Cirinnà: “Dopo tanti attacchi sono finalmente felice. E ora nuove battaglie”

Unioni civili
Monica Cirinna' sorride nell'Aula del Senato, durante la discussione generale sull'emendamento presentato dal governo in materia di unioni civili, sul quale è stata posta la questione di fiducia, Roma, 25 febbraio 2016. ANSA/ GIUSEPPE LAMI

Due anni di combattimenti ma alla fine il risultato c’è, anche se non completo

Sembra che sia passata una vita da quando si è iniziato a parlare di diritti per le coppie omosessuali in Italia, e oggi, dopo anni di rinvii e di battaglie, finalmente ci siamo. Le unioni civili sono legge. Un traguardo che arriva dopo un complesso percorso parlamentare, lungo il quale si sono dovuti lasciare anche dei pezzi fondamentali della legge, primo fra tutti l’articolo 5 sulla stepchild adoption. È il “buco nel cuore” della senatrice pd Monica Cirinnà, prima firmataria della legge, che già guarda al prossimo obiettivo, quello del riconoscimento della genitorialità e del matrimonio egualitario. Con lei abbiamo parlato del lungo lavoro fatto, delle delusioni, ma anche delle tante soddisfazioni: tutte parti di un lungo percorso politico, ma anche molto, molto personale.

Allora, senatrice Cirinnà, dopo tanto lavoro finalmente le unioni civili sono legge. Cosa prova?

Grande soddisfazione e grande felicità. È bello, dopo tre anni di lavoro, vedere finalmente un risultato per il nostro Paese. È un primo passo importante, storico, dopo 30 anni nei quali il Parlamento aveva solo rimandato, frenato, eluso. Anche se resta quel “buco nel cuore”: l’assenza del riconoscimento della genitorialità e dei bambini delle famiglie arcobaleno. So, però, che questo è solo il primo passo per far diventare l’Italia civile e per metterla al passo con l’Europa, e che dobbiamo comunque andare avanti sul riconoscimento della genitorialità e arrivare al matrimonio egualitario.

Sarà quello il suo prossimo obiettivo?

Sì e spero che sia l’obiettivo di tutto il Partito democratico. Al congresso spero che il matrimonio egualitario sia nei documenti congressuali di tutti i candidati alla segreteria. Il Partito democratico, il partito più forte, quello che prende più voti in tutta Europa, non può non aprirsi all’uguaglianza vera e l’uguaglianza vera è solo il matrimonio.

È stato un iter lungo e tormentato, anche pieno di veleni…

Sì, è stato lungo e complicato. Io ho subito molti insulti e molti attacchi personali, anche beceri e violenti. Ma non ho mai personalizzato. Sapevo che bisognava fare i conti con una parte di politici profondamente conservatori presenti in tutti i partiti del nostro arco parlamentare. Sono andata avanti con tenacia, e la mia forza viene dal fatto che il premier Renzi e la ministra Boschi non mi hanno mai detto di frenare, di aspettare, di fare passi indietro. Abbiamo sempre concordato la strada e siamo arrivati a questo risultato grazie alla determinazione di tutto il Partito democratico.

Cos’è che l’ha delusa di più in questo percorso?

La strumentalizzazione di tutto quello che è il mio percorso politico. Su di me ho sentito frasi come “questa si è occupata solo dei cani e dei gatti” o “questa non è una persona con una storia familiare o umana alle spalle che le possa far capire cosa è veramente una famiglia”… Ho avuto un attacco durissimo anche dal direttore di Radio Maria quando mi ha detto: “Faccia pure la legge, ma si ricordi che lei morirà e sarà giudicata”. Non mi aspettavo attacchi così violenti dal punto di vista umano. Penso che prima della politica vengano sempre i rapporti umani, prima si rispettano le persone poi ci si scontra politicamente.

Quali sono i ricordi positivi di questa battaglia?

Tutte le volte che con i colleghi della commissione Giustizia siamo riusciti ad andare avanti dopo nottate infinite nelle quali abbiamo avuto contro la legge quella che io ho definito la “cavalleria medievale”, cioè tutti i rappresentanti più conservatori di questo Senato; Gasparri, Giovanardi, Formigoni, Sacconi, Quagliariello: tutti presenti per fare ostruzionismo notturno. Ogni volta che riuscivamo a votare anche un solo emendamento, però, mi sentivo felice, perché nel rispetto del regolamento del Senato comunque riuscivamo ad andare avanti. Certo, quella del voto sul testo unificato che ci ha fatto uscire dalla commissione Giustizia è stata un’altra bellissima giornata come anche quella del settembre del 2015, quando Renzi durante l’assemblea del Pd a Milano ha detto di andare in aula con le unioni civili e di non perdere più tempo. Quindi finalmente abbiamo incardinato il testo in Aula anche se con grande dolore, perché lì ho rinunciato per il bene della legge al mio mandato di relatrice.

E il giorno più brutto?

È stato il 16 febbraio. Quando il tradimento, la coltellata alle spalle del Movimento 5 Stelle ha fatto sgretolare quell’accordo che durava da due anni, un vero e proprio tradimento ad un patto sancito anche la sera prima con alcuni messaggi a me e ad altri colleghi. Arrivare in Aula e sentire la dichiarazione dei Cinquestelle che annunciavano che non avrebbero più votato l’emendamento premissivo e che avrebbero fatto decadere così il nostro accordo, è stato veramente brutto. Loro pensano di aver tradito Monica Cirinnà o di aver dato una coltellata al Pd: errore. Loro hanno tradito le coppie omosessuali che chiedevano da anni diritti e soprattutto hanno tradito le famiglie arcobaleno. A quel punto, il rischio di voto segreto ci ha fatto decidere di non rischiare e siamo dovuti tornare nell’accordo di maggioranza e lì Alfano ci ha chiesto lo stralcio. Ma quello che conta, alla fine, è che ce l’abbiamo fatta. Di questo sì, sono felice.

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