Causi: “La giunta Marino aveva iniziato questo lavoro, ora si vada fino in fondo”

Roma
Marco Causi durante la presentazione della nuova giunta capitolina, Roma, 28 luglio 2015. ANSA/GIUSEPPE LAMI

L’ex vicesindaco della Capitale: “Quegli immobili dati a famiglie in situazione di disagio, occorre verificare se chi c’è dentro ne abbia ancora i titoli”

“100 milioni si possono realizzare vendendole quelle case, la cifra di Tronca mi pare decisamente eccessiva». L’ex vicesindaco di Roma Marco Causi è scettico sulle cifre fornite dal commissario Tronca sullo scandalo affitti “regalati” degli immobili di proprietà del Capidoglio. Scettico sulle cifre, ma niente affatto sorpreso da una vicenda che l’amministrazione capitolina conosceva da tempo e che la giunta Marino aveva provato a risolvere. «Innanzitutto – spiega – va ricordato che stiamo parlando di circa 700 unità immobiliari che non fanno parte dell’edilizia residenziale pubblica che sono quelle rimaste dopo che altre 700 erano state vendute dalla giunta Veltroni fra il 2004 e il 2006 ricavando circa 200 milioni di euro. Queste unità non furono vendute allora perché erano quasi tutte usate per alloggio sociale, ossia per ospitare famiglie che avevano i titoli per vedersi riconosciuta una casa popolare ma che non l’avevano avuta perché non ce n’erano di disponibili. Per questo, storicamente, sono state messe in quegli immobili con affitti da case popolari”.

Innegabile però che in un momento di crisi leggere quelle cifre abbia suscitato sdegno. Trova strano che nell’opinione pubblica si sia fatta strada l’idea che dietro a quegli affitti ci siano accordi indicibili, trattamenti di favore e situazioni “all’italiana”?

“Quello che bisogna fare è verificare se oggi sono ancora validi quei titoli con cui le famiglie hanno ottenuto quegli alloggi a quelle cifre. Può essere infatti che, un po’ per inefficienza del Comune un po’ per opportunismo degli affittuari, oggi le condizioni economiche siano cambiate e che quindi l’assegnazione vada rivista. Ma di questo anche la giunta Marino era assolutamente consapevole”.

E come si provò a risolvere la situazione?

“Quello che il commissario Tronca sta facendo è la prosecuzione di un lavoro che già la giunta Marino aveva iniziato a fare con ispezioni a tappeto per mettere in trasparenza questa situazione. Bisogna essere consapevoli, però, del fatto che si genererà un numero enorme di contenziosi. Quando un anno fa è stata approvato la delibera che aumentava i canoni di questi appartamenti, in Campidoglio sono piovuti centinaia di contenziosi legali”.

Il commissario Tronca ha detto che non esiste un censimento reale di questi alloggi. Conferma?

“Non mi risulta, mi risulta invece che ce n’erano uno fatto negli anni Duemila e uno fatto con tecnologie più avanzate negli ultimi due anni”.

I tecnici comunali raccontano che questa attività di censimento si è interrotta durante la giunta Alemanno. Le risulta?

“Molte cose dentro il Campidoglio si sono fermate con l’arrivo della giunta Alemanno, può darsi che la manutenzione di queste banche dati sia una di quelle. Poi va considerato anche che nell’ultimo anno è cambiato il soggetto gestore del patrimonio immobiliare del Comune di Roma e la società Romeo, alla fine del suo contrasto, è entrata in c contenzioso con l’amministrazione perché avrebbe voluto una proroga e la transizione al nuovo gestore è stata molto complicata. In quei mesi la gestione è stata sicuramente molto scarsa”.

Di sicuro dopo gli scandali di Mafia Capitale il Comune di Roma rimedia l’ennesima figuraccia.

“La situazione gestionale interna all’amministrazione capitolina è molto degradata dal 2008 in poi, e quindi è molto probabile che il degrado iniziato con la gestione Alemanno abbia influito su i processi di modernizzazione che erano stati avviati in precedenza. Sarebbe però disonesto non ricordare che l’amministrazione Marino, anche sotto l’impulso del piano anticorruzione avviato dall’assessore Sabella, aveva già cominciato una intensa attività ispettiva. L’opinione pubblica guarda a queste vicende con sconcerto perché vede l’amministazione del più grande Comune d’Italia di fatto aggrovigliata su se stessa sia per vicende storiche sia per incapacità amministratva. E a volte anche per veri e propri elementi di corruzione. Per questo bisogna trovare il modo di restituire a Roma un Comune che funzioni”.

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