Catania (Confindustria): “Tornano gli investitori. Ora però acceleriamo sul digitale”

Innovazione
20090319 - MILANO - CRO - ATM: CATANIA, PROSEGUIAMO CON FUSIONI E ATTENDIAMO TORINO. l'ad di Atm Elio Catania oggi durante la conferenza stampa che si è tenuta alla fermata di Porta Venezia per il viaggio inaugurale nuovo treno il "meneghino" entrato in funzione sulla liena 1 della metropolitana milanese. DANIEL DAL ZENNARO/ANSA

Il presidente delle imprese dell’Ict: “Il clima è cambiato ma scontiamo ancora un forte gap”

«Negli ultimi sei mesi è cambiato il clima, il governo ci sta mettendo la faccia, i provvedimenti vanno nella direzione giusta: bene, ora è tempo di accelerare». Il presidente di Confindustria Digitale, le imprese dell’Ict, Elio Catania, punta sulla co-progettazione pubblico e privato, sul partenariato e incalza: benissimo le nuove norme, adesso facciamo partire insieme i tanti cantieri aperti per la realizzazione delle grandi piattaforme digitali.

Cisco che investe in Italia, Apple che ha scelto Napoli per il suo primo dentro di sviluppo europeo, si muove anche Amazon, sono notizie di questi giorni, il settore si sta risvegliando?
«Lo sforzo normativo degli ultimi sei mesi dice al mondo che il Paese sta reagendo sull’innovazione e quindi cominciamo a vedere il ritorno di grandi aziende. In quindici anni abbiamo avuto una stasi completa di investimenti esteri nel campo dell’innovazione: non si riscontrava un terreno fertile, né nel privato né nel pubblico, non c’era reattività al bisogno di trasformazione digitale. Il clima sta cambiando e vediamo esempi concreti, per questo non bisogna mollare in questo momento. Il tema della manifattura 4.0 che stanno tanto cavalcando in Germania come uno degli elementi di svolta dell’economia manifatturiera tedesca, comincia a diventare prioritario anche sui tavoli delle nostre imprese italiane, di Confindustria, questo clima si percepisce e gli stranieri tornano in Italia a investire. È molto positivo».

Il governo ha appena approvato una serie di misure sull’amministrazione digitale, vi convincono?
«Le decisioni sulla riforma del codice dell’amministrazione digitale rappresentano un cambio di passo, una diversa attenzione da parte del governo da sei mesi in qua. In prima lettura pare che emerga una volontà forte di rendere attuative le norme, quindi il giudizio non può non essere positivo. Ma, lo dico subito non molliamo l’osso. Da mesi stimoliamo la pubblica amministrazione e il governo: non bastano le agende, noi vogliamo vedere le realizzazioni».

A cosa si riferisce in concreto? Da dove partirebbe?
«Penso ai decreti attuativi dell’agenda digitale, ci sono dieci piattaforme strategiche, dall’identità digitale all’anagrafe unica del cittadino, la sanità, la scuola: ora bisogna farle, fare in modo che tutta la pubblica amministrazione dalla periferia al centro si muova su queste piattaforme».

Non è tutto fermo, alcuni progetti sono avviati.
«È partito lo Spid, l’identità digitale, che verrà attribuito a tutti i cittadini nel corso di quest’anno e anche l’anagrafe unica. Io credo che tutte le iniziative debbano partire in parallelo non possiamo andare avanti in sequenza, prima uno poi un altro, rispetto ad altri Paesi abbiamo un gap fortissimo da recuperare nella digitalizzazione».

Per fare una cifra?
«Per essere nella media europea dovremmo investire all’anno 25 miliardi di euro in innovazione digitale. Stiamo parlando di 1,5 , 2 punti di Pil che non stiamo raccogliendo e di 700 mila posti di lavoro, in gioco c’è questo. Quindi plauso al governo perché ha cambiato passo negli ultimi sei mesi, è tangibile. Renzi si è speso in prima persona e alcuni progetti sono partiti. Con le ultime decisioni finalmente cominciamo a vedere delle regole e anche delle penali per chi non si allinea. Ora però dobbiamo correre, mettere insieme tutte le forze, del pubblico e del privato, che su questo argomento possono dare un contributo».

Propone una nuova forma di concertazione?
«Co-progettare, co-disegnare, di questo si tratta, come è stato fatto negli altri Paesi. Si deve fare un lavoro comune: esiste un piano per la sanità digitale, uno per la scuola, ma sono rimasti sulla carta, non possiamo permettere che ci restino. Servono tavoli di progettazione congiunti pubblico-privato, dove il privato e l’amministratore pubblico costruiscono insieme la maniera più veloce per realizzare queste piattaforme. Vorrei fare il caso, in positivo, della fatturazione elettronica resa esecutiva lo scorso giugno: ha spinto tutte le imprese ad adeguarsi, molte piccole imprese non erano pronte, come molte piccole amministrazioni. Però lavorando insieme abbiamo forzato il sistema ad adeguarsi. Abbiamo lavorato insieme anche nello Spid: la trasformazione digitale è complessa, non si tratta di un’app ma di mettere insieme 8mila anagrafi, il fascicolo sanitario elettronico in comune tra tutte le Regioni, in questa fase c’è bisogno di collaborazione, di partenariato pubblico e privato come è successo negli stati uniti, in Gran bretagna, in Germania. Si chiama co-progettazione precompetitiva».

Giusto per semplificare…
Siamo di fronte a una trasformazione importante c’è bisogno di trasferimento di conoscenze, di rendere esecutive queste piattaforme, non possiamo più aspettare. Come imprese ci mettiamo a disposizione, abbiamo dei tavoli aperti, ne vorremmo di più».

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