Boldrini: “La sinistra deve essere unita se vuole cambiare l’Italia”

Politica
Il Presidente della Camera Laura Boldrini nella Sala della Regina della Camera durante la presentazione dei volumi ''Lucio Magri, attivita' parlamentare'', Roma, 11 marzo 2015. ANSA/GIUSEPPE LAMI

Parla la presidente della Camera: “Sel non consideri il Pd un avversario, e Renzi non metta sullo stesso piano Vendola, Grillo e Salvini”. Ridurre le tasse? “Partiamo dai più deboli”

La sinistra deve pensare al futuro del Paese. Le divisioni sono un regalo a chi vuole sprofondare l’Italia in un nuovo Medioevo. L’obiettivo è ritrovare l’unità, riprendere il filo del dialogo. “Sel non può considerare il Pd un avversario, il Pd non può mettere sullo stesso piano Salvini, Grillo e Vendola”, dice la presidente della Camera Laura Boldrini nel suo studio, prima di andare alla festa dell’Unità .
Presidente Boldrini, molte riforme sono state fatte, dal lavoro alla scuola, alla legge elettorale. Al di là di critiche sui singoli provvedimenti, il Parlamento non è stato una palude. Dal suo scranno come giudica il risultato?
“I provvedimenti approvati sono importanti, non tutto si può condividere ma abbiamo toccato questioni che interessano la vita delle persone. Il lavoro, la scuola, la giustizia, la corruzione, gli ecoreati, le riforme costituzionali, tutti segnali chiari di cambiamento. Come presidente della Camera non vorrei sembrare di parte ma sono i numeri a parlare. Tutti gli indicatori sono positivi. Il numero delle sedute dell’aula, il numero di ore di lavoro nelle commissioni, il numero delle persone che entrano a Montecitorio, 650 mila persone dall’inizio della legislatura. Il segno meno c’è solo per la riduzione dei costi e di questo sono davvero contenta. È un chiaro segno di discontinuità e sobrietà”.

Aiutare la crescita, rompere il circolo vizioso dell’austerità. Il premier Renzi ha lanciato la sfida delle tasse sulla casa, ridurle per spingere la ripresa. Che ne pensa?

“Se qualcuno dice pagherai meno tasse nessuno si dispiacerà. Ma le tasse sono necessarie se vogliamo ricevere servizi e devono sempre essere concepite in termini di progressività come dice l’articolo 53 della Costituzione, perchè anche così si riducono le diseguaglianze. Siccome le risorse sono limitate, bisogna partire dalle fasce più deboli, dare la precedenza a chi ha un appartamento che si è guadagnato in tutta una vita di lavoro e di sacrifici, rispetto a chi ha redditi molto alti. Il discorso delle tasse va bene ma deve essere fatto nell’ottica di sostegno alle fasce più vulnerabili E poi la crescita si stimola anche sostenendo i redditi più bassi che fanno fatica a vivere. Credo che sia giunto il momento di fare una riflessione seria su una qualche forma di reddito minimo garantito”.

Come sulla scuola o il jobs act, anche sulle riduzione delle tasse la sinistra si è divisa. E si è divisa anche sull’Europa e la sfida di Tsipras. Un destino inevitabile?

