Cécile Kyenge: “Mai più a scuola da stranieri, così l’Italia investe sul futuro”

Immigrazione
L'ex Ministro Cécile Kyenge durante l'incontro con il sindaco di New York DE Blasio (non nella foto) al circolo l'Antico Tiro A Volo, 21 luglio 2014,  Roma. ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Parla l’europarlamentare: il nostro Paese è inclusivo, abbiamo fatto più di altri

«È un momento storico particolare», dice Cécile Kyenge dall’Europarlamento. «L’Italia sta cambiando, il nostro Paese ha delle politiche inclusive». E rilancia l’hashtag «L’Italia è pronta» che aveva ideato quando era ministra dell’Integrazione per sostenere la campagna di civiltà sullo Ius soli. «In questa campagna ci ho messo la faccia» – sottolinea -, nonostante i tantissimi attacchi, gli insulti, le critiche. «Era stato promesso che entro la fine della legislatura la nuova legge sulla cittadinanza per i minori figli di stranieri sarebbe passata, e così è stato». Ius soli temperato e ius culturae: il testo sulla cittadinanza è stato approvato dalla Camera. E la Kyenge è raggiante. Invia per mail la locandina: «Benvenuta Italia», realizzata ad hoc, un modo per festeggiare con il presidente del Consiglio Matteo Renzi e la relatrice della legge Marilena Fabbri per il risultato ottenuto. Poi ricorda tutte le letture fatte nell’aula di Montecitorio sulle storie dei bambini migranti affinchè da quei banchi uscisse una nuova legge per tutti quei ragazzini, baby uomini e donne che crescono qui, sono italiani anche se hanno mamme e papà immigrati.

Onorevole Kyenge, le è dispiaciuto non assistere di persona nell’aula del Parlamento italiano all’approvazione della sua battaglia di civiltà?
«Ho sempre continuato a battarmi per questo. Ad ogni direzione Pd o assemblea di partito, dove ho potuto prendere la parola, ho sempre ricordato l’importanza della legge sulla cittadinanza. Anche dall’Europa ho sempre stimolato il Paese, il governo e il partito».

E l’Italia l’ha ascoltata.
«Finalmente chi è nato ed è cresciuto in Italia potrà vedere riconosciuto il suo diritto ad essere italiano al 100%».

In questo modo l’Italia investe nel futuro?
«Certamente. La legge approvata alla Camera è un investimento nel futuro. L’Italia ha fatto una scelta e dimostra di aver scelto di essere un Paese che si guarda intorno: vede e racconta quel che accade e agisce. Il diritto di cittadinanza è un passo avanti. È uno strumento di integrazione. Questo voto cambia in meglio la vita di tantissimi bambini nati in Italia da genitori stranieri che non dovranno più attendere ben oltre la maggiore età per essere riconosciuti italiani. Ed è un provvedimento ancora più inclusivo per ogni bambino figli di immigrati: non dovranno più crescere stranieri nel proprio Paese».

L’altro Matteo, il leghista Salvini, non è tanto felice: propone un referendum contro lo Ius soli.
«A Salvini ogni tanto fa bene un po’ di dispiacere. Lo Ius soli temperato è una risposta forte, un impegno che ho cominciato a portare nella società civile fin da quando ero nel Pd dell’Emilia Romagna. E ricordo anche un’altra cosa: quando ero ministro dell’Integrazione ad ogni seduta della Camera ogni deputato, non solo io, si alzava in piedi per leggere la storia di uno di questi bambini che stanno crescendo nel nostro e loro Paese. Abbiamo fatto piccoli passi per arrivare fin qua. Anche se non sono più nell’aula di Montecitorio è una battaglia che porto avanti da sempre con il cuore. Ora sto rilanciando l’hashtag “l’talia è pronta” È proprio un bel risultato» .

Dunque, è soddisfatta o si poteva ottenere di più?
«Il testo è passato alla Camera riforma la nostra legge di cittadinanza collocandoci tra le realtà più avanzate e inclusive in Europa. qualcuno avrà sempre qualcosa da ridire. Io dico che è stato fatto un bel passo avanti. In una delle tante lettere che avevo scritto al governo, avevo proposto di ispirarci al modello tedesco, quello adottato è più inclusivo di quello tedesco: la cittadinanza è un potente strumento di integrazione. I bambini nati e cresciuti in Italia non sono più stranieri nel proprio Paese. Entrano in classe a scuola da cittadini, con la cittadinanza italiana. E sottolineo anche l’importanza dello Ius culturae: consentirà l’accesso alla cittadinanza a quei bambini che sono arrivati in Italia entro il 12esimo anno di età e abbiamo frequentato regolarmente per almeno cinque anni un ciclo di studi. E ancora, l’altra novità che riguarda il merito: è necessario che il ciclo della scuola primaria sia superato con successo. Chi verrà bocciato alle elementari dovrà aspettare per chiedere la cittadinanza».

Quali battaglie sta portando avanti in Europa?
«Immigrazione e asilo, sono relatrice per conto dell’Eruoparlamento. Sono anche capo missione di osservazione elettorale in Burkina Faso per conto della Ue. Sì, l’immigrazione è sempre nel mio cuore».

Ultima domanda, come finirà con il caso Calderoli?
«È una battaglia di civiltà che va avanti. Il razzismo in questo Paese è ancora reato. Calderoli è palesemente razzista, non capisco perché deve questo essere negato».

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