Brunori Sas: “Non ho risposte, solo domande”

Musica
brunori sas

Incontro con il musicista in occasione dell’uscita del suo nuovo album, ‘A casa tutto bene’. “Raccontare la realtà è difficile, si rischia di scivolare nella chiacchiera da bar”

Chissà se Brunori, con quel modo di cantare da urlatore, conosce Ghigo Agosti, Tony Dallara o Domenico Modugno, i suoi naturali antenati. Lui che arriva da Cosenza e che compirà quarant’anni, giusto quest’anno. E affinché questo 2017 sia da ricordare, Brunori ha pensato bene di pubblicare il nuovo album A casa tutto bene (Picicca Dischi), con tanto di tournée al seguito. Di certo Brunori conosce Rino Gaetano, anch’egli calabrese, capace di costruire storie e canzoni sfruttando l’ironia unitamente a una felice vena comunicativa. Il nuovo album del cantautore indie contiene riflessioni sull’attualità più scottante, quella del terrorismo e dell’Islam che irrompe nella canzone più politica, L’uomo nero, dove non risparmia i dubbi su se stesso.

Come quella volta che trovandosi a Milano, sul bus della 90, assiste all’azione di un ragazzo arabo che dopo aver estratto il Corano si è messo a pregare ad alta voce. Dubbi che si rivelano in tutta loro potenza davanti a qualcosa di inaspettato, lui che si considera progressista capisce che non è poi così pronto per capire bene quello che lo circonda. E così ecco che nascono frasi come dei flash, come frecce che colpiscono: «a casa nostra a casa loro», oppure nella canzone d’apertura, La verità, dove una frase, pur con ironia, lascia il segno: «Parti per scalare montagne e ti fermi al primo ristorante ».

E ancora su «guerra santa» che fa rima con «settimana bianca» (da Lamezia Milano) e scoprire che «la realtà è una merda» (da Il costume da torero). Tra citazioni di «figli delle stelle», «cielo in una stanza» e sulle orme di Lucio Battisti (in Diego e io), Brunori sa essere orecchiabile e musicalmente interessante, oltre che durissimo quando parla di di «barconi pieni di africani» e di «sindacati che stanno coi padroni». A casa tutto bene sarà presentato dal vivo attraverso un tour – prima data Udine, 24 febbraio – che vedrà sul palco il suo gruppo storico, da Simona Marrazzo (cori, synth, percussioni) a Dario Della Rossa (pianoforte, synth), Stefano Amato (basso, violoncello, mandolini), Mirko Onofrio (fiati, percussioni, cori, synth) e Massimo Palermo (batteria, percussioni).

brunori discoIl nuovo album è stato anticipato da un paio di singoli e video pubblicati nel suo sito ufficiale: Canzone contro la paura, girato in una sala prove per Sky Arte mette in risalto il forte impatto sonoro che l’artista riesce a sprigionare in versione live: «Un’energia che ritroverete nelle prossime esibizioni live» tranquillizza Brunori. L’altro video, primo singolo, presenta la canzone manifesto dell’album, La verità, con una sceneggiatura ben costruita attorno a un Babbo Natale che tenta una rapina e ci lascia le penne: «Dovessi smettere come cantante posso tentare come sceneggiatore, oppure potrei cimentarmi nel fumetto, in proposito ci sto pensando, avvisate Staino».

Quarto capitolo discografico, un lavoro dove emerge maggiormente la parte musicale, senza oscurare quella lirica. Cosa contiene rispetto ai precedenti?

«Non troverete risposte ma molte domande. Negli altri dischi ho guardato al passato, qui non è stato necessario trovare un filtro poetico e ironico per dire delle cose. Dovevo invece essere serio per parlare di argomenti che mi creano amarezza. Ho stabilito una scaletta affinché se ne ricavasse un album con un filo logico. Per fare questo ho scartato varie canzoni, convinto di avere anche delle responsabilità nel dire certe cose. Lo avevo già notato nei miei spettacoli dal vivo dove intervallavo le canzoni con dei monologhi, un po’ come nel Teatro Canzone di Gaber».

Tanti i riferimenti all’attualità, facili inserirli nelle canzoni?

«Per niente, si viaggia su un terreno scivoloso, si rischia di farla diventare chiacchiera da bar. Avevo fatto canzoni come Il giovane Mario dove raccontavo una storia, qui invece ho preferito la forma dialogo e soprattutto, ogni volta, ho cercato di farne parte, ritagliare nella canzone anche una parte dove ci sono anch’io. Così in Uomo nero, la canzone più a taglio politico che con azzardo collego a Povera patria di Battiato, concludo con questa frase: «…seduto a un tavolo sui Navigli / pensando in fondo va tutto bene / mi basta solo non fare figli…e invece no ».

C’è molta musica in queste nuove canzoni, la ritroveremo nelle prossime esibizioni live?

«Lavoro con questa band da molto tempo, loro stessi erano molto soddisfatti del risultato raggiunto. Va detto che prima di dedicarmi alla canzone ho lavorato nelle produzioni e, senza essere un vero tecnico, conosco i metodi della registrazione di un disco e so capire quando una canzone emoziona. Dal vivo cercheremo di salvare più suoni possibili, quei suoni dal taglio internazionale che in questo disco vengono maggiormente a galla. I riferimenti vanno da Beck a Sufjan Stevens. Abbiamo registrato in una vecchia masseria con la produzione artistica di Taketo Gohara, sempre per la mia piccola etichetta Picicca Dischi dove abbiamo dato ospitalità a nuove voci della canzone italiana come Dimartino, Lucio Corsi, Angelo Trabace, Maria Antonietta ed altri».

Scrivi la tua opinione su Unità.tv

Vedi anche

Altri articoli