Buffon: “La vita? Ho imparato a pararla con i miei sbagli”

Calcio
Gianluigi Buffon con la nuova maglia da portiere della nazionale di calcio per gli Europei del 2016, Firenze, 9 novembre 2015. ANSA/UFFICIO STAMPA PUMA ++ NO SALES, EDITORIAL USE ONLY ++

Intervista con Gigi Buffon: l’esuberante gioventù, l’età della saggezza. Sempre in porta, sempre il migliore, con la voglia di migliorarsi, in tutto. Anche cercando le parole più giuste

Gianluigi Buffon, Gigi per tutti, è un giovane uomo. Non è più solo uno dei tanti ragazzi che popolano i nostri campi da calcio; si avvia verso la maturità del periodo di mezzo della nostra vita. Ha allungato il suo contratto con la Juventus di altri due anni , fino alla soglia dei 40. Ma non è solo una questione di età, in un mondo popolato da Peter Pan. Lo capisci piuttosto dal tono riflessivo delle sue risposte, dal modo in cui cerca le parole adatte, dalla ricerca di una accurata proprietà di linguaggio. Ha un carattere solare e comunica ottimismo e serenità. E determinazione. Ma quella la scopri mano a mano.

Se ne sta sdraiato al sole e guarda il verde delle colline toscane, invece che, per una volta, quello dei campi di calcio. Canticchia sopra Vasco Rossi che esce da una cassa e conosce a memoria tutte le parole. Un paio di giorni di vacanza con la compagnia della Coppa Italia vinta il giorno prima e dell’enne – simo record conquistato. Prima di chiudersi a Coverciano e iniziare un’altra avventura , quella degli Europei.

«Ho passato un numero di anni incredibile in ritiro», mi dice, «dai 14 anni in poi. Ma è la vita che mi sono scelto e che mi ha riempito di soddisfazioni e di benessere». Qualche giorno fa si è presentato a Milano al Circolo Filologico con un discorso su se stesso per il quale ha scelto il titolo “relativismo” . «Il pubblico spesso pensa che un grande atleta sia anche un grande uomo. Ma non è cosi. La ricerca di un atteggiamento maturo e responsabile è qualche cosa che non viene da sé insieme ai meriti sportivi. È invece il risultato di un lavoro costante che devi fare su te stesso per migliorarti».

E tu quando hai cominciato a capirlo?

«Quando mi sono reso conto che nonostante il mio iniziale e forte successo sportivo, i primi soldi importanti che guadagnavo, non riscuotevo presso la mia famiglia, ma anche presso i miei compagni lo stesso successo. Mio padre mi vide arrivare con una Porsche gialla , comprata con i primi soldi , mi guardò con sufficienza e una certa disapprovazione e mi disse: per favore, vendiamola al più presto. Il capitano della mia squadra chiese all’allenatore di mettermi fuori. Ero indisciplinato, rompevo le regole, pensavo di potere con i miei venti anni e il mio talento fare come mi pareva. Allora, dalla disapprovazione degli altri, ho capito che c’era qualche cosa che non andava».

Adesso le rispetti le regole ?

«Sono il capitano della squadra più forte d’Italia, sto in un società che è un modello e mi faccio un punto d’onore di non arrivare in ritardo a un allenamento. Le regole sono diventate importanti per me. Le regole sono il modo per giocare nella vita, come nel campo di calcio, alla pari con tutti, evitando la sopraffazione del più furbo o del più prepotente. Anche se la prima regola la devi trovare dentro di te nell’autodisciplina , nel saperti comportare . Anzi, sai che ti dico? Che le regole dovrebbero essere tirate in ballo solo in ultima istanza. Dovrebbe ciascuno di noi prima di tutto autoregolarsi. Ho accettato per esempio di scendere in serie B con la Juventus proprio per dimostrare che certe cose che diciamo spesso nelle interviste, l’amore per la maglia, il rispetto dei tifosi, la riconoscenza verso la società per cui giochi, non fossero parole vuote, slogan ripetuti, ma privi di significato. Se non lo avessi fatto non sarei qui a godermi i 5 scudetti consecutivi, dopo anni di purgatorio, e avrei meno stima di me stesso. Ti assicuro che anche se sei forte mantenere la disciplina mentale che ti spinge in campo partita su partita per vincere sempre, senza distrarsi, senza pensare “vabbè, questa anche se la perdiamo non cambia niente” è uno sforzo caratteriale e psichico notevole» .

