Cantone: “La questione morale riguarda tutta la classe dirigente”

Politica e Giustizia
Raffaele Cantone Presidente Autorità nazionale anticorruzione durante il tavolo di lavoro sul Parco della Salute di Torino presso il Palazzo della Regione Piemonte, Torino , 8 settembre 2015 ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO

Il presidente dell’Anti-corruzione: “Non sono le solite mele marce, la situazione è grave. Serve una corsia privilegiata per i processi di corruzione”

Presidente Cantone, non trova sconfortante questo bollettino di arresti che riguarda la classe dirigente del Pd?

“È inquietante che i fenomeni di malaffare emergano in continuazione anche se diversi caso per caso, una settimana fa il concorso esterno alla mafia, poi la corruzione oggi la turbativa d’asta. Ormai non è questione di appartenenza politica, il problema investe tutta la classe dirigente. È innegabile che il Pd sia più esposto visto che amministra così tanta parte del Paese. Questa non è una giustificazione, ovviamente, perchè chi governa deve avere più anticorpi rispetto a certi rischi. Però esiste in Italia un problema di formazione della classe dirigente”.

C’è una questione morale nel partito democratico?

“Ritengo ci sia una questione morale che investe la classe dirigente del Paese. Oramai la sequenza dei fatti non è più marginale o concentrata in una parte ma riguarda il nord, il sud, città piccole e grandi. La situazione è grave e non può essere liquidata genericamente con le classiche mele marce. Il livello di coinvolgimento delle istituzioni e della politica è molto significativo”

Il gip di Lodi scrive che “il sindaco Uggetti è capace di intimidire i testi” e arriva ad ipotizzare suoi “rapporti privilegiati con i vertici politici e anche delle forze dell’ordine”. Ha ragione il presidente dell’Anm Piercamillo Davigo, rubano più di prima e sena vergognarsi?

“Evito comparazioni tra il passato e l’oggi, è sempre difficile confrontare meccanismi così complessi. A Napoli si dice che chi ruba ha la faccia di corna, sempre. So per certo che prima non è che c’erano delle verginelle che ogni tanto rubavano e poi arrossivano. Negli anni Novanta c’è stato chi ha intestato i conti esteri per le tangenti ad una improbabile contessa. E le modalità del tangentone Enimont sono state uno degli scandali di corruzione più vergognoso di questo Paese. Il punto è che erano svergognati ieri. E lo sono ancora oggi. Non abbiamo fatto molti passi avanti, questo è il problema”.

Partiamo per una volta dalla prevenzione anziché dalla repressione. Cosa si può fare ancora e di più?

“Vedo che oggi è stato presentato in Commissione Affari costituzionali alla Camera il testo base sulla legge sui partiti. Prevista dalla Costituzione la aspettiamo da settant’anni. Bene, è un passaggio che io stesso ho auspicato e sollecitato più volte perchè pretendere etica interna nei partiti è un passo fondamentale. Direi un nuovo punto di inizio. Non si può pensare di risolvere tutto con le regole. Ma regole più forti, relativamente ai partiti e quindi alla selezione del personale politico e dei rispettivi incarichi, sono necessarie”.

Ad esempio?

“Va evitata la commistione, specie a livello locale, tra attività economiche e politiche. Basta con la prassi per cui un sindaco diventa poi presidente di una municipalizzata o viceversa, con una logica che mostra un interscambio di ruoli che non è un’immagine positiva per il Paese. C’è necessità di mettere in chiaro cosa un amministratore può fare prima e cosa dopo per evitare che la politica diventi il trampolino di altre attività. E poi massima trasparenza sui finanziamenti, sulle fondazioni. Serve una vera legge sul conflitto di interessi”.

Il modello Expo, issato a simbolo dell’Italia che funziona, può diventare un modello nazionale?

“È impossibile per il numero di appalti che facciamo nel nostro Paese. E perché è impossibile controllare tutto. L’appalto di Lodi, sulle piscine, non sarebbe stato neppure nella categoria di quelli verificabili tanto è basso il valore. In questo caso va detto che siamo al paradosso di una turbativa d’asta in un’attività quasi di beneficenza come può essere la gestione delle piscine comunali. Non si può controllare tutto. Nè esiste il modo di eliminare tutto il rischio”.

Perché il nuovo codice degli appalti, proprio da lei tanto invocato, prevede ampia discrezionalità fino al milione di euro di valore?

“È un errore e dobbiamo correggerlo scrivendo le linee guida”.

Insufficienti sulla prevenzione, e sulla repressione?

“Cominciamo col dire che queste inchieste dimostrano come il controllo di legalità sia in continua crescita nel nostro Paese. E sottolineo come il reato di turbativa d’asta non prevedeva l’arresto fino al 2010. Detto questo non si può pensare di risolvere tutto con gli arresti e la custodia cautelare. Dobbiamo avere un sistema che consente di arrestare e condannare. Sarei cauto, poi, nel dire che la repressione funziona se valutiamo le mancate condanne o le prescrizioni”.

Come si fa ad avere condanne in tre anni?

“Mafia capitale è a processo con le indagini ancora calde. E quindi conta molto come viene organizzato l’ufficio. Poi ci vorrebbero corsie privilegiate per la corruzione. In certi momenti occorre fare scelte precise”.

Prescrizione lunga e procedure più snelle nei processi: in queste ore il Senato dovrebbe sbloccare due riforme ferme da due anni. La convincono?

“In questo momento la prescrizione lunga è utile per evitare le prassi dilatorie ma non perché sia giusto che una persona venga condannata dopo vent’anni. Fatta questa premessa, i tempi lunghi dei processi sono anche un problema di organizzazione interna e, certo, mancanza di risorse”.

Teme che la bandiera dell’Anac possa essere chiamata a colmare qualche nuova emergenza?

“L’Anac non può fare nulla di più di quello, tanto, che già fa per la prevenzione e la trasparenza. Però, vediamola anche così: il sistema funziona, gli anticorpi sani reagiscono”.

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