Calise: “Per il Movimento in arrivo una bufera organizzativa, servono leader veri”

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Intervista al politologo Mauro Calise: “Casaleggio è stato l’ideatore del format con cui il Movimento 5 stelle è riuscito a coniugare partecipazione dal basso e ferreo controllo dall’alto”

Professore, cosa ha rappresentato Gianroberto Casaleggio per il panorama politico italiano?
«È stato l’ideatore del format con cui il Movimento 5 stelle è riuscito a coniugare partecipazione dal basso e ferreo controllo dall’alto. E il tocco di classe è stato presentare tutto questo come il massimo della democrazia! Per “smascherarlo” ci sarebbe stato bisogno di una maggiore partecipazione in rete promossa dagli altri partiti, ma in Italia scontiamo un ritardo molto forte su questo. Da questo punto di vista passerà alla storia dell’organizzazione politica per aver fatto svoltare la rete dalla sua tradizione di democrazia diretta, mito palingenetico degli ultimi vent’anni, a un boom politico grazie appunto al controllo organizzativo dall’alto. Ho usato il termine di “centralismo cybernetico” per definire questa svolta, affidata a una società privata dalla gestione poco trasparente, che però ha reso possibile convogliare le spinte partecipative dal basso in un meccanismo sia rappresentativo sia decisionale funzionante. Sembra l’uovo di Colombo ma nessuno ci aveva pensato prima, e soprattutto nessuno era riuscito a presentare questa sintesi come un evento di grande rinnovamento politico, anche per la scarsa cultura della rete da parte dell’opinione pubblica, dei partiti e della stampa: ancora oggi si parla di un “popolo del web” dietro ai processi decisionali dei 5 stelle, mentre la grande invenzione ideologica di Casaleggio in realtà visti visti i numeri esigui è piuttosto un nuovo tipo di élite: basta pensare ai 58 mila votanti alle primarie Pd a Milano, dove invece i voti on line per il candidato 5 stelle non sono arrivati al centinaio. Inoltre, il web si è rivelato uno spazio importante di discussione, ma con caratteristiche completamente diverse da quelle dell’opinione pubblica informata che ha alimentato la tradizione partecipativa dei partiti riformatori: è molto meno incline alla discussione e più ai commenti negativi».

Come potrebbe evolversi ora il Movimento 5 stelle?
«Se stiamo alla logica che governa i partiti ha davanti un periodo estremamente difficile. In un partito strettamente personale, con il passo indietro di Grillo e la scomparsa di Casaleggio non so cosa possano fare i membri del direttorio, per quanto bravi – e ancora non li abbiamo visti veramente alla prova. La domanda da porsi è cosa succede all’élite quando il controllo ferreo viene meno, come si comporterà il direttorio, e se Grillo farà un ulteriore passo indietro. La dinamica organizzativa è molto difficile da controllare e la posta in gioco è molto alta: parliamo di una forza che è a una incollatura dal Pd, che potrebbe conquistare la capitale. Allo stesso tempo però, la spinta dell’elettorato anti sistema è sempre forte, esiste fisiologicamente in tutta Europa: ed è difficile che si converta».

Casaleggio avrebbe affidato da tempo le redini dell’azienda e al figlio Davide, il quale ha dunque le chiavi del server e della piattaforma operativa digitale: una successione anche politica?
«La questione dell’organizzazione non è tecnica, siamo al cuore di un problema di democrazia: come può avere lui le chiavi del server solo perché figlio di Casaleggio? È un’anomalia, un nodo delicatissimo che il Movimento 5 stelle è riuscito in questi anni in parte a camuffare, ma che ora emergerà ancora di più. Soprattutto all’interno del Movimento, all’esterno se ne è già discusso. E allora vedo enormi conflitti interni all’orizzonte, possibile che i membri del direttorio si adeguino a un simile passaggio di testimone in famiglia? Devono allora sperare che emerga un leader».

Di Di Maio come possibile successore di Grillo si era già parlato, poi il tema è stato sospeso: sarà sempre lui il nome a cui guardare?
«Per un partito da 25% il protagonismo del leader è una variabile importante, e non mi pare lui abbia il carisma di Grillo, di Berlusconi o di Renzi. E comunque, considerare solo la caratteristiche dialettiche del leader non fa riflettere sul nodo del controllo organizzativo, che come dicevo è centrale. Stanno entrando in una bufera organizzativa. Anche se per un po’ non ne vedremo ancora gli effetti in termini di consensi appunto per la crescita inerziale delle spinte antisistema, non si vede all’orizzonte una dinamica di successione organizzativa. Ma davanti a questo nodo in un partito personale/duale non si può procedere per tappe, rimandare la questione».

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