#BuonaScuola. La storia di Maurizio: “La riforma l’abbiamo costruita noi”

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La storia di Maurizio Nastasi, uno dei 50mila docenti che ha ricevuto la proposta di assunzione a tempo indeterminato

“Quando ho aperto la mail inviata dal Miur ero molto sereno. In Piemonte i calcoli erano matematici, sapevo che sarei rientrato di ruolo. Certo vederlo scritto è stata un’altra cosa”. Maurizio Nastasi insegna da 17 anni disegno e storia dell’arte nei licei. Originario di Cagliari, ha deciso nel 2005 di trasferirsi al nord per insegnare e, da ieri è a rientrato nella proposta di assunzione a tempo indeterminato, nell’ambito della terza e ultima fase (la C) del piano straordinario di assunzioni previsto dalla Buona ScuolaNel frattempo, ha preso altre tre abilitazioni e tutte le specializzazioni possibili per il proprio profilo, scalando le cosiddette graduatorie.

Per lei e altri 50 mila insegnanti la precarietà ora è un ricordo. Come ha vissuto la giornata di ieri?
“Sapevamo che in Piemonte c’era la necessità di altri insegnati, e visto che la matematica non è un opinione, ero sicuro di rientrare. Comunque, è stata una grande gioia. Io insegno dal 1998 e sono davvero soddisfatto, la vivo come una vittoria personale”.

In che senso?
“Per la prima volta non abbiamo subito una riforma ma l’abbiamo costruita. Su questo è giusto riconoscere l’attività di ascolto e confronto portata avanti dal Miur”.

Il commento più diffuso tra i colleghi che sono passati, qual’è stato?
“Gioia, per averci creduto per più di un anno, per aver visto che le cose sono andate esattamente nella direzione che ci era stata indicata. Da oggi inizia una scuola differente, per chi si lascia dietro il precariato, ma anche per gli studenti che possono avere un riferimento certo. Ieri si è chiuso un ciclo e inizia una scuola differente”.

Come festeggerà?
“Innanzitutto mi voglio togliere un sassolino dalla scarpa. Basta con le inutili polemiche sulle graduatorie e i trasferimenti. Si assume dove c’è bisogno, io mi sono spostato quando è stato necessario e in tanti lo hanno fatto. Si va dove ci sono scuole e alunni che ne hanno necessità, farlo con la consapevolezza del tempo indeterminato è poi tutta un’altra storia”.

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