Casini: “È terrore globale, e non va combattuto in ordine sparso”

Terrorismo
Il leader dell'Udc, Pierferdinando Casini, alla riunione dell'Ufficio di Presidenza del gruppo Ppe, Firenze, 6 settembre 2012.
ANSA/MAURIZIO DEGL' INNOCENTI

Il presidente della commissione Esteri del Senato: “Chi si illude che davanti a questa sfida basta innalzare muri è di un’ingenuità sconcertante”

«Qui c’è un nuovo nazismo, quello jihadista, capace di competere con i regimi più brutali che abbiamo visto all’opera nel Novecento». Nel giorno della strage di Dacca, a lanciare il grido d’allarme è il presidente della Commissione Esteri del Senato, Pier Ferdinando Casini. «Chi si illude – avverte l’ex presidente della Camera – che davanti ad una sfida così complessa basti innalzare muri, è di una ingenuità sconvolgente».

Presidente Casini, una nuova strage a firma Daesh. Stavolta in Bangladesh. Dopo Istanbul, Dacca. Cosa significa questo?

Significa che il terrore è globale e lo sarà in misura crescente, tanto più l’Isis perderà il controllo di parte del territorio in Siria e in Iraq. Nel momento in cui si assestano colpi mortali al “Califfato” e vacilla il dominio siro-iracheno, tanto più questi criminali, per dimostrare di esistere, dovranno cercare di infliggere colpi mortali in giro per il globo. Questo avviene superando anche le vecchie divisioni tra al-Qaeda e il Daesh, e utilizzando tutte le basi logistiche che esistono tra Paesi islamici e Occidente.

La Jihad si globalizza mentre l’Europa tende a frantumarsi e a chiudersi entro le “mura” nazionali.

Ormai questi discorsi stanno diventando stucchevoli, così come le condoglianze di rito. L’opinione pubblica deve capire che è minacciato il nostro modello di vita e che dobbiamo combattere, sia pure in forme diverse da quelle tradizionali, una guerra vera e propria. Appare profetica l’espressione di “terza guerra mondiale a rate” che aveva coniato Papa Francesco. Europa, Occidente, Paesi arabi, Islam, tutti siamo ugualmente minacciati, per cui dobbiamo fare fronte comune, sul piano della prevenzione, su quello della repressione ed anche, e non è meno importante degli altri due, su quello della educazione.

Cosa continua ad attrae migliaia di giovani, anche europei, del messaggio jihadista?

Il mondo jihadista è molto composito. È fatto da occidentali sbandati, da ceceni in cerca di ricollocazione, da islamici fanatici. È un mosaico non è un unicum. E per questo non dobbiamo combatterlo in ordine sparso. Chi si illude che davanti ad una sfida così complessa basti innalzare muri, è di una ingenuità sconvolgente.

Lei in precedenza ha fatto riferimento all’educazione come uno dei campi cruciali per contrastare il messaggio jihadista. Una educazione fondata su principi non negoziabili?

Assolutamente sì. Il rispetto del diritto alla vita e alla dignità dell’essere umano, è un principio universale non negoziabile. E non è il solo. Ma c’è anche dell’altro: i nostri bambini devono capire l’esistenza del male. Di un male assoluto che non possiamo illuderci di minimizzare. Scuole e università sono chiamate ad una straordinaria campagna di verità e di spiegazione. Così come le grandi religioni, che hanno un ruolo fondamentale in termini pedagogici. Qui c’è un nuovo nazismo, capace di competere con i regimi più brutali che abbiamo visto all’opera nel Nove cento.

Tra le venti vittime della strage di Dacca ci sono numerosi italiani.

Tanti attentati, per grazia di Dio, non ci avevano colpito in prima persona. Ma non potevamo illuderci: siamo in prima fila come gli altri, anche con i rischi che corre il nostro territorio nazionale.

Terroristi colpiscono i luoghi della normalità: caffè, alberghi, centri commerciali, aeroporti, stadi. Il messaggio è: rintanatevi in casa, perché vi possiamo raggiungere e colpire ovunque?

Questa è la sfida, ma naturalmente è un diktat che non possiamo accettare, perché significherebbe negare i presupposti stessi del nostro mondo.

Spesso dopo eventi tragici come quello consumatosi a Dacca, si torna a chiedere alle comunità islamiche in Europa di dissociarsi.

Una dissociazione in più non guasta mai, un supplemento di chiarezza in questi casi è sempre utile, però devo dire che io queste dissociazioni le ho sentite più volte ed anche chiare .

Tra muri e Brexit, l’Europa sembra chiudersi in se stessa, come se fuori da essa non accadessero tragedie umane. E quando avvengono fatti scioccanti, si fa in fretta a voltare pagina. Cos’è: una Europa senza memoria, che rimuove invece di agire?

È inutile proseguire discussioni “à la carte”, come se fossimo al “ristorante -Europa”: io scelgo questo, a te lascio quell’altro…L’unico problema è dimostrare con i fatti concreti che riguardano l’opinione pubblica, come sono l’immigrazione il terrorismo, che l’Europa c’è. Battere il populismo è possibile solo se dimostriamo di esistere su temi concreti.

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