Ceccanti: “Ora si può votare, il Parlamento scelga Mattarellum o altro”

Legge elettorale
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“L’incostituzionalità del ballottaggio è l’effetto della bocciatura del referendum”

La sentenza della Consulta è “ovviamente applicabile: adesso si può andare a votare. Il problema giuridico non c’è, è solo una scelta politica”: così dice Stefano Ceccanti, costituzionalista, ex senatore del Pd.

Non mi pare sorpreso dalla sentenza, professore…

E’ stata dichiarata l’incostituzionalità del ballottaggio, ma questo è un effetto logico della bocciatura della riforma costituzionale al referendum del 4 dicembre. Essendo stato mantenuto il Senato avremmo avuto una camera eletto in un turno e l’altra in due: direi che quella sconfitta ha portato dietro di sé la sentenza della Corte di oggi.

Politicamente, chi “aiuta” questa sentenza?

Ora deve decidere il Parlamento cosa vuole fare. La palla è ai partiti. Volendo, adesso si può andare a votare: ma se invece i partiti raggiungessero un’intesa più avanzata si potrebbe fare una nuova legge comunque in tempo rapidi. Ripeto, è tutta questione di volontà politica, non di questioni giuridiche. Si può riprendere benissimo il Mattarellum, alla luce di questa sentenza. O se altri hanno altre proposte le facciano.

Ma non bisogna armonizzare le normative per entrambe le Camere?

La Corte non indica obblighi giuridici, ma esercita una persuasione di carattere politico.

Però c’è la questione del premio.

Guardi, se ci fosse una forza politica in grado di superare il 40% alla Camera – e questo è assolutamente possibile perché scatterà il meccanismo del “voto utile” – allora ci sarebbe un trascinamento anche al Senato. I sistemi di Camera e Senato non sono così divaricanti come sembra a prima vista.

Un’ultima questione, quella dei capilista. Cosa significa il sorteggio per le pluricandidature dei capilista?

La Corte ha ribadito al legittimità dei capilista bloccati. E dice che non saranno i capilista a scegliere questo o quel collegio, ma un sorteggio. Perché? Per evitare che sia il capolista a decidere quale “numero due” entrerà in Parlamento.

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