Chiamparino: “Bene il Lingotto, ora ricostruiamo un’area ampia del centrosinistra”

Congresso Pd
chiamparino

Il presidente della Regione Piemonte: “Il Pd superi le correnti, con chi è andato via parliamo di programma”

«Adesso il compito del Pd è quello di costruire un soggetto più ampio, e con chi se ne è andato confrontiamoci sui paletti che riguardano il programma e non su preclusioni a priori. Purché all’interno si superino le correnti». Sergio Chiamparino, presidente della Regione Piemonte, al Lingotto è stato molto applaudito e ha avuto il riconoscimento da parte di Renzi, con il quale spesso è stato critico.

Come è andato questo Lingotto 17?

«Mi sembra che ci sia stata una partecipazione ampia, il popolo del Pd era ben rappresentato. Non è stata solo l’apolo – gia del conduttore, è stata una discussione vera. Sarebbe potuta essere una riunione nostalgica, sul passato recente, invece ci sono stati molti interventi critici e stimolanti, molti hanno posto dei problemi sulle alleanze, sulla leadership inclusiva e non esclusiva. Vedremo cosa succederà dopo le primarie, se ci sarà davvero il “noi”al posto dell’”io ».

Renzi secondo lei ha capito che è stato un errore non ascoltare e che serve un lavoro di squadra? Il ticket con Martina è un segnale positivo?

«Il dibattito ha sollevato il problema, Renzi l’ha recepito, quindi si dovrebbe muovere in quella direzione. Poi verificheremo durante il percorso, comunque lo stesso Martina ha posto tutte le questioni in modo esplicito».

Lei ha parlato di partito a vocazione maggioritaria che deve aprirsi per recuperare non solo chi se ne è andato ma i tanti elettori che si sono allontanate dal Pd, cosa che vuole fare anche Orlando. In che modo?

«Il Pd deve porsi l’obiettivo politico di ricostruire, anzi direi di costruire perché non è stato così da tempo, un’area ampia che voi giornalisti chiamate “il nuovo Ulivo”. Lo hanno detto anche Stafano Bonaccini. Un’area in cui il Pd sia un elemento centrale, un senso politico e programmatico che, con la sua autonomia, guardi di più a sinistra e anche al centro, il tutto tenuto insieme da un confronto e una condivisione del programma. È la chiave per riportare al voto per il centrosinistra quella parte di elettorato che, anche per motivi comprensibili, ci ha abbandonato per il voto di protesta».

Sulle future alleanze il primo riferimento può essere Pisapia, che può aggregare Bersani e i fuoriusciti dal Pd. Dall’altra parte Franceschini ha rilanciato l’intesa con l’Ncd di Alfano ma non tutti sono d’accordo.

«L’alleanza di governo con Alfano è nata in una fase di emergenza perché non c’era una maggioranza praticabile. Io penso a una situazione non di emergenza, se il Pd potrà essere un soggetto che vinca le elezioni. Ma questo dipende anche dal tipo di sistema elettorale, se è in un senso maggioritario o no».

Pensa al Mattarellum?

«Non solo, comunque una legge con più maggioritario, in quel caso ha più significato quale coalizione crei. In un contesto più proporzionale devi modulare in modo diverso. Ma il Pd può dare più senso a un’area e più forza a soggetti minori. Con Pisapia ci sono molti motivi di sintonia, ma è diverso se è un movimento definito che si allea con il Pd o se sta da solo».

E con i Democratici progressisti?

«Io dico: usciamo dagli escamotage. Che il movimento di Pisapia sia il salvagente che, a sinistra, raccoglie dei naufraghi, o che chi è uscito dalla porta rientri dalla finestra. Respiriamo lungo e lavoriamo nel Pd per ricostruire un’area ampia di sinistra».

Lei non sarebbe sceso dalla barca se fosse cambiato il vento, ha detto al Lingotto, ed è stato preso come un attacco a chi se ne è andato

«L’ho detto per me, che avrei lottato dentro la barca, ma non ho dato del vigliacco a nessuno. Con Bersani, Speranza e Rossi facciamo un confronto serio e sereno, i paletti siano solo sul programma, non a priori. Questo sarà il nostro lavoro dopo il congresso».

Che previsioni per le primarie?

«Dai sondaggi sembra che Renzi possa vincere. Certo sarebbe bello se dopo i tre contendenti si unissero, stilassero un patto di due righe su alcuni temi».

Lei ha denunciato la malattia del Pd, le correnti. Come superarle?

«Proprio perché vorrei che si riunissero tutti ho detto che la domanda prevalente deve essere: non “con chi sto?” ma “per che cosa milito?”. Al Lingotto sono arrivati molti messaggi in questo senso e anche Renzi mi sembra li abbia ripresi».

Renzi ha fatto un riconoscimento a lei e a Fassino. Se l’aspettava?

«Beh, è anche un riconoscimento al lavoro fatto, credo. E Fassino è iscritto giustamente nell’albo dei padri nobili del Pd, una parte importante che ha traghettato la sinistra dal Pci in poi, ha portato i Ds in questa nuova casa»

I temi della giustizia e della sicurezza possono creare contrasti nel Pd?

«Il discorso di Minniti rispecchia un sentire diffuso, non c’è stata questa contrapposizione con Emma Bonino. Il problema c’è: quando ero sindaco San Salvario, dove ora c’è la movida, era il quartiere delle lenzuola bianche esposte per protesta contro lo spaccio. Il principio è sempre quello: accoglienza verso chi sta nella legge e severità con chi la vìola. Però abbiamo leggi inadeguate: la Bossi Fini ha creato più danni che vantaggi e andrebbe cambiata, il reato di clandestinità lo stesso e andrebbe abrogato. E sarebbero da rivedere anche le norme sul diritto d’asilo. Può succedere che a una persona venuta qui fuggendo dalla fame e non dalla guerra la legge neghi il diritto di asilo, così diventa un clandestino da mandare via, e magari invece lavora da sei mesi, ha imparato un mestiere. Andrebbe fatta una “manutenzione” delle leggi sull’immigrazione, ecco».

Scrivi la tua opinione su Unità.tv

Vedi anche

Altri articoli