Chiara Saraceno: “Bene i dati Istat ma c’è ancora molto scoraggiamento”

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La sociologa intervistata da Unità.tv: “Continuano i segnali positivi, ma sul mercato del lavoro preoccupa l’aumento degli inattivi, ancora c’è scoraggiamento”.

“La ripresa c’è, anche se è ancora fragile. Il dato di oggi diffuso dall’Istat è comunque un segnale che va colto positivamente”. La sociologa Chiara Saraceno, studiosa di importanti studi sulla famiglia, sulla questione femminile e sulle politiche sociali in generale, commenta il calo della disoccupazione registrato oggi dall’Istat, parla della qualità del mercato del lavoro ed esprime il proprio parere su alcune misure della legge di stabilità.

Come giudica il dato sulla disoccupazione? “Positiva. Un po’ di ripresa c’è e questo è un bene. Dopo aver visto per anni risultati costantemente negativi, oggi vediamo un susseguirsi di piccoli segnali positivi”. “Tuttavia – sottolinea Saraceno – nel dato di oggi c’è anche un aumento degli inattivi e questo preoccupa. L’Italia ha tassi di inattività altissimi e se non scende questo dato non riusciremo a scalciare la crisi”.

Quanto è solida la ripresa del lavoro? “Ci sono tanti puntelli che stanno consolidando la ripresa, bisognerà però vedere se le aziende continueranno ad assumere e soprattutto se manterranno gli assunti quando questi puntelli verranno meno. Troppo spesso si accusa la politica, ricordiamoci anche che le aziende devono fare la loro parte”.

Come giudica oggi la qualità del mercato del lavoro? Nell’ultimo anno sono stati creati molti contratti di lavoro, è vero, ma ricordo anche che quelli a tempo determinato restano ancora maggiori di quelli a tempo indeterminato. Oltretutto l’aumento riguarda in misura maggiore i lavori poveri, lavori che non bastano ancora per uscire dalla povertà. Insomma, siamo ancora in una fase di volatilità e i risultati sono ancora discontinui. Questo mese, ad esempio, preoccupa l’aumento degli inattivi, siamo ancora lontani dai livelli pre-crisi. Tuttavia spero che i segnali di questi giorni possano consolidarsi, anche se rimane ancora lo scoraggiamento: l’Italia secondo i dati Ocse è uno dei paesi in cui lo scoraggiamento conta di più nel cercare lavoro.

A proposito di scoraggiamento, quanto può aiutare l’aumento di fiducia registrato dall’Istat nei giorni scorsi? La fiducia è necessaria, ma se non cambia il contesto e se non arrivano segnali forti di ripresa, si rischia di avere un effetto controproducente, un aumento di frustrazione.

Nella legge di stabilità rimangono, anche se in misura ridotta, gli sgravi fiscali per le nuove assunzioni. Le aziende hanno più convenienza ad assumere a contratto indeterminato anche per la decontribuzione, non dimentichiamolo. Ma prima di fare una valutazione sui risultati, aspetterei di vedere cosa accadrà quando finiranno gli incentivi, forse è ancora presto per valutarne l’effetto.

Di quali politiche sociali ha bisogno il Paese, oggi? Innanzitutto sono necessarie più politiche di conciliazione e di sostegno, soprattutto nei confronti delle donne. Si è parlato molto dell’articolo 18, ma non si è parlato abbastanza di come stavano peggiorando le condizioni di lavoro delle donne con carico familiare. Mi piacerebbe si investisse di più nel capitale umano femminile, soprattutto nel capitale umano del futuro, ovvero sui bambini.

A proposito di bambini, nella legge di stabilità ci sono misure contro la povertà minorile, come le giudica. È un primo passo. Reputo importante aver messo la povertà dei minori in agenda. Il bicchiere mezzo pieno è che per la prima volta i bambini poveri sono riconosciuti come ‘poveri meritevoli’ (finora si pensava soltanto agli anziani). Attenzione, però, il basso livello di reddito Isee, richiesto nella misura – ed è questo il bicchiere mezzo vuoto -, rischia di far diventare poco efficace l’intervento.

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