Bussolati: “Questo Pd è giovane e può crescere, non distruggiamolo”

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Il segretario milanese: “Il dibattito sulla scissione non appassiona, il territorio chiede un partito aperto e un’alleanza a favore degli esclusi”

Trentaquattro anni, Pietro Bussolati – una laurea in Economia, un master in Gestione dei servizi pubblici locali, alle spalle un viaggio in Chiapas per conoscere il subcomandante Marcos – dal 2013 guida il Pd metropolitano milanese, dal 2014 con una gestione unitaria.

Bussolati, il Pd milanese come vive lo scontro interno che ha portato perfino a evocare una scissione?

«Per me discorsi come quello sulla scissione stanno nell’iperuranio della politica: distanti dai cittadini, ma anche dai nostri militanti, che ci chiedono invece una progettualità e una direzione comune. Questo emerge nei confronti che stiamo organizzando nell’ambito della campagna di ascolto “Nord Sud Ovest E st”: certo anche qui c’è un dibattito interno, ma accompagnato da una volontà di procedere insieme. Il Pd non ha ancora compiuto 10 anni e si deve confrontare con i grandi partiti socialisti europei, che hanno tutti oltre 50 anni, alcuni un secolo di vita. È un partito giovane, e finalmente negli ultimi anni ha trovato una classe dirigente nativa, che ha potuto dimostrare quali sono i valori democratici e che è tutta da costruire».

Cosa chiede il territorio?

«Sul fronte del dibattito interno, è molto sentita l’esigenza di un partito aperto, capace di un dialogo costante e non episodico con l’associazionismo e il mondo del volontariato, capace poi di innovazione pur a partire da una solida struttura organizzativa. L’analisi del voto degli ultimi cinque-dieci anni mostra che il Pd fa più fatica ad affermarsi nei piccoli centri, anche in Lombardia, e a parlare con quelli che Renzi ha chiamato gli esclusi, dal punto di vista economico, sociale e relazionale. Ma questa esclusione può essere combattuta solo da un’alleanza, di cui il Pd è una parte insieme appunto al mondo del sociale, dell’impresa e del commercio. È qui che si riannoda il rapporto di fiducia tra cittadini e politica. Quanto ai nodi da affrontare, già emerge in ogni incontro quello del lavoro, e l’esigenza di coniugare integrazione e sicurezza, rispetto dei diritti e della legalità».

Il cuore dello scontro nel partito rimane la data delle elezioni, Bersani chiede il voto nel 2018. Lei?

«La scelta spetta a Mattarella, per quel che riguarda il Pd credo che noi dobbiamo farci trovare pronti e penso che lo siamo, bene fa Renzi a dire che non dobbiamo avere paura di votare anche subito, se le condizioni lo consentono. Possiamo portare l’esempio di quanto fatto al governo, ora l’impegno del ministro Minniti sull’immigrazione è un ottimo viatico, sul lavoro è aperta una riflessione che deve continuare per portare a termine le riforme avviate. Poi per vincere serve anche un partito che sappia connettersi con chi amministra province e regioni, dunque tra livello locale e livello nazionale, e che sappia dare risposte concrete ai bisogni raccolti sul territorio».

Il sindaco Sala è contrario a un’accelerazione sul voto…

«Come sindaco, Sala evidenzia l’esigenza di un governo che dia continuità nel rappresentare gli interessi della città, del resto guida la più grande amministrazione di centrosinistra d’Italia. A me comunque il dibattito su quando votare appassiona fino a un certo punto, l’importante come dicevo è farsi trovare pronti. Qualsiasi sia la data».

E per quel che riguarda il congresso?

«Siamo a un anno dalle primarie di Milano, che hanno saputo tenere un clima adatto a costruire poi, pur nella diversità, una campagna elettorale comune. Che si tratti di primarie o congresso allora, qualsiasi competizione nel Pd si deve tenere in un clima utile poi a lavorare insieme: in caso contrario, il punto non sarà trovare un segretario giusto ma l’ave r danneggiato l’unica speranza di cambiamento in Italia e in Europa, e l’unico partito che decide in modo democratico le proprie leadership».

Manca anche un accordo sulla legge elettorale: la proposta di Cuperlo può essere un buon compromesso?

«Ci trovo del buono. Ma quello che mi preme è che si trovi al più presto una sintesi in Parlamento, è nell’interesse di tutti, questo è un dibattito che si trascina da troppo tempo. Per lavorare dobbiamo avere le regole del gioco».

Alleanze: Pisapia si è già detto indisponibile a correre con anche Alfano. In che direzione deve guardare il Pd?

«La sfida di Pisapia per costruire un centrosinistra che non sia una somma di partiti a qualsiasi costo, ma una realtà capace di governare e fare scelte, è anche la mia. Detto ciò, credo che le alleanze prima che sui nomi si costruiscano su un progetto politico chiaro: quando si saprà la data del voto si dovranno individuare due-tre temi fondativi.A Milano Pisapia ha saputo guidare una coalizione composita, credo sappia che la politica deve trovare alleanze ampie, ma tenute insieme da obiettivi concreti».

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