Bonino: “Serve una rivolta, c’è un’America che si riconosce nei suoi eccessi”

Esteri
ANSA/ GIUSEPPE LAMI

La storica leader radicale: “Trump non è un alieno venuto da Marte, molti sono spiazzati dalle sue uscite, ma questo è un limite non un pregio”

Il sessismo sbandierato di Donald Trump, la mancata elezione di una donna alla guida delle Nazioni Unite, le nuove priorità nell’agenda internazionale tra guerre ed emergenze umanitarie.

L’Unità ne discute con Emma Bonino, leader storica Radicale, già ministra degli Esteri e Commissaria europea.

Gli Stati Uniti fanno i conti con una nuova uscita di Donald Trump: stavolta il candidato repubblicano alla Casa Bianca se ne è uscito con affermazioni sessiste nei confronti delle d o n n e…

«Fino al punto di riuscire a mettere in difficoltà e a disagio ormai anche molti sostenitori repubblicani…».

Lei ritiene che uscite come questa possano determinare ancor più l’orientamento del voto femminile il 4 novembre?

«La speranza è questa, perché arrivare ad essere etichettate, trattate, insultate in questo modo dovrebbe suscitare un senso di rivolta e al tempo stesso, uscite simili dovrebbero portare non solo la politica ma anche l’informazione e la sociologia Usa a chiedersi se davvero conoscano l’America, quella più profonda, non New York o la California. Trump non è un alieno venuto da Marte, non è una scheggia impazzita, corpo estraneo ad una America che evidentemente tende a riconoscersi anche, se non soprattutto, nei suoi eccessi. Dico questo anche perché ho avuto modo diseguire il dibattito televisivo Clinton-Trump a New York con amici democratici e conservatori. Ebbene, al di là delle appartenenze, tutti erano spiazzati da Trump, faticavano a capirlo, ma questo è un limite, non un pregio».

Restiamo a New York. Dalla Casa Bianca al Palazzo di Vetro. L’Onu ha scelto il prossimo Segretario generale, l’ex premier portoghese Guterres. In corsa c’erano anche candidature femminili. La “rivoluzione rosa”non ha diritto di cittadinanza nel Palazzo di Vetro?

«Non ho mai pensato che basta essere donna per ritenersi ed essere ritenuta più adeguata a qualunque incarico. Ma penso lo stesso degli uomini. La differenza, non da poco, è che gli uomini hanno sempre pensato di sé di essere automaticamente, per diritto di genere, più adeguati ed hanno sempre agito di conseguenza. In questo caso, premesso che tutti e due i candidati finali –la Georgieva e Guterres – sono parimenti ultracompetenti, avrei preferito la Georgieva, proprio come simbolo di cambiamento, dopo nove (!) Segretari generali maschi. La sua elezione sarebbe stato un grande segno di apertura».

Si può dunque parlare di una occasione perduta per “cambiare verso” nel massimo organismo decisionale delle Nazioni Unite?

«Diciamo che è stato certamente un appuntamento che non è andato nella direzione dell’apertura e del cambiamento. E questo, insisto, a parità di merito».

Guterres è stato Alto commissario d e l l’Unhcr: non è garanzia di una particolare sensibilità su un tema di drammatica attualità come è quello delle migrazioni e dei rifugiati?

«Se per questo, Kristalina Georgieva non è da meno, visto che per cinque anni è stata Commissaria europea per gli Aiuti umanitari; una Commissaria ritenuta da tutti molto efficace».

Guterres prenderà possesso del suo incarico il primo gennaio 2017. Da quel giorno e per un anno, tra i Quindici membri del Consiglio di sicurezza ci sarà l’Italia. Con quali propositi e aspettative?

«L’Italia si è caratterizzata, anche con il supporto Radicale, come un Paese che è stato all’origine del Tribunale sulla ex Jugoslavia, poi con la Corte penale internazionale, epoi ancoranella battagliadi civiltà per la moratoria sulla pena di morte e per la messa al bando delle mutilazioni genitali femminili, e di questo noi radicali ne siamo molto orgogliosi. Oggi ci troviamo in una situazione in cui le Nazioni Unite hanno gli strumenti per fare ottime cose, ma sono però paralizzate nel grande, cruciale settore pace-guerra, dove il Consiglio di sicurezza è normalmente da tanto tempo “ostaggio”dei veti incrociati. Sia chiaro: non sto parlando di un“ente inutile”, perché le Nazioni Unite fanno anche cose positive e importanti, ad esempio sull’ambiente e in campo umanitario, ma è un dato di realtà che il Consiglio di sicurezza è bloccato sulla sua ragione di fondo, costitutiva: la difesa e il mantenimento della pace ».

Anche alla luce di queste considerazioni, quali dovrebbero essere, a suo avviso, le priorità nell’agenda internazionale per il 2017?

«Le priorità sono indicate dagli obiettivi del Millennio e va detto che qualcosa si è mosso nella giusta direzione: penso alla recente sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, nel cui ambito si sono tenuti due vertici su rifugiati e migrazioni, cosa che solo due anni fa sarebbe stata impensabile. E l’Italia è stata molto attiva in questi Summit e su questi temi. Purtroppo si è perso troppo tempo e questo tempo sprecato ha significato migliaia di morti».

Quando si parla di morte e distruzione il pensiero non può non andare alla martoriata Siria.

«E anche qui si parla molto, e a ragione, di Aleppo ma ci sono una serie di atrocità dimenticate. Pensiamo alle atrocità contro i caldei, le minoranze cristiani, gli yazidi, su cui registriamo grandi difficoltà nel portarle all’attenzione non solo dei leader politici ma anche delle opinioni pubbliche ».

Restando al destabilizzato Medio Oriente. Da al-Sisi, in Egitto, ad Assad in Siria: la comunità internazionale è tornata alla logica del “male minore ”?

«Per la verità, questa logica non è mai venuta meno e non è detto che sia sempre disprezzabile. E noi ne siamo coinvolti, come italiani ed europei, principalmente per l’impatto dei rifugiati. Ma anche su questo ci sono cose che possiamo e dobbiamo fare».

Ad esempio? «Smetterla una volta per tutte con l’illusione dei muri e dei fili spinati, perché se guardiamo anche solo l’Italia, come dimostrano dati alla mano diversi rapporti, tra i quali uno recente dei radicali, non siamo proprio per niente alle prese con una “invasione”. La verità è che l’Italia ha bisogno annualmente di 157mila nuove persone non fosse altro per equilibrare il declino demografico del nostro Paese più i 100mila italiani che se ne sono andati l’anno scorso. Smettiamola dunque con le grida e la paura e facciamo la nostra parte di dovere. Partiamo dai numeri e cerchiamo di avviare una politica anche rigorosa di integrazione».

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