Calise: “Tre candidati veri perché diversi: è una sfida autentica”

Pd
MauroCalise

Il politologo: “In un panorama di partiti personali e autoritari stiamo a discutere dei tempi del congresso del Pd”

«Io vedo il congresso del Pd come un’occasione di crescita rispetto a un quadro politico in cui resistono solo partiti personali». Professore di Scienza Politica alla Federico II di Napoli e autore di diversi saggi importanti sulle trasformazioni della forma-partito (come si sarebbe detto una volta), Mauro Calise ha una posizione netta sulla questione che ha diviso i dirigenti del Pd e gli stessi osservatori in queste settimane. «Il Pd –spiega –sta facendo un grande sforzo per sopravvivere a questa tendenza verso i partiti personali. Uno sforzo che i tre candidati in lizza, Matteo Renzi, Andrea Orlando e Michele Emiliano, rappresentano benissimo ».

In che modo, professore?

«Anzitutto con la loro diversità. Renzi lo conosciamo: io credo che abbia dato un grande contributo a rafforzare la posizione del governo italiano in un contesto europeo drammatico e penso che su questa linea possa fare ancora molto. Orlando rappresenta in modo sufficientemente innovativo quella tradizione che in altri casi si è chiusa a riccio e ha sbattuto la porta, rappresenta insomma un elemento di continuità con una storia che deve avere un suo spazio. Infine Emiliano, che è un elemento di novità sia rispetto alla tradizione rossa, chiamiamola così, sia rispetto al renzismo, perché incarna una sorta di populismo di sinistra, una forma di ultra-renzismo, o di renzismo ultrà: lì dove Renzi, come capo di governo, non ha potuto spingersi, Emiliano si spinge eccome, con caratteristiche leaderistico-populistiche certo più simili a Renzi che a Orlando. Insomma, mi sembra un tridente che ha reali possibilità di costruire un confronto vero, capace di rappresentare diversi segmenti di elettorato e di militanza. Per questo sono ottimista. Se poi invece ne faranno il congresso di lunghi coltelli, che le devo dire: pazienza».

L’avvio non è stato così sereno. Le pare?

«Questo è uno strano paese. Ci sono forze come il Movimento 5 Stelle, in cui esplicitamente il leader vieta ai suoi parlamentari di prendere posizioni pubbliche in dissenso dalla linea del partito. C’è Forza Italia, che continua a non farci capire dove vuole andare perché l’unico a tenerne le fila è sempre Silvio Berlusconi. E noi, di fronte a un simile quadro della democrazia interna ai due principali competitor del Pd, discutiamo intorno al fatto se sia democratica una competizione che vede schierate tre personalità così rappresentative di quel partito. Non sul fatto che una simile competizione si svolga, ma sui tempi».

I sostenitori di questa tesi rovesciano però l’argomento. Dicono: è Renzi che vuole affrettare i tempi perché ha bisogno di una rilegittimazione.

«Ho capito, e se questo fosse in contrasto con gli interessi del paese sarebbe un argomento. Ma allora qualcuno dovrebbe dire che Renzi ha torto a voler correre, perché il congresso dovrebbe tenersi invece: a) tra aprile e giugno, cioè mentre si svolgono le elezioni amministrative; b) in autunno, cioè mentre si farà la manovra finanziaria. Perché quello che colpisce di questo dibattito è che tutti coloro che hanno criticato il segretario uscente sulla tempistica del congresso non hanno dato nessuna risposta su questo punto, che non riguarda l’interesse del Pd, ma quello del paese. E cioè, prima domanda: è pensabile che mentre si vota per le amministrative si facciano congresso e primarie? Seconda domanda: è pensabile che si facciano mentre si sta andando a contrattare fino all’ultimo centesimo conl’Ue in occasione della finanziaria che avremo in autunno? Nessuno risponde. Eppure questo è l’argo – mento della maggioranza e a me sembra inoppugnabile ».

L’altra obiezione è quella di chi dice: proprio perché era il segretario e aveva la maggioranza, doveva fare lo sforzo maggiore per venire incontro agli altri, invece ha sempre avuto un atteggiamento arrogante e autoritario. Non la convince neanche questa?

«Non mi convince tutta la polemica sul carattere e la personalizzazione di Renzi, come se personalismi e carattere emergessero solo da una parte. Io ad esempio non ho apprezzato l’uscita di Orlando, che ha detto di candidarsi perché non si rassegna al fatto che la politica sia solo prepotenza, riferendosi a Renzi, con cui è stato al governo fino a un mese fa».

Si è candidato contro di lui, avrà pure il diritto di polemizzarci un po’, o no?

«Certo. Ma la mia domanda è: Renzi è diventato prepotente negli ultimi due mesi? Orlando è stato al governo con lui per tre anni, non tre giorni: se ne accorge adesso? Bersani è da quando non è più segretario che continua a dire che Renzi è prepotente, non da ieri. Questo bisogna riconoscerglielo ».

Scrivi la tua opinione su Unità.tv

Vedi anche

Altri articoli