Cirinnà: “È un passo epocale, il prossimo è contro l’omofobia”

Diritti
Monica Cirinna' sorride nell'Aula del Senato, durante la discussione generale sull'emendamento presentato dal governo in materia di unioni civili, sul quale è stata posta la questione di fiducia, Roma, 25 febbraio 2016. ANSA/ GIUSEPPE LAMI

“l nuovo Parlamento dovrà occuparsi dei bimbi arcobaleno, le adozioni vanno modernizzate”

Senatrice Monica Cirinnà, “madrina” della legge sulle Unioni civili: queste si celebrano già da sei mesi ma l’iter è concluso soltanto adesso. Cosa mancava?

«Alcuni decreti importantissimi per chiarire le criticità e i nodi venuti al pettine dai primi di agosto, quando i sindaci hanno cominciato a celebrare le Unioni civili».

Per esempio?

«Sindaci di Lega e centrodestra hanno opposto che non essendo matrimoni non andavano fatte nella sala matrimoni bensì altrove. Altri hanno rifiutato la delega a celebrare a privati cittadini. Poi c’erano i dubbi su come trascrivere unioni fatte all’estero. Adesso è chiaro che hanno pari dignità rispetto ai matrimoni, il sindaco deve indossare la fascia».

Questi correttivi significano che le Unioni civili sono ormai entrate nella quotidianità delle persone?

«Sì, i decreti erano già previsti nella mia legge. Il Parlamento ha delegato il governo a integrare e armonizzare il testo con il sistema normativo. I tre decreti riguardano appunto l’anagrafe, il diritto internazionale privato e il codice penale. Ora anche gli uniti civilmente rispondono di certi reati come maltrattamenti in famiglia e l’equiva – lente di uxoricidio».

Molte paure sono state fugate?

«Certo. Secondo alcuni il partner che acquisiva il cognome dell’altro doveva modificare il codice fiscale. Non è così, come non lo è per i coniugi, e il decreto lo specifica. Importantissimo è il chiarimento per lo straniero che proviene da Paesi omofobi come Russia o Filippine: non serve più un nullaosta della propria ambasciata, che espone a rischi, basta il certificato di stato libero per evitare casi di bigamia».

Nello spicchio residuo di legislatura si può andare avanti sul fronte dei diritti civili o non ci sarà spazio?

«Credo si possa tentare in questa fine mandato di tirare fuori dalle secche della commissione Giustizia la legge Scalfarotto sull’omofobia. Sarebbe il giusto corollario: le persone dello stesso sesso che si amano sono uscite dall’ombra, ma questo non li salva dall’orrenda omofobia strisciante che andrebbe trattata come aggravante di reato. La legge è passata alla Camera, potremmo farcela anche al Senato».

Nel prossimo quinquennio, invece, quali obiettivi si dà?

«Il nuovo Parlamento dovrà occuparsi dei bambini arcobaleno e di tutta la partita dell’omogenitorialità, rimasta al palo per colpa del tradimento dei Cinquestelle. Bisognerà recuperare con la riforma complessiva delle adozioni da modernizzare alla luce delle nuove famiglie».

Il testamento biologico va in aula a Montecitorio il 30 gennaio. Ce la farà ad arrivare a Palazzo Madama?

«Ne dubito, i tempi sono molto stretti. Ma il percorso sarà più chiaro dopo la sentenza della Consulta, il 24 gennaio, sulla legge elettorale».

Secondo lei, meglio capitalizzare i mesi rimanenti per approvare queste leggi o andare subito al voto?

«Meglio votare il prima possibile con una legge elettorale che consenta ai cittadini di scegliersi i rappresentanti. Per avere un Parlamento di giovani, donne e laici anziché essere continuo ostaggio di forze conservatrici con cui, purtroppo, siamo alleati».

Alle prossime elezioni, quindi, Alfano addio?

«Per me, almeno su questi temi, non c’è dubbio che sia così».

Ha ragione chi dice che, pur avendo perso la partita della riforma costituzionale, il Pd ha scolpito più nettamente il suo profilo progressista nel campo sociale e culturale?

«Sì, è così. Il governo ha varato tante leggi importanti, penso anche al Dopo di Noi. Il profilo riformista e di cambiamento del partito si è accentuato e questo è merito esclusivo del coraggio di Matteo Renzi».

Ha visto la trasmissione “Stato Civil e” su Rai Tre?

«È un grandissimo traguardo, ed è frutto del coraggio di Daria Bignardi, portare finalmente sul servizio pubblico un programma che dimostra semplicemente l’uguaglianza di tutti gli amori. Anche replicarla durante le feste natalizie ha dato il segno di un passaggio culturale: niente più della tv può cambiare la testa delle persone».

Quindi, occhio alla tv?

«Prima c’era stata una puntata di Forum di Barbara Palombelli e poi il trono gay di Maria De Filippi. È un cambiamento epocale. Spero in un altro Sanremo tricolore: i nastri dell’anno scorso sono stati un segno popolare fortissimo. Da Aosta a Pantelleria tutti hanno saputo di cosa si parlava. Grazie a tutto questo c’è stato il salone Gay Wedding e si vendono le bomboniere con il riso rainbow».

C’è ancora bisogno di introdurre il matrimonio gay?

«Beh, il matrimonio egualitario porterà diritti pieni ai coniugi. Resta un traguardo e non è lontano. Molti credono che sia già in vigore».

Vedi anche

Altri articoli