Ceccanti: “Senza doppio turno c’è il caos o le larghe intese”

Legge elettorale
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Il costituzionalista: “Il ballottaggio è il primo obiettivo da mantenere, i capilista si possono toccare”

Stefano Ceccanti, costituzionalista, non le sembra che il dibattito su come modificare l’Italicum si sia riaperto sulla base di contingenze politiche che poco hanno a che fare con il merito della legge?

«Infatti, penso che prima di discutere sul piano tecnico bisogna verificare se siamo d’accordo sulle finalità. Poi le tecnicalità si potranno discutere, ma sulla scorta di un obiettivo principale: far decidere agli elettori la maggioranza di governo e non solo quella parlamentare. Ricordiamoci la frase di Roberto Ruffilli che è diventata lo slogan del movimento referendario: il cittadino come arbitro del governo ».

Come e in quanti modi si può tradurre in realtà questo slogan?

«Partendo dalla forte frammentazione che c’è nella situazione attuale, il metodo più democratico è quello del doppio turno: se nessuno vince al primo, si fa lo spareggio. Questo schema, che è a maggioranza garantita, può sembrare rozzo. Ma ad esso esistono soltanto due alternative».

La prima?

«Una grande coalizione strutturale e permanente che vada dal Pd a Forza Italia. È quello che può accadere con un sistema proporzionale e tre partiti politici uno dei quali, il M5S, non si allea con nessuno. Questo nel migliore dei casi. Ma può anche andare a finire male».

Vuol dire se non ci sono le condizioni politiche per le larghe intese?

«Intanto, se non ci sono le condizioni politiche per un accordo così ampio. Ma anche se non ci sono quelle numeriche».

Cioè, nel caso di sconfitta. Scenari?

«Se la prospettiva è quella delle larghe intese permanenti, le forze critiche avranno buon gioco a dire che Renzi e Berlusconi sono intercambiabili, gonfiando i propri consensi elettorali. A quel punto, però, dato che Salvini e Grillo non posso no coalizzarsi, la prospettiva diventa quella di elezioni a oltranza e di nessuna governabilità del Paese».

Secondo lei, rinunciare al doppio turno avrebbe questo esito?

«Sì perché con un sistema a turno unico il premio di maggioranza non potrà essere troppo elevato. Se poi qualcuno è in grado di creare un altro sistema che produca un vincitore chiaro a urne chiuse, me lo dica pure».

Il Provincellum, invece, mantiene il doppio turno e non stravolge la legge limitandosi a far saltare i capilista bloccati. Questo le dispiace meno?

«Il doppio turno, per me, è il primo baluardo. Poi c’è un secondo obiettivo, meno importante, che è la scelta dei candidati. Ma ci tengo a chiarire che l’anomalia dell’Italicum non sono i capilista bloccati bensì le preferenze, che hanno sempre portato a una sfida tra le correnti dei partiti. Quindi sì, il Provincellum può essere una soluzione ».

Lei crede che potrà essere accolto? O sono modifiche di impatto troppo ridotto rispetto agli interessi in gioco?

«Non so se sarà accolto. Mi limito a ribadire che vedo una gerarchia molto forte e chiara di obiettivi,con in cima l’uscita di un vincitore dalle urne».

Vede una proposta alternativa che garantisca questo obiettivo?

«Non mi interessa. A mio avviso l’Italicum lo raggiunge. Ricordiamoci che questa legge fu pensata nel comitato dei saggi istituito durante il governo Letta, quando i poli erano già tre».

Il ritorno al proporzionale vagheggiato dai Cinquestelle è una proposta realistica o provocatoria?

«Io non ci tornerei. Chi propone l’abolizione del doppio turno o la forte riduzione del premio di maggioranza vuole l’ingovernabilità o l’alleanza con la destra. Mi stupisco che anche persone che si definiscono di sinistra e fanno parte del Pd vogliano rimettere in gioco Berlusconi».

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