Boia chi molla, quindi? Come hai fatto a farti la fama di uomo di destra? E poi ti consideri veramente di destra?

«Bella domanda che mi permette di chiarire alcune cose. Ci sono stati un paio di episodi che lo hanno fatto pensare. Uno per l’appunto è stata la maglietta con la scritta “boia chi molla”. Avevo 18 anni e giuro che non avevo idea dell’origine di quel motto e di chi lo aveva usato. Colpa mia. Lo avevo letto su un banco del collegio e mi sembrava adatto ad esprimere il mio stato d’animo in quel momento. Tutto qui. Il secondo episodio, quando rientrai dopo un incidente, che mi costrinse a saltare gli Europei del 2000. Era il primo anno che ci era consentito scegliere il numero. Volevo il doppio zero, ma non fu possibile, cosi scelsi il doppio 8. Vai a saperlo, credo non lo sapesse proprio nessuno, che era un numero legato al nazismo, in quanto la lettera n. 8 dell’alfabeto è la H . La stessa di “Heil Hitler”. Fu la comunità ebraica a segnalarlo e accusarmi. Ma, ti giuro, cascai dalle nuvole. Per me, da buon carrarese, era solo la scelta di segnalare che tornavo con tutti i miei attributi, non so se mi spiego ».

Ti spieghi perfettamente. Ma queste cose che mi dici mi rimandano l’idea di un Buffon che esalta un po’ il suo machismo …

«Guarda, quando ero allenato da Ulivieri, uno che teneva il busto di Stalin in casa e per altro ottimo allenatore, siccome ebbe diverse prove da parte mia di quanto tenevo in conto il senso di giustizia verso tutti, senza favoritismi o discriminazioni, mi prese da parte e mi disse: io e te andiamo d’accordo, non capisco proprio perché dicano che sei uno di destra».

Se dovessi con alcune parole definire il tuo set di valori pubblici, quali sceglieresti ?

«Lealtà, altruismo, responsabilità, coraggio, merito, giustizia, cultura, patriottismo. Forse alcuni dei valori che mi appartengono da sempre hanno una certa aurea di destra, ma io li considero solo positivi. Ho dentro di me un profondo senso della giustizia, ma essa non deve diventare la protezione di tutto e di tutti, un presunto egualitarismo anche nei confronti di chi non mette impegno nel suo lavoro e nella vita. Così non mi vergogno di considerare importante il patriottismo e mi ha fatto enormemente piacere vedere gli ultimi due Presidenti della Repubblica prima di Mattarella (Ciampi e Napolitano), dedicare tanto impegno per rilanciare il senso dell’orgoglio nazionale, riportare in auge l’inno nazionale e la bandiera. Non sono un nazionalista stupido, ma constato che tutti gli altri paesi possiedono questo sentimento, lo vedo quando gioco contro altre nazionali e noi non possiamo tirarlo fuori solo alle Olimpiadi o ai mondiali di calcio. È una forma importante di educazione civica».

Forse questo spiega il tuo apprezzamento per Fabrizio Quattrocchi, guardia di sicurezza privata, mercenario dice qualcuno, assassinato in Iraq.

«Io quel giorno del 2015 feci una dedica a due persone contemporaneamente. Era l’anniversario della morte di Quattrocchi che morì cercando di levarsi il cappuccio che gli avevano messo in testa per guardare in faccia i sui assassini e dicendo loro: adesso vi faccio vedere come muore un italiano. E di Morosini, un mio collega, un calciatore morto in campo colpito da un infarto plurimo, che tentava ogni volta di rialzarsi per riprendere la partita. Mi sembrarono, in campi diversi, due atteggiamenti ugualmente coraggiosi, animati da una passione infinita. Sono morti con coraggio e Quattrocchi da Ciampi, non certo un uomo di destra, è stato insignito con una medaglia d’oro al valore civile. Quando un uomo mette in ballo la propria vita merita rispetto ».

