Bonaccini: “Ricostruiamo con l’approccio usato in Emilia. E con Errani”

Terremoto
Il governatore dell'Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, durante l'inaugurazione del Tecnopolo di Casino Mandelli (PIacenza), 16 gennaio 2016. Il Tecnopolo di Piacenza (2.000 mq di fabbricati) si articola su due sedi: quella di Casino Mandelli e l'Ex Officina trasformatori laboratorio Leap, ma sono presenti anche aree per l'incubazione delle imprese. Ospiterà laboratori di ricerca di Rse Spa (Ricerca sul sistema energetico) e del Consorzio Musp (Macchine utensili e sistemi di produzione). ANSA / GIUSEPPE BISAGLIA

Intervista al presidente della Regione Emilia-Romagna: “Da noi trasparenza e partecipazione E continuiamo a riunirci per migliorare”

Presidente, lei è subentrato a Errani alla guida di una Regione ancora alle prese con gli effetti del sisma 2012. Come riassumerebbe il “modello Emilia”nella gestione post terremoto?
«Più che di modello, parlerei di un approccio all’emergenza e alla ricostruzione che ha avuto un obiettivo chiaro: riportare quanto prima le normali condizioni di vita e di lavoro nell’area, garantendo condizioni di sicurezza e adeguamento sismico con massima attenzione alla legalità, per evitare infiltrazioni criminali. Un approccio che ha tenuto insieme sia la gestione dell’emergenza, sia la ricostruzione. Proprio per questo, da subito, si è scelto di non fare le New Town, ma di ricostruire in loco, per assicurare alle persone di tornare a vivere, lavorare, pregare, studiare, incontrarsi dove lo facevano prima. Si è scelto di responsabilizzare le istituzioni locali, coinvolgendo direttamente i sindaci, i territori nelle loro articolazioni – cittadini, imprese, associazioni – per un’azione condivisa. Così oggi circa 20mila cittadini su 28.114, che avevano la casa inagibile, sono già tornati nelle loro abitazioni, ricostruite o ristrutturate. Delle 16.400 famiglie in assistenza nel 2012, oggi ne rimangono soltanto 2.900. Vorrei poi sottolineare altre scelte di campo: in 4 mesi a partire dal sisma sono state ricostruite scuole sicure per 18.500 studenti, nessuno dei quali ha perso un’ora di scuola, nemmeno nell’anno scolastico che cominciava pochi mesi dopo i due tremendi terremoti del 20 e 29 maggio. Sul fronte economico, la validità dell’approccio è testimoniata dal fatto che le multinazionali presenti nell’area del cratere sono rimaste e hanno continuato a investire. Anzi ve ne sono più di prima: lo scorso anno, il distretto del biomedicale (tra i più importanti al mondo) ha segnato la cifra record di + 29% di export rispetto al 2014».

Per la sua esperienza sul territorio, quali sono gli errori da evitare?
«Quello dell’Emilia-Romagna è stato definito, a ragione, il primo terremoto industriale della storia. Il sisma colpì infatti un territorio che da solo vale il 2% del Pil nazionale. Non ci sono possibilità di comparazione, perciò è difficile dire se si sono fatti degli errori. Certo rimane sempre altissima la nostra attenzione per migliorare di giorno in giorno di fronte a eventuali criticità. Per questo, ancora oggi dopo quattro anni, ogni mese si tiene il comitato istituzionale tra Commissario alla ricostruzione e i sindaci dei Comuni colpiti. A riprova del fatto che si stia costantemente procedendo a ricostruire pochi mesi fa ben 25 comuni, sul totale dei 60 coinvolti nel 2012, sono usciti dal cosiddetto “cratere”, perché hanno già pressoché completato la ricostruzione ».

Si tratta di un modello esportabile anche oltre i vostri confini, nelle realtà colpite nel centro Italia?
«Certo, l’obiettivo e le modalità sono applicabili anche in quella realtà, adeguandole alle necessità di quei territori naturalmente. Molte delle esperienze, soprattutto sul campo della legalità come l’ introduzione delle “white list” o l’istituzione del Girer –il Gruppo Interforze Ricostruzione Emilia Romagna tra istituzioni, forze dell’ordine e magistratura – stanno dando ottimi risultati e sono facilmente riproducibili».

Allora però si era trattato di gestire rapporti istituzionali all’interno di un’area forse più omogenea…
«In realtà il sisma 2012 ha riguardato tre regioni: Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto. Per tutte e tre c’è stato un punto normativo primario comune, il decreto 74, che ha regolato le quattro azioni fondamentali: trasparenza, partecipazione delle realtà e delle istituzioni locali, legalità e equità. Sulla base delle norme ogni regione ha poi costruito le proprie ordinanze».

Si parla di Errani come possibile commissario per la ricostruzione nel centro Italia: può essere utile una figura unica di coordinamento?
«Assolutamente sì, per l’esperienza, la competenza e la serietà con cui ha affrontato il sisma Errani può essere la persona giusta. Chi solleva polemiche indicando la sua possibile nomina come segnale interno agli equilibri del Pd, dice semplicemente una baggianata. E la dice perché non è in grado di trovare validi argomenti che ne mettano in discussione la riconosciuta competenza».

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