente scaduto e non certo per nostra responsabilità: sono mesi che abbiamo presentato sia la proposta di legge di attuazione della riforma costituzionale per l’elezione dei senatori sia una legge che superasse l’Italicum. Noi non abbiamo votato né alla Camera né al Senato l’Italicum e adesso vediamo allungarsi ogni giorno la lista dei “pentiti”. Forse ci si poteva pensare prima».

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