Poi hai fatto un endorsement per Monti…

«Anche in questo caso avevo a mente l’interesse nazionale. Monti con il suo stile austero e la sua immagine di uomo di cultura mi sembrava la persona giusta per rappresentarci e rilanciare l’immagine dell’Italia, appannata e un po’screditata da un periodo troppo lungo di pasticci».

E di Renzi cosa pensi?

«Mi piace il suo vigore, il suo dinamismo, trasmette entusiasmo. Ci mette la faccia e ci prova. Probabilmente farà anche degli errori, ma abbiamo bisogno di leader coraggiosi. So che il cambiamento ha bisogno di molta energia positiva, spesso mette paura».

E del Referendum sulla riforma costituzionale ? Ti sei fatto un’idea?

«Ci sono due cose che mi piacciono nelle riforme promosse dal Governo. La fine del bicameralismo perfetto, una particolarità che abbiamo solo noi in Italia e che allunga enormemente i tempi delle decisioni. E la riforma elettorale fatta per dare stabilità ai futuri governi, assicurando un premio di maggioranza a chi raggiunge il 40% o vince al ballottaggio. Spero che la gente vada a votare con la propria testa e informata. Che non prevalga come spesso capita il voto di scambio o la demagogia».

Quale è il tuo peggior difetto?

«Tendo a fidarmi e a pensare per il meglio. Non sono abbastanza cauto e prudente nei rapporti con le persone».

E il tuo pregio?

«Mi so mettere nei panni degli altri. Non sono né arbitrario né giustizialista nei confronti delle persone».

Hai una persona che ammiri o hai ammirato molto ?

«Non ho eroi nella mia testa, nemmeno quelli virtuali dei romanzi o dei fumetti. Ho però ammirato molto Panagulis, per la sua assoluta coerenza, anche se sapeva che questo lo avrebbe portato alla sconfitta».

Posso farti qualche domanda più leggera per soddisfare qualche curiosità da tifoso?

«Vai » .

Che macchina hai?

«Non ho un auto, vado avanti fra Torino e Milano in treno e a casa guido una Jeep che mi ha dato la Juve in uso».

I guanti li metti perché migliorano la presa o perché certe staffilate fanno male sulla mani?

«Tutti e due».

Le scarpe che mette il portiere sono uguali a quelle di tutti i calciatori?

«Sì, uguali. Qualche volta possono avere i tacchetti di qualche millimetro più alti per aumentare la presa sul terreno».

Vai sempre in campo con pantaloni corti e magliette a mezze maniche. Non hai mai freddo?

«Metto sotto una maglietta termica, come quella degli sciatori, e la tensione mi tiene caldo. Sì certe volte ritorno negli spogliatoi bello infreddolito e nell’intervallo mi bevo la famosa tazza di tè caldo».

Ma quando ti capita una partita con una squadra un po’ scarsa e i tre tuoi amici lì davanti, Barzagli, Bonucci e Chiellini, non fanno fare un tiro in porta e non tocchi una palla, a che cosa pensi? Non ti annoi?

«Da giovane tendevo a distrarmi, a pensare ai fatti miei e l’ho sempre pagata. L’esperienza mi ha insegnato a restare concentrato. Seguo il gioco, cerco di impaurirmi e di essere mentalmente sempre pronto. Cosi il tempo passa in fretta».

Come hai fatto a parare da terra la ribattuta di Balotelli nell’ultimo incontro con il Milan in campionato?

«Con la bravura e anche un po’ di culo, direi».

Chi sono i migliori giocatori italiani con cui hai giocato nella Juventus o in Nazionale?

«Baggio, Pirlo, Totti, Del Piero».

Ma tu sei veramente il più grande portiere della storia del calcio ?

«Diciamo che ho avuto una gran bella carriera. Saranno il tempo e la storia poi ad attribuirmi la giusta importanza. Giudizi di questo tipo hanno bisogno di una certa distanza».

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