Vaccini, Bonaccini: “L’obbligatorietà dà i suoi frutti”

Vaccini
Il governatore dell'Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, durante l'inaugurazione del Tecnopolo di Casino Mandelli (PIacenza), 16 gennaio 2016. Il Tecnopolo di Piacenza (2.000 mq di fabbricati) si articola su due sedi: quella di Casino Mandelli e l'Ex Officina trasformatori laboratorio Leap, ma sono presenti anche aree per l'incubazione delle imprese. Ospiterà laboratori di ricerca di Rse Spa (Ricerca sul sistema energetico) e del Consorzio Musp (Macchine utensili e sistemi di produzione). ANSA / GIUSEPPE BISAGLIA

Parla il governatore dell ’Emilia-Romagna, dove possono accedere al nido solo i bambini vaccinati «Sono orgoglioso
della nostra legge»

Report, con una puntata sui vaccini e gli «Effetti avversi» del Papilloma virus (HPV) in particolare, ha scatenato un vespaio di polemiche sia nel mondo scientifico che politico. Nell’Emilia-Romagna del governatore Stefano Bonaccini da alcuni mesi è obbligatorio per legge – prima regione in Italia – vaccinare i bambini prima di iscriverli al nido. Sta cambiando l’atteggiamento dei genitori verso le vaccinazioni pediatriche?

Qual è la percentuale di bimbi vaccinati?

«La situazione è certamente cambiata, lo verifichiamo tutti i giorni e abbiamo un ritorno molto positivo da parte dei genitori. Abbiamo messo in campo un’informazione su più livelli sul tema, non solo diretta alle famiglie, ma anche a infermieri e medici, oltre che a esperti che operano all’interno dei luoghi di lavoro, in modo da poter rispondere a ogni tipo di dubbio sul tema della vaccinazione. Le percentuali ci danno ragione: le vaccinazioni sono in aumento. E ci fa piacere che un incremento sensibile si registri proprio nel primo anno di età, la fascia più delicata. Più in generale, stiamo vicini a tornare al livello del 95% di copertura delle quattro vaccinazioni obbligatorie: obiettivo che ci eravamo prefissati, sotto il quale non c’è la cosiddetta “immunità di gregge”. La nostra decisione di andare all’obbligato rietà della vaccinazione nei nidi ha messo in moto un dibattito nazionale che era sottotraccia e che ora, invece, è in primo piano e contribuisce a non abbassare la guardia su un tema sanitario che rischia altrimenti di essere sottovalutato».

Il M5S vi accusò di «metodo coercitivo». Perché i grillini si misero di traverso al varo della legge regionale?

«Mettiamola così: mi pare evidente che i 5 stelle siano in confusione e contradditori con loro stessi. Hanno al proprio interno esponenti contrari alle vaccinazioni, così come altri si dichiarano favorevoli ma non d’accodo sull’obbligatorietà. Peraltro qui da noi lisciano il pelo ai movimenti No Vax. Ma questo è un atteggiamento strutturalmente contrario alla logica della divulgazione scientifica, che è esattamente il contrario: diffusione e condivisione. Si vanno invece a cercare delle finte verità, inesatte, pericolose, si creano dibattiti strumentali. La cronaca purtroppo è piena di esempi simili. Penso solo all’ultimo caso, “Vaccini, l’altra verità”, la conferenza organizzata dal deputato Mdp Adriano Zaccagnini. Ecco, vorrei suggerire a Zaccagnini di porsi una domanda: come mai anche il presidente della Toscana, Enrico Rossi – Mdp lui stesso – ha reso obbligatori in Toscana i vaccini per l’accesso al nido e alla scuola materna? Non possiamo tornare ad avere paura di malattie che avevamo, grazie ai vaccini, debellato da decenni. Noi stiamo con la scienza e la conoscenza non con gli apprendisti stregoni da web. Lo facciamo per tutti: per i più deboli, per chi non può vaccinarsi e deve avere il diritto di vivere nelle comunità come i nidi. Dobbiamo garantire ai bimbi immunodepressi la frequenza di questi luoghi».

È un passo avanti il via libera del governo ai Livelli essenziali di assistenza e al Piano nazionale vaccini?

«Assolutamente sì. Dentro i Lea vengono recepite molte nuove vaccinazioni, ad esempio quella per il Meningococco B per i nuovi nati, il Pneumococco per gli over 65 e altre vaccinazioni nei bambini per malattie che finora sembravano debellate e invece rischiano di ripresentarsi. Nei Lea viene anche recepita la quadrivalente per la meningite, che in Emilia-Romagna era già offerta gratuitamente. Tutto questo aiuta a ridurre al massimo le infezioni specialmente nell’infanzia».

Il calo delle coperture vaccinali è «responsabile di molti casi di morbillo e pertosse, causa del decesso di alcuni lattanti», sostengono i medici dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, sottolineando il ritorno di malattie che da decenni si consideravano ormai debellate. Per alcune vaccinazioni, secondo lei, servirebbe un’obbligatorietà per legge a livello nazionale?

«Posso confermare che c’è una recrudescenza per il morbillo a livello nazionale, con circa 1500 casi dall’inizio dell’anno. In Emilia-Romagna potrei citare la pertosse, che un paio d’anni fa provocò un decesso e che pochi mesi fa ha riguardato due neonati, per i quali è stato necessario intervenire con la circolazione extracorporea. Io sono orgoglioso della nostra legge, lo dico chiaramente e senza giri di parole. Sono convinto che sia una scelta di civiltà. Quando lavoravamo al testo, e anche dopo l’approvazione, ho sempre sentito il sostegno da parte di Matteo Renzi, che mi ha incoraggiato a prendere – primi in Italia – la decisione di andare alle vaccinazioni obbligatorie per i bimbi che si iscriveranno negli asili nido pubblici e privati. Ora l’obiettivo è arrivare a un provvedimento di carattere nazionale, per offrire le stesse garanzie a tutti i bambini, a prescindere dal luogo in cui nascono. Dal ministro della Sanità c’è stata un’apertura importante. Ora il nostro auspicio è che si faccia tutto in fretta, il più presto possibile ».


 

 
webcard_unita

Scrivi la tua opinione su Unità.tv

Vedi anche

Altri articoli