“Cattedre Natta? Aperti a modifiche”. Parla Stefania Giannini

Scuola
Il ministro dell'Istruzione Stefania Giannini durante la presentazione del piano nazionale di formazione degli insegnanti a Roma, 3 ottobre 2016, ANSA/GIUSEPPE LAMI

lIl ministro dell’Istruzione: un miliardo in più in manovra per ricerca e scuola, guardando a merito e bisogni. Entro l’anno la delega 0-6 anni

«Questa manovra conferma che abbiamo investito nel capitale umano», rivendica il ministro dell’Istruzione, Università Stefania Giannini. Che intanto assicura l’arrivo della legge delega sull’infanzia «entro l’anno». Mentre dopo le critiche alle cattedre universitarie di eccellenza di nomina governativa apre a «miglioramenti in Parlamento» delle procedure di selezione.

Ministro, su quali voci esattamente e che con che criteri la manovra assegna un miliardo per Scuola, Università e Ricerca?
«Ci sono risorse su tutta la filiera formativa, ma non è solo una questione di cifre. Quest’anno, in linea con la visione già delineata tre anni fa, le abbiamo indirizzate per premiare merito, qualità, eccellenza e per una lotta alle disuguaglianze che ancora ci sono, a causa della mancanza per anni per anni di una vera politica di diritto allo studio. Nel complesso, questa manovra è la conferma che da subito abbiamo investito nel capitale umano. Parto da università e ricerca: con 7 miliardi e 323 milioni sul 2017/18, dopo sette anni il bilancio per gli atenei italiani torna positivo, con il ripristino dei fondi tagliati. Abbiamo concentrato le risorse su qualità e reclutamento dei giovani, sulla scia della scorsa legge Stabilità. Le novità stanno in particolare in 45 milioni di fondo premiale per la ricerca di base ad atenei che l’hanno incrementata. E nei 271 milioni destinati per la prima volta alle eccellenze dei singoli Dipartimenti, da assegnare sulla base della valutazione della ricerca già nota: a beneficiarne saranno 180 realtà, una quota dei fondi sarà destinata in modo obbligatorio all’assunzione di ricercatori. Altri 100 milioni, nell’ambito del piano per Industria 4.0, vanno alla creazione di laboratori aperti a aziende e atenei in cui fare ricerca applicata e formazione dei manager, a supporto di una manifattura avanzata, con una governance esterna attraverso una Fondazione. Un intervento grazie a cui di raddoppiare nel prossimo triennio il numero degli studenti degli istituti tecnici».

Questo sul fronte del merito. E su quello dei bisogni?
«Ci sono tre misure che io credo delineano una vera politica di diritto allo studio. Anzitutto, la novità rivoluzionaria di una no tax area fino a 13 mila euro di Isee; il ripristino del fondo del diritto allo studio progressivo fasce Isee; infine, la Fondazione articolo 34 per assegnare borse da 15 mila euro l’anno per tutto il corso di studi – e non più solo il costo delle tasse universitarie – ai molto bisognosi e molto meritevoli, per cui ora chiariremo i criteri di selezione (voto di maturità o media degli ultimi tre anni, ndr).

Il mondo accademico intanto però protesta per le cattedre di eccellenza “Natta” di nomina governativa. Come risponde?
«Il principio in sé è credo incontestabile: chi può obiettare a risorse aggiuntive che porteranno 500 persone in più, e di qualità, negli atenei italiani? A sollevare critiche sono metodo e procedure di selezione finora pensate. Voglio dire allora che con la consegna del parere del Consiglio di Stato inizia nelle prossime settimane il percorso parlamentare, che per me sarà lo spazio per tutti i possibili – in alcuni casi doverosi miglioramenti. Noi siamo aperti a questi contributi: il Parlamento serve proprio a valutare dei punti critici, e credo il governo abbia il dovere di ascoltarlo. Invito solo a non buttare anche il bambino con l’acqua sporca, non smontiamo tutta l’operazione».

Passiamo alla scuola: le cifre?
«Ci sono 300 milioni per l’attuazione delle deleghe della Buona Scuola, 200 solo per quella 0-6 anni con la riforma di nidi e scuola dell’infanzia. E poi 200 milioni per la trasformazione dell’or – ganico di fatto in organico di diritto, con la conseguente assunzione di altre migliaia di insegnanti anche se i numeri concreti li vedremo più avanti. Comunque un passaggio centrale, anche per i sindacati».

Il testo della legge delega 0-6 anni è atteso da tempo, quando arriverà?
«Praticamente è già pronto, abbiamo i draft di tutte e nove le deleghe. Il percorso arriverà dopo la legge di Stabilità, dunque di certo entro l’anno ».

Capitolo edilizia: secondo un recente sondaggio, per la quasi maggioranza degli italiani le scuole sono ancora «poco adeguate» e «poco sicure». Le vostre prossime tappe?
«Posso solo ribadire che spenderemo quanto promesso via via che le risorse sono disponibili. Di quattro miliardi, il 43% è già stato destinato e speso in interventi per 13 mila scuole (su 42 mila). Ma ricordo anche la cifra complessiva di quello che per la prima volta è un piano nazionale per l’edilizia scolastica: 6 miliardi e 699 milioni, dal 2014 al 2017, tra fondi Miur, Ue, mutui e svincolo dal Patto di Stabilità».

Sempre secondo questo sondaggio, gli insegnanti italiani sono sottopagati. Invertirete la rotta?
«Non è un problema solo degli insegnanti, ma di tutto il mondo della pubblica amministrazione se paragonato ad esempio a quello tedesco. Voglio comunque ricordare che con la legge 107 ci sono stati incrementi sostanziali: 200 milioni per la premialità, la carta del docente vale 48 euro netti in più al mese, anche se riconosco che alcuni aspetti – come l’alternanza scuola lavoro – comportano impegni aggiuntivi. La partita qui però è quella della riapertura dei contratti. Il bicchiere per ora è mezzo pieno. Che poi diventi pieno, sarebbe per me straordinario e auspicabile ».

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