“Buttata fuori, ma poi i fatti mi hanno dato ragione”, parla la senatrice espulsa dal M5s

M5S
La senatrice Adele Gambaro in una recentissima immagine. La senatrice Adele Gambaro lascia l'aula del Senato in compagnia del senatore espulso dall'M5S Marino Mastrangeli: lui le fa vedere sul suo i-Pad l'ultimo post di Beppe Grillo, lei lo blocca e gli dice: "non li leggo, nei commenti scrivono cose terribili". Mastrangeli insiste e lei replica: "se minaccia lo denuncio". La senatrice torna poi sui commenti sul blog: "far intervenire la Digos? Ne devo parlare con il mio collaboratore che è un avvocato". 
 ANSA/ GUIDO MONTANI

Intervista alla senatrice Adele Gambaro: “Vogliono tenere solo i “puri”? Allora bisogna che lo siano davvero”.

Senatrice Gambaro, sorpresa dalla cacciata sul blog della collega Fucksia?

«Devo dire di sì, era un po’ che non succedeva. Ma del resto non me l’aspettavo assolutamente anche quando toccò a me: avevo criticato la comunicazione del blog di Grillo, sa quando aveva parlato del Parlamento come “una tomba maleodorante”? Noi c’eravamo dentro, riguardava anche noi? Mi era sembrato un errore usare quei toni violenti, secondo me ci aveva  penalizzato alle amministrative. Mi buttarono fuori, a giugno 2013, solo dopo pochi mesi però il Movimento invertì la rotta proprio sulla comunicazione, dissero che si erano sbagliati, avrebbero potuto capirlo prima. Del resto furono espliciti con me, venivo colpita per “educare” gli altri».

In tanti hanno parlato di un deficit di democrazia interna, condivide?

«Premetto che non ho rancori e che parlo del mio caso: è stata colpita la libertà di espressione.Fucksia poi era stata critica su alcuni punti, non era un mistero. E se si è arrivati a 37 addii al Movimento vuol dire che il disagio c’è stato e continua. Però su questo punto si dovrebbe pronunciare chi è rimasto dentro: mi pare invece che per loro vada tutto bene, chi è stato solidale ad esempio con me poi ha lasciato il Movimento».

 

Gli espulsi sono stati anche bollati come traditori, attaccati allo stipendio e così via per non essersi dimessi. Che effetto le fa? «L’articolo 67 della Costituzione non prevede un vincolo di mandato per i parlamentari. Va cambiato? Non ho una risposta, ma ricordo a tutti che a oggi un parlamentare per legge può agire secondo la propria coscienza».

Le espulsioni indeboliscono il Movimento o lo rafforzano?

«È una buona domanda. Se stiamo ai sondaggi, che lasciano il tempo che trovano ma in Italia un po’ contano, con la mia espulsione il M5s perse qualche punto percentuale. Vedremo cosa succede alle prossime elezioni. Vogliono tenere solo i “puri”? Allora bisogna che lo siano davvero. In caso contrario, le espulsioni segnalano che qualcosa non va e allora lo danneggiano»

Grillo diceva, «uno vale uno». La parola di un attivista o eletto però non conta mai come la sua o quella di Casaleggio…

«Dal mio caso in avanti è stato così veramente molte volte. Direi allora che anche queste espulsioni sono una linea, un metodo. All’inizio potevano essere dovute a tentativi di assestamento, oggi sono una scelta. Che si ripete anche a livello locale».

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