Bonino: “Divorzio come unioni civili, una miccia per altre riforme”

Unioni civili
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La storica leader Radicale: “Quel voto di 42 anni fa diede il via a una serie di battaglie sui diritti, mi piacerebbe che la legge sui gay facesse altrettanto”

Il suo nome è legato alle grandi battaglie per i diritti della donna e la crescita di una coscienza civile, laica nel Belpaese. E dunque non c’è persona più appropria di lei, Emma Bonino, per una cavalcata tra passato, presente e futuro: dal referendum sul divorzio all’approvazione, l’altro ieri in Parlamento, della legge sulle unioni civili. E ricordando quel referendum del 12 maggio 1974, la leader storica Radicale, ed ex ministra degli Esteri, afferma: «È stata la madre di tutto il mio impegno successivo». Quanto poi alla legge sulle unioni civili, Bonino annota: «Mi piacerebbe che quel voto avesse la stessa forza esplosiva di quella che ebbe allora il sì al divorzio. Perché c’è davvero ancora tanto da fare».

Dodici maggio 1974: una data storica per l’Italia: il referendum popolare dice sì alla legge sul divorzio. A distanza di 42 anni, che ricordo ha di quel giorno e di quella battaglia laica?

«In quella battaglia radicale io non c’ero. Arrivai al partito mesi dopo, in seguito a una presa di coscienza sull’aborto clandestino anche per una esperienza personale. So che sono andata a votare perché mia madre mi diceva che c’eravamo andate insieme. Se mi chiedi cosa votai, ti rispondo con franchezza che non saprei dire. Ma la vita è così strana che pochi mesi dopo ero impegnata fino al collo. Il mio ricordo di quei giorni sono i racconti successivi, a partire da una bellissima fotografia in bianco e nero che troneggiava nella sede del Partito radicale: con Pannella, Spadaccia, Mellini, Loris Fortuna. Quella del divorzio è stata una battaglia che io non ho combattuto ma è stata la madre di tutto il mio impegno successivo».

Un impegno che ha attraversato questi quarantadue anni e che prosegue incessante anche oggi. Guardando a quel 12 Maggio 1974 con gli occhi dell’oggi, che peso ha avuto per l’Italia quel risultato?

«Innanzitutto, quella vittoria fu così poderosa, il 60%, che scatenò tutta una serie di riforme: diritto di famiglia, il voto ai diciottenni, l’obiezione di coscienza. Insomma, fu la miccia che rese possibili tutte quelle riforme fino allora portate avanti solo da radicali, socialisti e liberali. Ecco, mi piacerebbe che il voto dell’altro ieri sulle unioni civili avesse la stessa forza propulsiva. Perché c’è davvero ancora tanto da fare…».

Ad esempio?

«La morte dignitosa, il vivere liberi fino alla fine. La libertà della ricerca scientifica; la legalizzazione della cannabis; la nuova legge di cittadinanza, finalmente una legge nazionale sul diritto d’asilo e via elencando».

La Conferenza episcopale italiana ha criticato la decisione del Governo di porre il voto di fiducia sulla legge sulle unioni civili. C’è chi ha detto e scritto di una posizione fuori dalle righe, ovvero di indebita ingerenza negli affari italiani. Legge così la posizione della Chiesa?

«No, è vero semmai il contrario. Rispetto anche a soli pochi anni fa, penso ad esempio alla veemenza intrusiva del cardinale Ruini sulla fecondazione assistita, direi che l’atteggiamento e le dichiarazioni attuali mi sono sembrate molto più contenute. Questo probabilmente è il risultato nel nuovo pontificato di Papa Francesco, che ha un atteggiamento molto più accogliente e non arcigno. La Chiesa fa la Chiesa, ovviamente, ma è una Chiesa accogliente. E con forti elementi innovativi: guarda l’apertura di Sua Santità al diaconato per le donne».

Gli analisti politici hanno “vivisezionato” la legge sulle unioni civili incardinandola nell’analisi politologica del chi ha vinto e chi ha perso, proiettando questo voto sugli appuntamenti futuri, in particolare il referendum costituzionale. Poco, invece, si è riflettuto sull’impatto che questa legge ha nella società. Le chiedo, allora: l’opinione pubblica italiana è in sintonia culturale con questa legge?

«Io penso che questa legge non è che cambi la società come molti sostengono. Il discorso va capovolto: è la società che è già cambiata sotto i nostri occhi, e in questo senso, la legge appena approvata è una timida presa d’atto di questo cambiamento già avvenuto».

Resta il fatto che questa legge sulle unioni civili è entrata nel dibattito sulle amministrative…

«Vedo e leggo che sindaci già in carica e candidati sindaci dicono che non applicheranno la legge: posizione per lo meno inusuale, ma utile a sapersi in questa campagna elettorale. Ma certo che devono garantire il servizio di registrazione. E comunque basta eleggere i candidati delle liste   radicali laiche e federaliste e il servizio sarà certamente assicurato. Con la massima convinzione».

Nella sua lunga carriera politica , Lei ha ricoperto importanti incarichi anche a livello dell’Unione europea. L’approvazione della legge sulle unioni civili ci avvicina, in termini di diritti civili, della concezione della famiglia e della sfera della sessualità, all’Europa? E in questo ambito, e su questi temi, come l’Italia dovrebbe caratterizzarsi?

«Se ho capito bene siamo tra gli ultimi in Europa ad aver adottato una legge in materia. Cosa che dice di per sé già tutto. Ma molto di più dobbiamo fare e in fretta. A partire dall’elenco incompleto che ho fatto in precedenza».

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