“C’è una divisione che denota visioni diverse ma non è insuperabile. Prendiamo il caso greco. Tsipras si è comportato in modo responsabile e lungimirante dimostrando di essere un leader. Prima ha fatto un referendum sulle condizioni dei creditori ma quando si è trovato all’Eurosummit in cui gli si prospettava la possibilità di una fuoriuscita dall’Euro è prevalso in lui il senso di responsabilità verso il suo popolo e verso l’Europa. Chi governa deve sempre far prevalere il senso di responsabilità sulla propria posizione ideale e sul proprio narcisismo. Io mi auguro profondamente che il centro sinistra si possa riunire, è così innaturale che oggi ci sia una tale incomprensione, una tale distanza. È qualcosa che danneggia il polo progressista e va tutto a vantaggio di chi ha una visione opposta del futuro del Paese, di chi vuole che l’Italia sprofondi in un Medioevo. È una divisione miope”.
E cosa si può fare per favorire il dialogo, per riunire?
“Credo ad esempio che sui diritti civili e sul sostegno ai redditi più bassi si possa a cominciare a lavorare insieme. Più in generale non credo che Sel possa considerare il Pd un avversario e non credo neanche che il Pd debba mettere Sel accanto a Salvini e Grillo. Bisogna abbandonare queste incomunicabilità e avere chiaro l’obiettivo. Il polo progressista non può essere diviso. Non mi sento sola in questa visione unitaria. Penso a Pisapia che sta adoperandosi per costruire ponti, per favorire il dialogo. Questo è l’impegno di chi ha a cuore il futuro del Paese”.
L’elenco dei diritti negati resta lungo. A cominciare dal diritto ad amarsi ognuno come gli va. Le unioni civili saranno davvero legge entro l’anno?
 “Me lo auguro fortemente, la legge colmerà un grande ritardo, una legge che ci metta in linea con altri Paesi europei e colmi un’altra diseguaglianza, quella  tra le coppie eterosessuali ed omosessuali. E questo non minaccia in alcun modo la famiglia. L’altra cosa che deve essere finalmente accettata è che non esistono diritti a costo zero. Il rispetto dei diritti comporta anche delle spese”.
La Ue del rigore sta minando la fiducia dei cittadini nell’Europa. Prevalgono gli interessi nazionali mentre servirebbe una visione comune. Come si salva il sogno dell’Europa grande di Altiero Spinelli?
“L’Europa oggi è composta da molti leader che portano avanti interessi nazionali ma che trascurano completamente il destino europeo della casa comune. Non si spendono per il progetto politico europeo. L’Europa non può stare in mezzo al guado: dall’altra parte ci sono gli Stati Uniti d’Europa, se torniamo indietro perdiamo tutto quello che abbiamo guadagnato fino ad ora. E in mezzo non si può rimanere. Per andare avanti bisogna avere la forze di fare l’ultimo miglio, bisogna cedere sovranità, non solo in campo economico ma in quello politico. Bisogna diventare un insieme di Stati con un unico obiettivo. Quando l’Europa parla con una voce sola, come nel caso dell’Iran, riesce a contare, ad essere più forte. L’Europa deve puntare sulla crescita, non può rimanere legata alla sola austerità. I parametri non sono scolpiti nella pietra, vanno rinegoziati, devono essere socialmente sostenibili, altrimenti l’Europa rischia una crisi di rigetto”.
L’Italia cattolica stenta a seguire le parole di Papa Francesco sui migranti. C’è chi scende in strada a gridare “non a casa mia” e Salvini lo sa. Cosa può fare la sinistra per far vincere la carta della solidarietà, dell’accoglienza?
“Bisogna soprattutto lavorare bene. L’accoglienza va strutturata, bisogna evitare tensioni sui territori, bisogna puntare a un’accoglienza diffusa. In altri Paesi il numero dei richiedenti asilo è ben più alto del nostro. Non lasciamo il campo all’imprenditoria della paura”.
Lei ha detto che si dice ministra. Ma la rivoluzione del linguaggio non sfonda. Eppure basta consultare la grammatica per non cancellare il genere femminile. Perché tante resistenze?
“Alle donne va restituito il ruolo che le donne hanno nella società a cominciare dal mondo del lavoro e dal welfare. Anche il linguaggio conta. Non si può prescindere dal genere, non si può sovvertire la grammatica. E l’Accademia della Crusca ci dà pienamente ragione, non c’è un incarico che non possa essere declinato al femminile. Il problema è culturale, si fa fatica a riconoscere che al vertice ci possa essere una donna”.
Lei vive nella Roma saccheggiata da Mafia Capitale. Il sindaco ha detto all’Unità che curato il male della corruzione e del malaffare ora ha l’adrenalina per aprire il grande cantiere della rinascita della città. Lei ci crede?  
“Marino sta facendo un grande sforzo e lo può fare perché lui è estraneo ai vecchi poteri e ha quindi le mani libere. La piaga della corruzione è profonda. Ci vuole tempo, molta determinazione e molto sostegno. Molto sostegno, spero davvero che lo abbia”.

Vedi anche

Altri articoli