Boccia: “Io dico che il Parlamento ha il dovere di finire il lavoro”

Parlamento
Francesco Boccia al suo arrivo all'assemblea nazionale del Partito Democratico a Roma, 14 dicembre 2014.
ANSA/GIUSEPPE LAMI

Il presidente della commissione Bilancio alla Camera: “C ’è anche la legge sui piccoli Comuni, non buttiamo via ciò che è stato fatto”

Francesco Boccia, presidente della commissione Bilancio alla Camera, c’è una serie di leggi che rischia di essere vanificata dalle convulsioni di questa fine legislatura. È un epilogo già scritto?

«Io dico di no. Intanto, però, aggiungerei alla lista la legge sui piccoli Comuni. Siamo alla terza legislatura in cui viene varata dalla Camera e poi muore al Senato. È una proposta importante volta a tutelare migliaia di borghi sotto i 5mila abitanti, aiutandoli a restare in vita attraverso agevolazioni sui servizi pubblici e altre misure. È un’iniziativa congiunta della commissione Ambiente di Ermete Realacci e Bilancio che ci ha messo le coperture finanziarie. Tutto il gruppo Ambiente del Pd ci ha investito due anni di lavoro».

E non finirà nel cestino per la terza volta insieme alle altre?

«No, penso che abbiamo il dovere di completare il lavoro fatto. Non sarebbe tollerabile dagli italiani un Parlamento chetieneinvita ungovernosoloperfare una cosa che al governo non compete, cioè la legge elettorale. L’intervento sulle banche del premier Paolo Gentiloni ha mostrato che Palazzo Chigi deve agire sulle emergenze e che ha saputo farlo».

Che di legge elettorale si occuperà nei prossimi mesi il Parlamento e non il governo è un dato acquisito. Ma ci sarà tempo per fare altro?

«Siamo in una Repubblica parlamentare. Io non ho mai amato le forzature, e ricordo che le cose che il Pd ora può rivendicare come fatte sono quelle su cui c’è stata maggiore discussione parlamentare. Per esempio le Unioni Civili o le misure sul welfare. Viceversa, dove abbiamo discusso meno, abbiamo pagato un prezzo».

Sulle riforme costituzionali non si è discusso abbastanza? L’iter è stato piuttosto articolato…

«Penso alla scuola, dove il governo ha ascoltato poco il Parlamento. Ai supplenti con figli piccoli che si sono ritrovati all’improvviso dall’altro capo dell’Italia. Problemi che erano stati segnalati ma sono stati ignorati. Una Repubblica parlamentare, se funziona, dà garanzie di analisi accurata dei provvedimenti».

Insomma, lei è ottimista sul destino delle leggi in fieri?

«Ripeto, abbiamo il dovere di chiudere tutte quelle leggi. Per evitare che sia lavoro buttato al vento. La legislatura è già quasi finita: nel senso che le Camere si scioglierebbero a scadenza naturale a dicembre 2017 per votare nel febbraio 2018. Siamo nell’ultimo anno. Ed è doveroso andare avanti, soprattutto da parte di chi ha dato impulso a queste riforme ».

D’accordo, ma i numeri al Senato ci sono? O i parlamentari sono tutti in campagna elettorale per la propria ricandidatura?

«Io credo che i numeri in Parlamento ci siano. Anche pensando alle opposizioni, tra Lega, Sinistra Italiana, Cinquestelle. La legge sui piccoli Comuni è stata votata all’unanimità a Montecitorio. Voglio vedere chi si assume la responsabilità di dire: no, andiamo a votare e lasciamola morire ».

Lei però parla di una legge non divisiva. Altre lo sono: a bloccare la tortura è Ncd, alleato di governo…

«Certo, su alcuni temi si dovrà discutere. Ma la riforma della giustizia, su cui il ministro Orlando ha messo la faccia, va completata. Questa ansia da prestazione elettorale che hanno tutti va messa da parte. Intanto approviamo la legge elettorale e pensiamo all’interesse del Paese. È facendo cose di cui si parla meno sui media che l’Italia può fare un salto di qualità».

La sua ricetta per l’ultimo anno di legislatura?

«Il governo completi il lavoro sulle emergenze che non mancano: banche, terremoto, povertà, politiche industriali. Il Parlamento si occupi di legge elettorale e in parallelo il Senato completi il lavoro sulle riforme. Bisogna pianificare. Anche sugli insegnanti: settembre prossimo sembra lontanissimo, invece è dietro l’angolo. Il 29 dicembre ci sarà il solito Milleproproroghe figlio di cose che nascono da lontano: ritardi, emergenze, imprevisti. In questi prossimi mesi, abbiamo davanti molto lavoro».

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