Clementino: “Al Concertone le generazioni cambiano”

Musica
The presenter of the event, the italian rapper Clementino, on stage on the occasion of the traditional May Day concert, organized by Italian trade unions CGIL, CISL and UIL on San Giovanni in Laterano square, in downtown Rome, Italy. ANSA/ GIORGIO ONORATI

Il rapper in veste di conduttore del Primo Maggio ha tenuto il palco benissimo: “C’era il mio pubblico e si è cantato del lavoro”

Il Concertone del Primo maggio a Piazza San Giovanni a Roma, promosso da Cgil, Cisl e Uil, ha avuto un presentatore che ha sorpreso molti di noi per aver condotto benissimo la maratona: Clementino. Il rapper ha mantenuto verve fino alla fine coronando la prova con un suo brano e la trascinante cover di Don Raffaé di Fabrizio De André: «Quella traccia è come un rap, se ci si pensa».

Da conduttore ha funzionato e ha anche cantato: si apre una nuova carriera?

«Ho lavorato nei villaggi turistici per dodici anni, ho fatto altro oltre al rap. Quanto alla voce, essendo abituato a cantare dal vivo si impara i segreti per non perderla».

Il tema del lavoro nelle canzoni è emerso o rimasto sotto traccia?

«È stato affrontato diverse volte. Sono “pro lavoro” nelle canzoni. E quando parlo o canto di temi come l’immigrazione si arriva sempre lì: uno si sposta per lavoro. L’anno scorso a Sanremo Quando sono lontano parlava di ragazzi che se ne sono andati da casa per cercare lavoro».

Rocco Hunt nel pomeriggio, in serata Gabbani, Ermal Meta, Samuel come solista: oltre a Clementino, tutti passati dal festival. È stato un Primo maggio sanremese?

«Non lo so, sono cinque artisti su 35. E in altri anni anche un Daniele Silvestri era passato da Sanremo come tanti altri. È una questione di scelte di generi musicali. A voler trovare il pelo nell’uovo mancava un altro cantante old school come Edoardo Bennato».

A proposito: Bennato ha accusato la Rai di aver tagliato il suo quarto e ultimo brano, “Meno male che adesso non c’è Nerone”, adombrando una censura.

«Bennato è un grande maestro della musica ma non ne so nulla, ero dietro il palcoscenico perso sulla scaletta degli artisti».

Sempre Bennato solleva un tema più ampio: il Concertone non può essere un “disco per l’estate”…

«La scaletta definitiva era stata stabilita tre giorni prima. Questo non è stato un Primo Maggio come gli altri, sono cambiati i nomi. Quando ci andavo io suonavano i Modena City Ramblers, la Banda Bardò, i 99 Posse, ma ripetere ogni anno gli stessi nomi ha portato a scegliere anche altri come Gabbani o i Planet Funk, che non hanno temi da Primo maggio come può averli Bennato. C’è un ricambio generazionale ».

«Il cantautorato rock indipendente ha visto eccellenze come Brunori Sas o Motta nella fascia pre-serale. Come è stato misurarsi davanti al loro pubblico?

«È anche il mio tipo di pubblico. Il mio rap è nato facendo street syle in centri sociali come Officina 99 a Napoli, al Leoncavallo a Milano, allo Strike a Roma. Il pubblico che ho piano piano acquisito è hip hop, reggae, e la gente sotto il palco del Concertone era quella, veniva dal reggae, dall’hip hop, dall’underground, dall’indie: è gente fuori da Sanremo, ti vuole così come sei. Per questo mi sono divertito tantissimo ».

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