Bolaffi: “Attenti, non ha perso la Merkel ma la Cdu che l’ha criticata”

Germania
epa05091588 German Chancellor Angela Merkel at a press conference with Romania's Prime Minister Dacian Ciolos (not pictured) held after bilateral talks at the German Federal Chancellery in Berlin, Germany, 07 January 2016.  EPA/MICHAEL KAPPELER

Il filosofo della politica: “La paura dell’invasione degli immigrati ha mosso l’elettorato astensionista. Il partito della cancelliera è al bivio. Colpo alla Spd”

“A decretare il successo dell’Alternative fuer Deutschland (Afd) è stato soprattutto l’elettorato tradizionalmente astensionista, che questa volta si è recato alle urne richiamato dalla paura dell’”invasione” dei migranti evocata dall’Afd. Detto questo, se il voto di oggi (ieri, ndr) andava interpretato politicamente come un referendum pro o contro Angela Merkel, si può sostenere che questo referendum la cancelliera non l’ha perso: nei due Lander dove la Cdu ha subito le sconfitte più pesanti, a guidare il partito erano due esponenti che avevano criticato da destra la Merkel, a quel punto, però, una parte di elettorato ha deciso di votare l’originale, cioè i populisti dell’Afd”. A sostenerlo è Angelo Bolaffi, filosofo della politica e germanista, dal 2007 al 2011 direttore dell’Istituto di cultura italiana a Berlino, autore di numerosi saggi tra i quali ricordiamo: «Il sogno tedesco. La nuova Germania e la coerenza europea» (Donzelli, 1993), e «Cuore tedesco. Il modello Germania, l’Italia e la crisi europea» (Donzelli, 2013). “Il voto – rimarca Bolaffi – testimonia che in Germania esiste un malessere profondo sui temi dei profughi e della sicurezza, ai quali bisogna dare risposta. Se al Merkel non riesce a trovarla, questo potrebbe diventare un problema”.

Professor Bolaffi, come leggere il voto di oggi (ieri per chi legge, ndr) nel turno delle elezioni regionali in Germania?

“Il successo dei populisti dell’Afd è indubbio, anche se va ricordato che nella recente storia tedesca si è registrato il successo di un partito di estrema destra dai forti tratti xenofobi, i Republikaner, che però non ha saputo consolidare quel risultato, finendo per scomparire. Il voto racconta di una polarizzazione dell’elettorato, e per quanto riguarda il successo dell’Afd questo è stato in parte significativa determinato dagli elettori che normalmente rimangono a casa. Questi “non elettori” sono stati mobilitati da una campagna elettorale fortemente aggressiva condotta dalla Afd e centrata sulla paura dell’”invasione” dei migranti”.

Come esce la cancelliera Merkel da questa tornata elettorale. C’è chi la dipinge come la “grande perdente”.

“Non sono di questo avviso. Se il voto di oggi (ieri, ndr) vuole essere letto come una sorta di referendum pro o contro la Merkel, a mio avviso la cancelliera questo referendum non l’ha perso. Adesso dovrà essere al Cdu a decidere che fare con la Merkel. È la Cdu più che la cancelliera ad un bivio”.

Un bivio rispetto a quali politiche e schieramenti?

“La Cdu dovrà decidere se riprendere il discorso con i Verdi e la Spd per una politica dell’immigrazione in chiave europea, oppure come qualcuno dei suoi dirigenti adombra, dare una qualche apertura di credito ai populisti dell’Afd in nome della paura e della chiusura. Va da sé che la strada che la Cdu imboccherà avrà anche delle ricadute sullo scenario europeo. Ma su Merkel e Cud c’è un altro dato da rimarcare…”.

Quale, professor Bolaffi?

“I due grandi sconfitti della Cdu nel Baden-Wuttemberg e nella RenaniaPalatinato, sono leader che hanno apertamente attaccato da destra la cancelliera, accusandola di essere troppo “accogliente” nei confronti dei migranti e rifugiati. Il fatto è che quella parte di elettorato che ha condiviso queste critiche, ha finito poi per decidere di votare l’originale, e cioè l’Afd, mentre un’altra parte di elettorato, moderato ma aperto su questi temi, si è indirizzato in BadenWuttemberg verso i Verdi, che in questo Land hanno ottenuto un trionfo, come pure hanno deciso di sostenere in Renania-Palatinato la Spd, vale a dire due formazioni politiche che si erano apertamente schierate per l’accoglienza. Questo, ovviamente, non significa che non ci sarà un problema di carattere politico generale per tutto il sistema, giacché in tutti e tre i Lander non sarà possibile formare una “Grande Coalizione” di governo fra la Cdu e la Spd. In Baden- Wuttemberg si andrà probabilmente a una coalizione fra Verdi e Cdu che potrebbe avere già dei significati nel futuro politico tedesco”.

E la Spd?

“La Spd ha subito un colpo gravissimo nella regione della Sassonia-Anhalt, una sconfitta accompagnata in questo caso anche da un analogo risultato negativo della Linke: i socialdemocratici, insomma, non hanno ceduto voti a “sinistra”. Ciò significa che c’è un pezzo di elettorato di sinistra che è passato in blocco alla Afd. E questo per i socialdemocratici tedeschi è un problema molto grosso in prospettiva delle elezioni politiche dell’anno prossimo. L’elettorato socialdemocratico potrebbe dividersi tra un settore più aperto, che sceglie i Verdi, e una componente più debole, socialmente e culturalmente, che si sente minacciata dalla globalizzazione e dalle migrazioni e quindi voto Afd. C’è dunque un grosso lavoro da fare per la Spd”.

Il voto tedesco visto in chiave europea…

“Avendo perso gli esponenti democristiani che si erano differenziati apertamente dalla politica della Merkel, credo che il voto, in chiave europea, non sposti più di tanto. Certamente, il voto di oggi (ieri, ndr) indica che esiste un Germania un malessere profondo sui temi dei profughi e della sicurezza, ai quali bisogna dare risposta. Se la Merkel non riesce a trovarela, questo potrebbe diventare un problema, non solo per la Germania ma per l’Europa nel suo insieme, tanto più che la Turchia, il Paese che dovrebbe dare una mano per rendere impermeabili i confini esterni dell’Europa, è in gravissima crisi, come dimostra il sanguinoso attentato di Ankara”.

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