Bonaccini: “Tagli e semplificazione: così l’Emilia anticipa la riforma”

Riforme
Stefano Bonaccini, presidente della Regione Emilia-Romagna, all'incontro "Il valore sociale della conoscenza e dell'alta formazione" in occasione della giornata "Per una nuova primavera delle Universita'' nell'aula absidale di S.Lucia, Bologna, 21 marzo 2016. ANSA/GIORGIO BENVENUTI

Parla il presidente della Regione: “Il referendum? Da decenni ci viene chiesto un assetto istituzionale diverso”

Presidente, una parte importante della riforma costituzionale coinvolge le Regioni quanto a semplificazione e costi. L’Emilia-Romagna come si prepara all’appuntamento con questa svolta?

Ci arriviamo credo con i titoli in ordine anche perché già a marzo 2015, 43 giorni dopo la presentazione della mia giunta, approvammo la prima legge di mandato che tagliava 8 milioni sui cosiddetti costi della politica. Abbiamo infatti azzerato le spese dei gruppi consiliari e i Tfr (una mensilità per ogni anno di mandato) di presidente, giunta e consiglieri. Abbiamo portato le indennità dei consiglieri regionali al livello di quella del sindaco del capoluogo di regione. Capitolo vitalizi: io e un’altra ventina di consiglieri insieme a Matteo Richetti ci rinunciammo già tre anni fa, Vasco Errani ha introdotto la legge che da questa legislatura li abolisce per tutti gli eletti. Pochi sanno però che questi provvedimenti diventeranno pressoché obbligatori se ad ottobre il referendum confermasse la riforma costituzionale. Noi infatti non ci siamo inventati nulla, ma abbiamo applicato quanto contenuto nella proposta del governo, molto prima dell’eventuale entrata in vigore delle nuove norme.

Perché questo “sprint”?

Visto il solco che si è creato tra elettori e istituzioni, voglio che quando incontro i cittadini sappiano che non abbiamo privilegi. La proposta poi diventata la legge 1 del 2015 era di Pd e Sel, che qui governano insieme, ma è stata così apprezzata da essere approvata da tutte le forze politiche in Consiglio. A dimostrazione che quando siamo noi a proporre sobrietà il Movimento 5 stelle è costretto a rincorrerci. Importantissimo anche lo sforzo messo in atto dalla presidente Simonetta Saliera e da tutta l’Assemblea legislativa sulle proprie spese (nel 2015 i costi sono scesi a 24 milioni, rispetto ai 33 del 2014, ndr).

Ci sono altri fronti su cui siete intervenuti?

Sempre quella prima legge dispone l’alleggerimento degli staff di presidente e giunta. Un intervento che si inserisce in quello più generale sui dirigenti: con il dimezzamento delle direzioni generali (da 10 a 5), la mancata sostituzione dei dirigenti che vanno in pensione, una riduzione delle loro indennità, il calo del massimale del premio di risultato dal 20% al 5%. Nel complesso, prevediamo che questo riordino della macchina porti su cinque anni a risparmiare 36 milioni. E questo senza neanche un’ora di sciopero dei sindacati, anche perché in Regione abbiamo assunto da gennaio 1200 dipendenti delle Province. Il prossimo obiettivo è il dimezzamento delle società partecipate, come chiede il governo: il piano c’è, nei prossimi mesi metteremo a punto le procedure necessarie. Risparmieremo altri 8 milioni. Infine, già oltre l’80% dei Comuni in Emilia-Romagna fa parte di un’Unione, noi poi siamo tra le poche regioni a spingere verso le fusioni, già realizzate in 22 municipi: consentiranno risparmi e l’accesso a investimenti altrimenti impensabili. Vedi il caso del Comune di Valsamoggia, con i suoi 30 mila abitanti frutto della più grande fusione in Italia: grazie alla legge regionale ha un piano di investimenti da 34 milioni, la mera somma dei piani dei cinque comuni da cui è nato sarebbe stata di 4 milioni. Se poi il referendum passa ad ottobre, la scomparsa delle province porterà da quattro a tre i livelli di governo: le Regioni sarebbero molto facilitate a svolgere il ruolo di cuscinetto tra Stato e territori se questi saranno organizzati in Unioni.

Al di là di quello che riguarda gli enti locali, quali sono per lei i punti più significativi della riforma costituzionale?

Il superamento del bicameralismo perfetto: vengo dalla sinistra riformista e ricordo la richiesta in questo senso nel programma dell’Ulivo e nella proposta di Bersani nel 2013 per una sola Camera. Così come la robusta riduzione dei parlamentari. Nel complesso credo in questa riforma, ognuno di noi l’avrebbe fatta con qualche accento differente ed è certo frutto di mediazioni, peraltro per trovare i voti in Parlamento. La sfida di ottobre allora deve essere non un referendum pro o contro il premier, ma per decidere – indipendentemente dalle proprie posizioni politiche – se l’Italia dal punto di vista istituzionale deve rimanere esattamente come oggi; o se deve trovare il coraggio di un assetto differente, dopo decenni che ci viene chiesto, per diventare un Paese più moderno, con più democrazia e direi più giusto.

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