Calise: “Il Pd è intero, Renzi resta leader”

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MauroCalise

Il politologo: “Il ritorno delle vecchie oligarchie non ha progetto politico né respiro strategico”

Mauro Calise, politologo, docente di Scienze Politiche all’università Federico II di Napoli, è autore di saggi quali «La democrazia del leader» (2016) o «Fuorigioco. La sinistra contro i suoi leader» (2013).

Professore il Pd è ancora vivo?

«È tutto intero, anche se ci sono interessi diffusi ad approfittare della finestra proporzionale che metterebbe tutti in libertà. Il passaggio chiave sarà sulla legge elettorale».

Secondo lei, si troverà un accordo tra le forze politiche?

«Ormai siamo abituati a tutto, abbiamo persino visto la tendenza suicida dell’antica oligarchia Dem uscire quasi vincente. Non a caso l’ultimo capitolo di un mio saggio riguarda l’uccisione del leader».

Missione compiuta anche stavolta?

«Io sono abbastanza ottimista, sebbene in scarsa compagnia. La tendenza internazionale non è cambiata, pensiamo a quello che è successo in Usa e che succederà in Germania. C’è un leaderismo forte. Il quadro sia dei regimi democratici che delle popolazioni non è cambiato. Mentre il ritorno delle vecchie oligarchie in Italia non ha progetto politico né respiro strategico».

L’anomalia europea è diventata l’Italia?

«Non sappiamo come sarà la situazione fra tre mesi. Nel 2011 erano tutti convinti che con Berlusconi fosse finita la stagione dei leader forti. C’era solo Monti e il ritorno della grande mediazione. Poi sono arrivati Grillo e Renzi».

Poi Le Pen, Farage, Trump…

«Sì, i populismi di destra e di sinistra. E si può rispondere a questa crisi con un governo di 7 partiti oppure rispolverando l’Ulivo di vent’anni fa che fallì clamorosamente proprio per le divisioni interne? Affossato, peraltro, da D’Alema. Questa grande confusione trova eco mediatica ma si esaurirà con rapidità».

Non è finita la stagione del leader forte. Ma se fosse finita quella di Renzi?

«Allora ne arriverà un altro. E lasciamo stare Gentiloni, persona perbene. Ma per me l’unico ancora in grado di unificare buona parte del centrosinistra resta Renzi».

Che suggerimento darebbe ai contendenti?

«In generale, non vedo spazio per un nuovo partito di sinistra. Il 14% nei sondaggi accreditati da D’Alema è un bluff berlusconiano, come il 20% che fu fatto intravvedere a Monti».

Quindi, meglio evitare la scissione?

«È chiaro, anche se con una legge proporzionale la tentazione ci sarà. Solo che non porterà a risultati consistenti per gli scissionisti. Come farebbero a coesistere Emiliano e D’Alema, il diavolo e l’acquasanta? E Bersani non ha nessuna intenzione di infilarsi in questa avventura…».

Per la verità anche Emiliano si è sfilato

«Certo, lui vorrebbe stare da solo. Ma i partiti personali sono più facili a dirsi che a farsi. Landini, Fassina, D’Attorre: scomparsi tutti. Credo che i numeri di un partito di sinistra sarebbero assai più deludenti di quelli millantati».

Cosa succederà adesso nel Pd?

«Il Pd deve andare avanti per la sua strada. Se si troverà un accordo sulla legge elettorale che non riproponga la iattura del proporzionale sarà un bene per il Paese. Non nutro illusioni ma un tentativo va fatto. Basterebbe introdurre una soglia di sbarramento più omogenea, l’8%, alla Camera, e il premio di maggioranza al Senato per armonizzare i due sistemi».

Il congresso va fatto subito?

«Dipende dai tempi del voto. Non è la priorità. Del resto, se mezzo partito vuole fare la scissione e un altra parte non garantisce nulla, sarebbe masochismo incentivare le lacerazioni in questa fase così delicata».

Non è meglio che i nodi vengano al pettine?

«Prima c’è da capire se si va a elezioni. Per non passare 12 mesi in difesa di fronte all’offensiva di Salvini e Grillo».

Nel Paese vede il clima per andare alle urne entro l’estate?

«Vedo che chi nel partito sta rompendo è figlio di quel No al referendum sulla riforma costituzionale che ha avuto un pars destruens ma non una costruens. Mentre nel bacino del Sì, composto fondamentalmente da elettori renziani, c’è una sensibilità al richiamo alle urne».

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