Carmen Consoli si fa in tre: “Il rock deve destabilizzare”

Musica
La cantautrice Carmen Consoli durante la presentazione del suo nuovo album 'L'abitudine di tornare', Milano, 19 gennaio 2015.
ANSA/MOURAD BALTI

Al via oggi a Roma il tour della cantantessa: “La maternità mi ha reso più forte Ora bado solo alle cose essenziali. La televisione? Mi spaventa, come Sanremo”

“Si racconta che il principe di Condé dormì profondamente la notte avanti la giornata di Rocroi”: così Manzoni, rubando l’aneddoto a Balzac, apre il secondo capitolo dei Promessi Sposi. Ora, la nostra intimità con Carmen Consoli non va oltre qualche telefonata; eppure possiamo immaginare che stanotte, alla vigilia del tour teatrale che inizia stasera a Roma, abbia dormito anche lei come un sasso. Niente ansie, nessuna traccia delle “consulte angosciose” in cui si macera e si snerva don Abbondio. Sentite cosa stava facendo quando l’abbiamo chiamata: “Ero intenta a cucirmi una gonna, con la mia macchina da cucire. Stavo decidendo come abbellirla. Seguo i consigli della signora Sara, la governante di mia madre. Ma non credo che riuscirò a finirla per il tour”.

Ah, ecco, il tour…

“Stavolta abbiamo studiato tre scenari diversi. Il primo, nei palazzetti, con un ritorno al rock e alle chitarre elettriche; il secondo, estivo, con un classico trio chitarra-basso-batteria; e poi questo tour teatrale che si spoglia dell’elettricità e diventa acustico, in punta di plettro, se vogliamo ecosostenibile, e si rivolge a chi ha a cuore la natura e le sorti del pianeta, rispetta l’alternanza delle stagioni e l’antica capacità umana di adeguarsi al clima che cambia”.

Questo vuol dire che i brani rock avranno una veste acustica?

“Cambio i vestiti, come la gonna che mi sto cucendo, ma la mia taglia sempre quella è. Il corpo non cambia. Per me il rock è nei contenuti più che nella forma. Ricordi Joan Baez a Woodstock o i primi tre album di Joni Mitchell? Come fai a dire che non sono rock? Allo stesso modo, come fai a dire che sono rock canzoni piene di schitarrate, ma con testi che non graffiano? Il rock deve destabilizzare. Trovo che in Italia sia rock la musica popolare, che in fondo è il nostro blues. Il rock è il messaggio. Mi viene in mente il live acustico dei Nirvana…”,

…che conteneva una cover di David Bowie. Ti ha colpito la sua scomparsa?

“Certo, Bowie fa parte del DNA di tutti noi: è l’universalità del grande artista. Quando ero piccola ascoltavo i dischi di Elvis Presley e piangevo all’idea che fosse morto. Io però non ho paura della morte: l’Occidente si ostina a negarla con trucchi ed elisir, io mi esercito a vederla in maniera obiettiva: perché fare finta che non ci sia? Bisogna convivere con questo pensiero per dare valore a ciò che viviamo oggi, anziché affannarsi a dimostrare di sapersi collocare nel conformismo degli schemi di successo. In questo penso che Bowie, che sicuramente influenzerà i prossimi decenni, abbia compiuto il suo ciclo dicendo ciao a questa vita col sorriso e con molta classe. Ho la sensazione che stia facendo un bellissimo viaggio”.

A proposito di viaggi, tu vai spesso a Parigi?

“Ci ho vissuto e ho tuttora un pied-à- terre dove torno ogni volta che devo isolarmi a scrivere e quando voglio respirare un’aria creativa, piena di cultura e di arte. Ci vado con mia madre e mio figlio. Però vivo rigorosamente nella mia splendida Catania, alle pendici dell’Etna”.

Come Battiato.

“Siamo vicini di casa. A breve dovrei organizzare una cena vegana a casa sua con la signora Anna, la sua cuoca personale, la regina degli involtini di melanzane. Questa cosa mi fa venire un’ansia da prestazione che non ti so descrivere”.

Ti viene per una cena e non per il tour?

“Suonare dal vivo è la mia acqua, il mio habitat. Ognuno deve fare ciò che sa fare, anche se non nego l’eclettismo. Io non so ballare, però faccio musica e privatamente cucino. Però non sono vegana: sono siciliana, non posso rinnegare il fatto di essere cresciuta mangiando pesce”.

Accennavi a tuo figlio. Gianna Nannini dice che la gravidanza ha influito sul suo modo di cantare. Anche per te è così?

“A me ha cambiato tutto, il mio sguardo sul mondo, non solo il modo di cantare. Noi artisti parliamo di intenzione: a seconda dell’intenzione che hai canti in un certo modo e ottieni un certo risultato, e questo si chiama interpretazione. Vale per me e per le colleghe che sono diventate mamme: Gianna, Giorgia, Elisa. Dopo la gravidanza viene fuori quello che sei, ti ritrovi magnificata da una ragione di vita enorme. Ti scrolli di dosso te stessa, smetti di prenderti troppo sul serio, e in un certo senso ti ritrovi. E ti senti più leggera. In passato mi arrabbiavo più spesso, ora vado avanti per la mia strada, non insisto su ciò che mi dà dispiacere, mi impegno nella costruzione. Prima la rabbia mi bloccava. Ora vado dritta al centro, cerco l’essenzialità”.

La cerchi anche nelle tue canzoni?

“Le assecondo. E cerco di vivere questo mestiere senza stressarmi”.

È per questo che non vai più in gara a Sanremo?

“Intendiamoci: io adoro Sanremo, sono molto grata al festival, che mi ha permesso di farmi conoscere, ma l’ultima volta per la tensione mi sono venuti tutti i capelli bianchi. Mi emoziono troppo, sto male, non ci vado non perché mi senta la grande cantautrice della Sicilia, ma perché mi spavento. La musica non mi deve spaventare. Per questo faccio poca televisione”.

Se fossi più giovane, non avresti altra scelta…

“Lo so. E infatti stimo tantissimo i ragazzi che vanno ai talent, perché devono essere molto forti. Se alla fine di un’esibizione dovessi sentire quattro giudici, non credo che lo sopporterei. Meno male che sono venuta fuori prima! Oggi non sarei “uscita” e non avrei avuto altre occasioni. Negli anni ‘90 c’era la possibilità di crescere senza fretta, com’è accaduto agli Afterhours, ai Marlene Kuntz, a Capossela. E siccome voglio sentirmi a mio agio, non potrei fare nemmeno la giurata. Non mi va di giudicare gli altri”.

Prova a giudicare te.

“Beh, sento che lavoro molto, che non dimentico il passato, che mi godo il presente e mi costruisco il futuro. Mi sento un essere umano che ce la può fare. Me ne frego delle convenzioni e so circondarmi di gente bella. Mi do la sufficienza, e mi basta. Come diceva Dalla: l’impresa eccezionale, dammi retta, è essere normale”.

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