Com’è caduto in basso il linguaggio politico. Parola del “dantista” Roberto Benigni

Politica
Italian actor/director Roberto Benigni arrives in Apiro (Marche region, Italy) to attend the conference ''Il Dante di Benigni", 18 October 2015. ANSA/ BALLARINI

L’attore e regista, protagonista di un convegno nelle Marche per le sue letture dantesche, ricorda tra i mali d’oggi «le tanti frasi sessiste che si sentono in giro».

«Quello attuale è il momento più basso per il linguaggio politico». Il linguaggio «è un pezzo dell’estetica che è la radice dell’etica. E quindi se l’etica è bassa, lo è anche il linguaggio». Lo ha detto Roberto Benigni, ricordando «le tanti frasi sessiste che si sono sentite in giro». L’attore ieri era ad Apiro in provincia di Macerata, dove è andato insieme alla presidente della Camera Laura Boldrini che è di quelle parti, e si teneva un convegno dove l’argomento scelto dagli studiosi erano le letture dantesche di Benigni stesso. «C’è un grandissimo interesse anche all’estero – ha sottolineato l’artista – abbiamo avuto richieste anche inaspettate: Israele, Paesi arabi, Corea, Giappone».

Per Benigni un film su Dante sarebbe «un bel progetto. L’ultima produzione risale agli anni ‘50, con Giorgio Albertazzi protagonista e pensate un po’, Loretta Goggi, giovanissima nel ruolo di Beatrice. Io stesso ho lavorato a questa idea per parecchio tempo – ha rivelato ma non siamo riusciti a concretizzarlo. Non dico che si potrebbe fare qualcosa come Shakespeare in Love, ma secondo me ci sarebbero tanti aspetti importanti da mettere in scena in un film». L’attore e regista ritiene che il successo delle sue Lecturae Dantis sia legato anche al fatto che «manca una scuola di lettura dantesca. Sarebbe bello imparare come si leggono i versi di Dante, ma anche come si legge Boccaccio. Dante non ha fatto nulla a caso, la dolcezza di certi versi, le pause, i silenzi, gli endecasillabi che a volte vengono trasfigurati e, nella lettura, a volte anche sfigurati». L’artista toscano è disposto «a mettere a disposizione le tre o quattro cose che ho imparato di Dante, ma sarei soprattutto interessato ad ascoltare».

E sul poeta che nel sesto canto del Purgatorio l’amentava un’Italia «sanza nocchiero», commenta: «In verità l’Italia oggi ha un nocchiero, ma non sappiamo dove ci porta. C’è ed è piuttosto forte, ha preso il posto di un altro nocchiero che non stava bene al timone» E per restare alla Divina Commedia? «Scelgo il Paradiso per il clima, l’Inferno per la compagnia». Chi metterebbe in cielo e chi negli abissi? «Papa Francesco di sicuro in paradiso… Io? All’Inferno mi piace, appunto, la compagnia, se non capiti in certi gironi tremendi. Pensate stare con Paolo e Francesca o con Ulisse. O nel Purgatorio, dove pure si è messo Dante…».

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