Bordin: “Irrealistico pensare di vietare l’utero in affitto in tutto il pianeta”

Diritti
L'intervento di Massimo Bordin di Radio Radicale, nella Sala Refettorio di Palazzo San Macuto, durante la presentazione del Fondo Filippo Ceccarelli, quarant'anni di archivio personale, donato dal giornalista di La Repubblica alla Biblioteca della Camera dei Deputati, Roma, 28 aprile 2015.             ANSA / MAURIZIO BRAMBATTI

La voce di Radio Radicale: “L’esperienza ci insegna che l’idea di fermare tutto con un divieto non è mai una buona soluzione”

Voce storica di Radio radicale e militante delle battaglie per i diritti civili praticamente da sempre, sull’utero in affitto Massimo Bordin ha un approccio pragmatico. “Mi rendo conto – dice – che oggi la scienza rende possibili cose fino a poco tempo fa impensabili, e mi pare inevitabile che si apra un dibattito. L’esperienza però ci insegna che l’idea di fermare tutto con un divieto non è mai una buona soluzione, perché una cosa che è tecnicamente possibile finirà comunque per essere fatta, quindi, piuttosto che chiamare le guardie, tanto vale cercare di regolamentare il fenomeno ed evitare abusi”.

Non crede che “ogni cosa tecnicamente possibile” non per questo sia necessariamente desiderabile, e che, anzi, sono e sempre più saranno tecnicamente possibili molte cose spaventose?

“Che accada mi pare inevitabile, perché l’uomo ha rubato il fuoco agli dei e per tante altre ragioni. Però, intendiamoci: una cosa è la maternità surrogata e una cosa è la bomba atomica. La prima fa nascere una vita, la seconda ne stronca milioni. Cionondimeno la ricerca va avanti anche lì”.

Tuttavia anche secondo lei la possibilità tecnica della maternità surrogata pone dei problemi morali, o no?

“Premesso che se pone dei problemi li pone per tutte le coppie, che questo non è un problema che riguarda Nichi Vendola o le coppie gay, ma tutte le coppie, certo: è evidente che la maternità surrogata non può essere una transazione come un’altra. Anche se ad esempio non mi convince questa storia della mercificazione, tipica della cultura cattolica, che anche sull’aborto dice che si deve fare solo in ospedali di stato perché nessuno ci deve lucrare. Non capisco perché sull’aborto no e su un’appendicite sì. E non capisco nemmeno la contrarietà alla maternità surrogata, sempre in nome di questo principio, di quelle femministe che un tempo gridavano “l’utero è mio e lo gestisco io”: evidentemente la possibilità dell’affitto non era contemplata”.

Da questo punto di vista, però, perché dovremmo permettere di “affittare un utero” e non, ad esempio, di comprare un rene?

“Per carità, mi rendo conto che la questione è complicata. Il trapianto è una donazione generosa. E questo per impedirre indegne speculazioni, perché non possano costituirsi racket in quello che una volta si chiamava terzo mondo, o anche tra i disperati di questo mondo: tutte valide ragioni. E certo, anche per la maternità surrogata, penso che ci sia bisogno di norme che regolamentino il fenomeno. Del resto, a proposito di mercificazione, anche le femministe sostengono che se una donna decide liberamente di prostituirsi, perché sappiamo che non c’è solo il racket degli schiavisti, ebbene, la sua libertà va rispettata, o no?”

Mettiamola così, allora: in quel continuum che va dalla possibilità di prostituirsi, che mi sembra di capire per lei sia da rispettare, a quella di vendersi un rene, che invece considera giusto vietare, dove colloca la maternità surrogata?

“Un po’ a metà. Se però la nostra risposta a questi problemi è il divieto totale, penso che alla fine sia una posizione irrealistica, considerato che in molti paesi è già permessa”.

Per questo si parla di farlo diventare reato universale…

“Dubito che questo basterà a convincere il resto del mondo”.

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